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Didattica a distanza: agevolazioni per disabili

12 Dicembre 2020
Didattica a distanza: agevolazioni per disabili

Ho un figlio disabile (legge 104). Sono contrario alla didattica a distanza perché a mio figlio con autismo non giova. Ci sono delle agevolazioni per i ragazzi disabili per la presenza?

Mio figlio, in contatto con un positivo, si ritrova a casa a fare didattica a distanza per 15 giorni e non serve a nulla. Gli insegnanti possono andare a casa?

Trovandosi all’interno della cosiddetta “zona rossa”, secondo il Dpcm del 3 novembre 2020 la didattica in presenza è prevista solamente per gli alunni fino alla prima media, mentre per tutti gli altri è stabilita la didattica a distanza, salvo ulteriori provvedimenti restrittivi di tipo locale.

Nel caso esposto, la situazione è ancor più particolare perché l’alunno, essendo stato a contatto con persona positiva, è costretto alla quarantena preventiva obbligatoria.

Secondo il sopracitato Dpcm (art. 3, co. 4, lettera f), in riferimento alle cosiddette “zone rosse”, «fermo restando lo svolgimento in presenza della scuola dell’infanzia, della scuola primaria, dei servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65 e del primo anno di frequenza della scuola secondaria di primo grado, le attività scolastiche e didattiche si svolgono esclusivamente con modalità a distanza. Resta salva la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o in ragione di mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali, secondo quanto previsto dal decreto del Ministro n. 89 dell’istruzione 7 agosto 2020, e dall’ordinanza del Ministro dell’istruzione  n. 134 del 9 ottobre 2020, garantendo comunque il collegamento on line con gli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata».

Come si evince dal dettato normativo, è consentito agli istituti scolastici di prevedere attività didattica in presenza per gli alunni dal secondo anno delle scuole medie in poi (in deroga quindi all’applicazione esclusiva della didattica a distanza) qualora sia necessario l’uso di laboratori o in ragione di mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità.

Secondo il decreto del Ministro n. 89 dell’istruzione 7 agosto 2020 (citato dal Dpcm), nei casi in cui la fragilità investa condizioni emotive o socio culturali, ancor più nei casi di alunni con disabilità, si suggerisce che sia privilegiata la frequenza scolastica in presenza, prevedendo l’inserimento in turnazioni che contemplino alternanza tra presenza e distanza solo d’intesa con le famiglie.

I docenti per le attività di sostegno, sempre in presenza a scuola assieme agli alunni, curano l’interazione tra tutti i compagni in presenza e quelli eventualmente impegnati nella didattica a distanza, nonché con gli altri docenti curricolari, mettendo a punto materiale individualizzato o personalizzato da far fruire all’alunno medesimo in incontri quotidiani con il piccolo gruppo e concorrono, in stretta correlazione con i colleghi, allo sviluppo delle unità di apprendimento per la classe.

In pratica, i docenti sono in aula e accolgono gruppi eterogenei di alunni mentre sono collegati online con gli altri bambini.

L’ordinanza del Ministro dell’istruzione n. 134 del 9 ottobre 2020, a propria volta, stabilisce che agli alunni fragili deve essere garantito il diritto allo studio, nel rispetto dei principi di pari opportunità e non discriminazione, piena partecipazione e inclusione, accessibilità e fruibilità. A tal fine, nell’ambito del principio di autonomia, le istituzioni scolastiche valutano, nel caso in cui la condizione di disabilità certificata dello studente con patologie gravi o immunodepresso sia associata a una condizione documentata che comporti implicazioni emotive o socio culturali tali da doversi privilegiare la presenza a scuola, sentiti il pediatra o il medico di medicina generale e il Dipartimento di Prevenzione e d’intesa con le famiglie, di adottare ogni opportuna forma organizzativa per garantire, anche periodicamente, lo svolgimento di attività didattiche in presenza.

È comunque garantita l’attività didattica in presenza agli studenti con disabilità certificata che non presentino condizione di grave patologia o immunodepressione che li renda particolarmente esposti ai rischi derivanti dal contagio da Covid-19.

Orbene, tutto ciò premesso, è diritto del genitore di chiedere al dirigente scolastico che la scuola ammetta, seppur limitatamente ad alcune ore e non per tutto l’orario scolastico, il figlio con grave disabilità alla didattica in presenza. Per fare ciò, l’alunno con disabilità dovrà recarsi a scuola negli orari e con le modalità stabilite dall’istituto scolastico, sempreché egli non soffra di patologie tali da esporlo a un particolare rischio per la propria incolumità in caso di contagio da Covid-19.

