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Fallimenti: più veloce l’udienza prefallimentare. Le nuove regole a tutela dei creditori


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 gennaio 2014



L’incontro dal magistrato deve aver luogo entro 45 giorni dal deposito del ricorso; sarà la cancelleria a dover effettuare la notifica via Pec; ecco il nuovo procedimento per arrivare alla dichiarazione di fallimento che velocizzerà i tempi onde arrecare meno pregiudizi ai creditori.

Dal 1 gennaio 2014 è cambiata radicalmente la disciplina dell’udienza prefallimentare. In particolare sono cambiate le norme sulla fissazione dell’udienza e sulla notifica del ricorso (con il provvedimento del giudice) al debitore (o impresa debitrice) [1].

Le nuove norme mirano ad accelerare i tempi del procedimento per ottenere la dichiarazione di fallimento e alleggerire le attività a carico del creditore.

La fissazione dell’udienza prefallimentare

Da oggi l’udienza dovrà essere fissata non oltre 45 giorni dopo il deposito del ricorso.

Sarà la cancelleria a provvedere alla notifica della copia autentica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza. La notifica avverrà all’indirizzo di posta elettronica certificata del debitore risultante dal registro delle imprese oppure dall’istituendo Indice nazionale degli indirizzi Pec delle imprese e dei professionisti.

Ricordiamo che tutte le società e le imprese individuali sono obbligate a dotarsi di un indirizzo Pec e a pubblicarlo nel registro delle imprese.

L’esito di questo primo tentativo di notifica dovrà poi essere comunicato – sempre a cura della cancelleria – all’indirizzo Pec del ricorrente con modalità automatica, ossia direttamente dal sistema informatico che gestisce i registri di cancelleria.

Se la notifica non va a buon fine

Se il tentativo di notifica attraverso la Pec non sia stata possibile o abbia avuto esito negativo (ossia non risulta iscritto un indirizzo Pec del debitore o questo non è funzionante) sarà il creditore ricorrente a dover provvedere al nuovo tentativo di notificazione. Tale seconda notifica non dovrà avvenire tramite Pec, né seguendo le regole tradizionali del codice di procedura civile [2]. Sono state infatti dettate delle nuove regole che andranno rispettate alla lettera se si vuole procedere all’udienza prefallimentare [3].

Le nuove notifiche

La notifica deve essere effettuata “esclusivamente di persona” mediante accesso diretto dell’ufficiale giudiziario alla sede dell’impresa risultante dal registro delle imprese. Viene quindi esclusa qualsiasi possibilità di notificare l’atto a mezzo posta (modalità che si è rivelata nella prassi, per i tempi occorrenti per la restituzione del relativo avviso, una delle più frequenti cause di rinvio delle udienze prefallimentari).

Se l’impresa non è reperibile all’indirizzo della sede, l’ufficiale giudiziario esegue il deposito dell’atto alla casa comunale (dello stesso comune dell’indirizzo della sede) e la notifica si perfeziona nel momento del deposito stesso, ossia immediatamente, senza altre comunicazioni o il decorso dei venti giorni come invece previsto dal codice di procedura civile nei casi normali [4].

Pertanto, nel caso in cui debitore sia una società, non si dovrà più procedere alla notifica alla persona fisica che la rappresenta. Lo stesso vale per l’impresa individuale.

Finalità della riforma

Le nuove norme sono volte a tagliare i tempi che separano il ricorso del creditore dalla dichiarazione di fallimento. Ciò sulla scorta dell’esperienza che ha dimostrato quale dilatazione degli adempimenti in caso di irreperibilità dell’impresa debitrice all’indirizzo della sede, seguita in molti casi dall’irreperibilità dello stesso legale rappresentante della società. Il che si è sempre tradotto in un grave pregiudizio per i creditori anzitutto per il consolidamento di atti revocabili.

La sanzione per chi non ha la Pec

Del resto, posto l’obbligo giuridico per società e imprese individuali di dotarsi di una Pec, nel caso di mancato adempimento a tale dovere la notifica presso la sede dell’azienda e poi presso la casa comunale può considerarsi una sorta di sanzione. Infatti, di tale ultima comunicazione il debitore potrebbe non venirne mai a conoscenza.

Chi è causa del suo mal, pianga se stesso: infatti, in tale ipotesi è stato il debitore che, non dotandosi di posta certificata, si reso dolosamente irreperibile. Tale illecito non può, quindi, risolversi in un pregiudizio per il creditore, la cui procedura per la dichiarazione di fallimento andrà comunque avanti.

Dunque il debitore potrebbe vedersi dichiarare fallito pur senza aver partecipato al contraddittorio prefallimentare.

L’udienza deve essere fissata non oltre 45 giorni dopo il deposito del ricorso.

La cancelleria deve provvedere alla notifica del ricorso e del decreto all’indirizzo di posta elettronica certificata del debitore risultante dal registro delle imprese (in futuro sarà l’Indice nazionale degli indirizzi Pec.

Se non è possibile la notifica Pec, questa deve essere effettuata esclusivamente di persona. Bandita quella per posta, in ultima istanza si può notificare alla casa comunale della sede sociale.

Nel caso di deposito presso il comune, la notifica si perfeziona istantaneamente, e non più nei 20 giorni successivi.

note

[1] Art. 15, comma 3, della Legge Fallimentare varato con il “decreto sviluppo bis” (Art. 17 Dl 179/2012 convertito dalla L. 221/2012).

[2] Art. 145 cod. proc. civ.

[3] Art. 107, primo comma, Dpr 1959/1229.

[4] Artt. 140 e 143 cod. proc. civ.

[5] Nelle forme ordinarie ai sensi dei commi 2, 3 e 4 dell’articolo 145 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf.com

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