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Abuso edilizio: opposizione all’archiviazione

12 Dicembre 2020
Abuso edilizio: opposizione all’archiviazione

Avrei necessità di conoscere la giurisprudenza che legittima il privato a proporre atto di opposizione alla richiesta di archiviazione nei reati edilizi.

La Corte di Cassazione, con la sentenza del 2 maggio 2017, n. 20876, ha stabilito il seguente principio: «In definitiva, va riaffermato il principio di diritto secondo cui, allorquando il privato, nel denunciare la violazione delle leggi in materia edilizia ed ambientale, lamenti anche la violazione di un diritto soggettivo, quale nel caso di specie, l’ostruzione all’accesso alla sua proprietà, tutelato dalla normativa civilistica, ha certamente diritto a tutelare pienamente le sue ragioni nel procedimento penale, ivi compreso a pretendere l’avviso in caso di archiviazione del procedimento scaturito dalla sua denuncia-querela». Da tanto deriverebbe il diritto del privato di proporre opposizione alla richiesta di archiviazione.

La sentenza appena menzionata cita alcune sentenze, tra le quali figurano:

  1. Corte di Cassazione, sentenza del 28 maggio 2008 n. 21222, che così si pronuncia: «è vero che nei procedimenti per violazioni urbanistico-edilizie è essenzialmente il Comune ad essere legittimato alla costituzione di parte civile, atteso che nell’ente locale è identificabile una situazione di interesse personale e differenziato distinto dall’interesse diffuso all’osservanza delle norme urbanistiche comune alla generalità dei cittadini; ed in tal caso il danno discende dall’offesa al bene specifico individuato proprio nel territorio il cui assetto urbanistico viene ad essere pregiudicato dall’intervento abusivo (Cass., sez. III, 14 giugno 2002, Arrostito). Ma parimenti deve ribadirsi quanto già in proposito ritenuto da questa Corte (Cass., sez. III, 6/10/1982 – 2/12/1982, n. 11526) che ha affermato che, anche se la realizzazione di un manufatto senza provvedimento concessorio, non fa sorgere di per sé solo a favore del privato confinante alcuna azione di risarcimento del danno, allorché la costruzione abusiva costituisca violazione anche di norme di natura civilistica, quali quelle che impongono limiti al diritto di proprietà, che stabiliscono distanze, volumetria, altezza delle costruzioni, previste dal codice civile e dai piani regolatori, è ipotizzabile un danno patrimoniale che legittima la costituzione di parte civile del vicino, (Cfr. anche Cass., sez. III, 22/04/1983 – 20/10/1983, n. 8579), secondo cui la costituzione di parte civile del privato cittadino nei procedimenti penali per violazione della legge urbanistica deve ritenersi ammissibile tutte le volte che l’azione illecita abbia cagionato anche la lesione di un diritto privato, come nel caso di una costruzione abusiva di una più vasta sopraelevazione non rispettosa delle distanze»;
  2. Corte di Cassazione, sentenza del 6 ottobre 1982 n. 11526, secondo cui il reato edilizio del vicino non fa sorgere automaticamente il diritto a chiedere il risarcimento del danno; viceversa, se la violazione di norme urbanistiche ed edilizie comporta anche una violazione delle norme civilistiche, tipo quella che disciplina la distanza tra edifici confinanti oppure i limiti di altezza, allora sussiste un danno che può essere fatto valere anche in sede penale con la costituzione di parte civile;
  3. Corte di Cassazione, sentenza del 22 aprile 1983 n. 8579, per cui è ammissibile la costituzione di parte civile del privato i cui diritti soggettivi siano stati violati dall’abuso edilizio del vicino;
  4. Corte Europea dei diritti dell’uomo 17.7.2007, C-6870/03, Vitello.

Esiste tuttavia orientamento difforme; così la Corte di Cassazione, sentenza del 23 agosto 2016 n. 35312: «Legittimata a proporre opposizione alla richiesta di archiviazione è, secondo quanto previsto dall’art. 410 c.p.p., la persona offesa dal reato; ne consegue che il privato, il quale assuma di essere danneggiato dal reato, non è legittimato a proporre opposizione alla richiesta di archiviazione (tra le altre, Sez. 6, n. 8996 del 26/02/2015, p.o. e Napoleone, Rv. 262460; Sez. 6, n. 47661 del 03/12/2012, p.o. in proc. Lorenzetti e altro, Rv. 253990). Ciò posto, va allora puntualizzato, quanto ai reati urbanistici e paesaggistici, che il bene specifico tutelato dalle norme che sanzionano le violazioni in questione deve essere individuato nel territorio il cui assetto urbanistico o, nei reati ambientali, paesaggistico, viene ad essere pregiudicato dall’intervento abusivo, da ciò derivando che persone offese dei detti reati sono anzitutto gli enti nella cui sfera detti beni vanno ricondotti (cfr., con riguardo ai reati edilizi, Sez. 3, n.29667 del 14/06/2002, Arrostuto, Rv. 222116; vedi anche Sez, 3, n. 26121 del 12/04/2005, Rosato, Rv. 231952). Di contro, ai privati può fare capo unicamente l’interesse diffuso all’osservanza delle norme urbanistiche sì che, se pure agli stessi possa riconoscersi un danno patrimoniale laddove la realizzazione dell’abuso edilizio violi le norme che impongono limiti al diritto di proprietà, nonché quelle che stabiliscono distanze, volumetria ed altezza delle costruzioni, previste dal codice civile e dai piani regolatori (cfr., con riguardo a quest’ultimo punto, Sez. 3, n. 21222 del 04/04/2008, Chianese, Rv. 240044), continua, tuttavia, a difettare in essi la veste di persona offesa quale componente necessaria, per la legittimazione, come già detto, a proporre opposizione all’archiviazione e, simmetricamente, ricorso per cassazione avverso conseguenti provvedimenti».

Questa sentenza è peraltro citata da quella del 2017 favorevole all’opposizione del privato («Risulta in atti che la ricorrente ha espressamente chiesto, nel corpo della denuncia-querela presentata, di essere avvisata in caso di archiviazione e che, in particolare, oltre alle doglianze in materia di violazioni edilizie, ha denunciato anche l’ostruzione dell’accesso alla sua proprietà, e quindi la lesione di un diritto soggettivo riconosciuto e tutelato dal codice civile. Per questo motivo, non rileva nel caso di specie la giurisprudenza di questa Sezione, n. 35312/16, Rv 267533»).

Ancora: Corte di Cassazione, 9 settembre 2015 n. 36352, secondo cui, in tema di reati edilizi, il danneggiato che, sporgendo denuncia, ha fatto richiesta di comunicazione dell’eventuale archiviazione, non ha diritto a proporre opposizione in quanto non può definirsi persona offesa, condizione necessaria ai sensi dell’art. 410 c.p.p. Pertanto, è legittimo il decreto di archiviazione pronunciato senza darne avviso al denunciante/danneggiato.

L’orientamento negativo fa leva sulla distinzione tra persona offesa e persona danneggiata. Secondo l’art. 410 c.p.p. che regola l’opposizione alla richiesta di archiviazione, solamente la persona offesa può manifestare il proprio dissenso, non anche il mero danneggiato dal punto di vista civilistico. In questo senso anche Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8996 del 2 marzo 2015 («Non è legittimato a proporre opposizione alla richiesta di archiviazione il soggetto danneggiato che ha presentato denunzia per il delitto di false dichiarazioni al P.M., nel quale persona offesa è esclusivamente lo Stato-collettività») e Cassazione penale, Sez. VII, ordinanza n. 8160 del 20 febbraio 2014 («Il reato di falso giuramento è delitto contro l’amministrazione della giustizia, trattandosi di fattispecie incriminatrice lesiva dell’interesse della collettività al corretto funzionamento della giustizia, per cui la persona singola, che abbia subito un danno diretto o indiretto, può assumere solo la qualifica di persona danneggiata dal reato ma non quella di persona offesa e non è legittimata a presentare opposizione alla richiesta di archiviazione del pubblico ministero o ad impugnare il provvedimento definitorio del giudice per le indagini preliminari»).

Tirando le somme, sussiste un contrasto giurisprudenziale al momento non risolto. Un’interpretazione più rigorosa dell’art. 410 c.p.p. indurrebbe tuttavia a dare maggiore credito all’orientamento più restrittivo avallato dalle pronunce del 2016 (n. 35312) e del 2015 (n. 36352).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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