Per quanto riguarda l’istruzione domiciliare, secondo il decreto scuola (art. 1, comma 7 quater d.l. n. 22/2020), fino al termine dell’anno scolastico 2020/2021, per garantire il diritto all’istruzione alle bambine e ai bambini, alle alunne e agli alunni, alle studentesse e agli studenti per i quali sia accertata l’impossibilità della frequenza scolastica per un periodo non inferiore a trenta giorni di lezione, anche non continuativi, a causa di gravi patologie certificate, anche attraverso progetti che possono avvalersi dell’uso delle nuove tecnologie (art. 16, decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66), l’attività di istruzione domiciliare in presenza può essere programmata in riferimento a quanto previsto dal piano educativo individualizzato, presso il domicilio dell’alunno, qualora le famiglie ne facciano richiesta e ricorrano condizioni di contesto idonee a contemperare il diritto all’istruzione dell’alunno in istruzione domiciliare con l’impiego del personale già in servizio presso l’istituzione scolastica, anche nel rispetto delle misure idonee a garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro, assicurando tutte le prescrizioni previste dalle disposizioni in materia di contrasto alla diffusione dell’epidemia da Covid-19.

Gli insegnanti possono dunque recarsi presso il domicilio dell’alunno. Questa possibilità, tuttavia, comporta una serie di condizioni. Prima di tutto, perché lo spostamento del docente di sostegno si realizzi occorre che siano rispettate tutte le circostanze di sicurezza, per la salvaguardia della salute di tutti gli individui coinvolti, ad iniziare dal distanziamento anti-Covid.

In secondo luogo, è indispensabile che tutte le parti coinvolte (a partire da famiglia e docenti) siano d’accordo nell’intraprendere la didattica in presenza domiciliare. Infine, va rilevato che l’uscita del docente di sostegno dall’aula scolastica va ben ponderata, poiché si tratta di insegnanti assegnati alla classe e non al singolo alunno disabile.

È appena il caso di ricordare che, con nota n. 2215 del 26 novembre 2019 del Ministero dell’Istruzione, è stato stabilito che il docente di sostegno è assegnato alla classe, di cui diventa pienamente contitolare, e non al singolo alunno. Pertanto, l’insegnante di sostegno potrà recarsi presso il disabile solamente se sussistono le condizioni di sicurezza e, soprattutto, se presta il consenso. In altre parole, nessun insegnante può essere costretto a recarsi presso il domicilio dell’alunno.

Nel caso di specie, peraltro, va considerato che l’alunno è in quarantena per via del contatto con persona positiva; pertanto, nessun insegnante potrebbe mai recarsi presso il suo domicilio. Secondo l’attuale normativa, chi è stato a contatto con una persona positiva al Coronavirus è tenuto a stare in casa propria in quarantena.

La quarantena termina:

  • dopo 14 giorni dal momento in cui si è avuto l’ultimo contatto con il positivo, se non ci si è sottoposti a tampone;
  • dopo 10 giorni dall’ultimo contatto con la persona positiva, se ci si è sottoposti a tampone ed è risultato negativo.

In entrambi i casi, però, condizione necessaria è che non si abbiano sintomi. In via precauzionale, è comunque sempre il caso di contattare il proprio medico curante oppure l’Asl per ottenere il permesso di poter uscire.

Tirando le somme:

  • l’alunno affetto da grave disabilità ha diritto alla didattica in presenza anche nelle Regioni in cui vige la cosiddetta “zona rossa”. Spetta all’istituto scolastico predisporre tutto il necessario per garantire l’insegnamento in presenza, anche limitatamente ad alcune ore e alternandolo con la didattica a distanza. La didattica in presenza è subordinata tuttavia all’attestazione che l’alunno non soffra di patologie che lo rendano particolarmente esposto alle conseguenze dal contagio da Covid-19 (alunni immunodepressi, ecc.);
  • l’istruzione domiciliare è consentita, ma solo se si dimostra l’assoluta impossibilità dell’alunno di recarsi a scuola per patologie certificate, se possono essere garantite le misure di sicurezza per evitare il contagio da Coronavirus e, soprattutto, se l’insegnante presta il consenso;
  • nel caso di contatto con un positivo, occorre rispettare la quarantena preventiva di cui sopra. Durante questo periodo, non è assolutamente possibile recarsi a scuola, né tantomeno far venire l’insegnante in casa. Prima di interrompere la quarantena, anche nel caso in cui si sia asintomatici e siano trascorsi oramai 14 giorni dall’ultimo contatto con persona positiva, è consigliabile chiamare l’Asl per comunicare tale situazione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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