Diritto e Fisco | Articoli

Riproduzione opere d’arte senza scopo di lucro: è legale?

12 Dicembre 2020
Riproduzione opere d’arte senza scopo di lucro: è legale?

Predisponiamo delle copie (non a misura) di quadri su materiale per esterno (o parti di quadri) in un giardino in un Circolo privato soggetto a pubblico passaggio. Da le dita de ‘La nascita d’Adamo’ a ‘Le ninfee’ di Monet, da ‘La colomba della Pace’ di Picasso a ‘Viva la Vida’ di Frida Kalho. Poi, LOVE della Pop Art. La domanda è: non essendo per guadagno, ma per fare riflettere sul bello, ci sono irregolarità ? Serve una liberatoria?

Sono due le leggi principali che disciplinano la materia: il codice dei beni culturali e la legge sul diritto d’autore.

Ai sensi dell’art. 178 del d. lgs. n. 42/2004 (codice dei beni culturali e del paesaggio), «è punito con la reclusione da tre mesi fino a quattro anni e con la multa da euro 103 a euro 3.099:

  • chiunque, al fine di trarne profitto, contraffà, altera o riproduce un’opera di pittura, scultura o grafica, ovvero un oggetto di antichità o di interesse storico od archeologico;
  • chiunque, anche senza aver concorso nella contraffazione, alterazione o riproduzione, pone in commercio, o detiene per farne commercio, o introduce a questo fine nel territorio dello Stato, o comunque pone in circolazione, come autentici, esemplari contraffatti, alterati o riprodotti di opere di pittura, scultura, grafica o di oggetti di antichità, o di oggetti di interesse storico od archeologico […].

Come si evince dal dettato normativo, affinché si integri il reato occorre lo scopo di lucro, cioè la finalità di trarre un guadagno dalla riproduzione dell’opera altrui.

Esclusi i profili di responsabilità penale, veniamo ora alla disciplina civilistica. L’art. 107 afferma, al primo comma, che il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali possono consentire la riproduzione nonché l’uso strumentale e precario dei beni culturali che abbiano in consegna, fatte salve le disposizioni in materia di diritto d’autore.

Secondo l’art. 10, sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro.

Sono altresì beni culturali, quando sia intervenuta dichiarazione di interesse culturale, le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante, appartenenti a soggetti diversi dallo Stato, dalle regioni e dagli altri enti pubblici territoriali.

Secondo l’art. 108 del medesimo decreto legislativo, per la riproduzione dei beni culturali occorre pagare anticipatamente dei canoni di concessione e dei corrispettivi connessi alle riproduzioni di detti beni, determinati dall’autorità che ha in consegna i beni.

L’art. 108, commi 3 e 3-bis, tuttavia, stabilisce che «nessun canone è dovuto per le riproduzioni richieste o eseguite da privati per uso personale o per motivi di studio, ovvero da soggetti pubblici o privati per finalità di valorizzazione, purché attuate senza scopo di lucro».

La normativa da ultimo citata vale solamente per i beni culturali che siano opere di autori non più viventi da oltre settant’anni (art. 10, comma quinto). Per tutte le altre vige invece la legge sul diritto d’autore (l. n. 633/41), la quale attribuisce il diritto di riproduzione dell’opera solamente al suo autore (ovvero a soggetto diverso a cui tale diritto sia ceduto).

Quando l’autore è in vita egli ha diritto a percepire tutti i proventi derivanti dalla sua opera; dopo la morte questo diritto passa agli eredi, che possono esercitarlo per 70 anni.

Per la precisione, il diritto di riproduzione è un diritto patrimoniale d’autore. Il diritto di riproduzione consiste nella facoltà esclusiva di moltiplicare in copie l’opera in qualunque modo o forma. Tale diritto è attribuito dalla legge originariamente all’autore dell’opera; tuttavia, vi sono spesso anche altri soggetti interessati dalla riproduzione, ossia tutti coloro che entrano in contatto con l’opera per via di un rapporto giuridico o di fatto con quest’ultima, ad esempio: l’erede, l’acquirente, il donatario, il gestore.

Tuttavia, secondo l’art. 70 della legge sul diritto d’autore, «il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.

È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. […]

Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta».

Secondo la legge sul diritto d’autore, dunque, è possibile solamente la riproduzione parziale di un’opera, se la sua divulgazione pubblica è giustificata per i fini sopra elencati, e cioè per uso di critica o di discussione, sempreché non ci sia scopo di lucro e non si faccia concorrenza economica.

La violazione delle disposizioni citate farebbe insorgere una responsabilità civile, con obbligo di risarcire i danni.

Tirando le somme, possiamo affermare che:

  1. è possibile la riproduzione di opere che rientrano nei beni culturali (il Colosseo, ecc.), per fini di promozione del patrimonio culturale e senza scopo di lucro;
  2. è possibile la riproduzione parziale (ad esempio, di un dettaglio di un quadro), soltanto per le finalità sopra indicate (cioè per uso di critica o di discussione) e senza scopo di profitto o di concorrenza economica, delle opere d’arte ancora protette dal diritto d’autore (opere di autori viventi o deceduti da meno di 70 anni), indicando l’autore dell’opera;
  3. è possibile la riproduzione di opere d’arte di autori deceduti da oltre 70 anni, indicando l’autore dell’opera e senza scopo di lucro.

In ogni caso, oltre a specificare il nome dell’autore, è sempre bene indicare che si tratta di copie e non di opere originali (ai sensi dell’art. 179 del codice dei beni culturali, le imitazioni/copie devono essere espressamente dichiarate non autentiche all’atto della esposizione o della vendita, a mezzo di annotazione scritta sull’opera o sull’oggetto oppure, quando ciò non sia possibile per la natura o le dimensioni della copia o dell’imitazione, mediante una dichiarazione scritta).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube