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Maltrattamenti a scuola: cosa fare?

12 Dicembre 2020
Maltrattamenti a scuola: cosa fare?

Ho bisogno di aiuto perché dopo alcuni mesi di lavoro con un nuovo collega di scuola dell’infanzia scopro dal comportamento dei bambini della classe che vivono in uno stato di paura. Questo insegnante mortifica e maltratta psicologicamente i bambini.

Sono molto spaventata anche io ma non posso parlarne con nessuno dentro la scuola poiché temo di non essere creduta. Sino ad oggi, nessuno l’ha denunciato! Cosa posso fare?

Dalla condotta descritta sembra sussistere il reato di maltrattamenti. Secondo l’art. 572 del codice penale, chiunque maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da tre a sette anni.

Per maltrattamenti non devono intendersi solamente quelli fisici, ma anche gli abusi psicologici, come ad esempio le continue e ripetute umiliazioni davanti a tutta la classe.

Il reato è procedibile d’ufficio; ciò significa che chiunque può denunciare il fatto alle autorità, anche persone diverse dalle vittime. Per provare il fatto può essere sufficiente la testimonianza di chi abbia assistito.

Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione (Cass., sent. n. 30221 del 30 ottobre 2020), perfino la deposizione del minore vittima di maltrattamenti può essere valida per giustificare una condanna.

A far scattare la responsabilità del docente che maltratta gli studenti possono valere anche le dichiarazioni dei genitori dei minori che si concentrano sui disagi dei figli, consistenti in stati di ansia, regressioni di comportamento, aggressività e rifiuto di andare a scuola.

Anche i colleghi del responsabile possono testimoniare l’incapacità dell’imputato di gestire la classe e i bambini più vivaci, con conseguente ricorso a maltrattamenti.

Spesso la polizia giudiziaria, dopo aver ricevuto la segnalazione, dietro autorizzazione del magistrato del pubblico ministero, provvede all’installazione di telecamere nascoste che possano riprendere ciò che accade nelle aule, in modo da non avere dubbi circa la sussistenza del crimine. Tuttavia, anche qualora non si procede in tal senso, la testimonianza di persona che ha assistito è pienamente valida anche se non suffragata da altri mezzi di prova, purché il racconto sia credibile e privo di lacune.

Il consiglio è ovviamente di denunciare l’accaduto alle autorità competenti (polizia, carabinieri, ecc.). È possibile perfino depositare la denuncia direttamente in procura. Perché la notizia di reato venga accolta dalle autorità occorre che essa sia sottoscritta: una denuncia anonima non avrebbe valore.

È anche vero, però, che un esposto anonimo, se dettagliato ed eventualmente supportato da altro materiale probatorio (ad esempio, fotografie, filmati, ecc.), potrebbe indurre le autorità a effettuare un controllo. In altre parole: la denuncia anonima è priva di valore giuridico. Tuttavia, se fosse particolarmente convincente, la polizia giudiziaria potrebbe decidere, di propria spontanea volontà, di approfondire la vicenda, magari con un sopralluogo a scuola. Si ripete: si tratterebbe di iniziativa liberamente assunta dalla polizia, in quanto una denuncia anonima non può costringere le forze dell’ordine ad aprire delle indagini.

Si potrebbe pensare di parlarne con il dirigente scolastico, il quale è tenuto a vigilare su ciò che accade nell’istituto. Il dirigente può avviare una sorta di “indagine interna” al fine di verificare la sussistenza o meno dei maltrattamenti.

A sommesso avviso dello scrivente, questa soluzione sarebbe preferibile se le doglianze sui presunti maltrattamenti provenissero da genitori che hanno solamente il sospetto, ma non la certezza, che in classe accade qualcosa di strano. È infatti possibile che il genitore si preoccupi eccessivamente e attribuisca a presunti abusi scolastici dei disturbi del bambino sorti per altre motivazioni.

Nel caso esposto nel quesito, al contrario, i maltrattamenti sono certi perché ci sono testimoni che hanno assistito. Gli abusi (psicologici) e il clima di terrore instaurato dal docente è percepito perfino dai colleghi. Pertanto, si potrebbe pensare di rendere edotto il dirigente scolastico e, al contempo, di provvedere subito a sporgere denuncia alle autorità.

Peraltro, è appena il caso di ricordare che recente giurisprudenza (tra tante, Tribunale di Brescia, sentenza n. 405 del 6 giugno 2019) ha escluso la possibilità che il dirigente scolastico possa adottare un provvedimento di sospensione cautelare nei riguardi di un docente. Limitarsi ad allertare il dirigente, dunque, piò essere una mossa che non sortirebbe grandi effetti se a ciò non seguisse una denuncia all’autorità giudiziaria.

Tirando le somme, se si è certi di aver assistito a maltrattamenti su bambini che frequentano la scuola dell’infanzia, soggetti deboli che non possono difendersi da soli, allora è il caso di procedere con una denuncia presso le autorità competenti. Queste, una volta compiute le indagini, potrebbero condurre il giudice a procedere cautelarmente con l’interdizione del docente in attesa dell’esito del procedimento.

È ovviamente possibile allertare prima il dirigente scolastico, ma occorre che non si perda tempo a comunicare la notizia di reato anche alla procura.

Si ricorda, infine, che l’insegnante, nell’esercizio delle sue funzioni, è un pubblico ufficiale e, come tale, è tenuto a denunciare (quantomeno al proprio dirigente scolastico, se non direttamente alla polizia giudiziaria) tutti i reati a cui assiste nello svolgimento delle proprie funzioni.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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1 Commento

  1. La Nazione (ed. Firenze) del 19/10/19 pag. 56
    Le telecamere negli asili a difesa dei piccoli alunni
    Gentile direttore, lo scorso 17 ottobre l’attuale “governo” ha tolto l’obbligo di posizionare telecamere negli asili nido. Questo quando c’era l’aspettativa che le videocamere andassero inserite anche in scuole materne e in quelle elementari, visti i casi continui di maltrattamento nei confronti dei piccoli alunni da parte del personale didattico. Silvio Pammelati

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