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Quanto si può tenere aperta la Cila?

6 Dicembre 2020 | Autore:
Quanto si può tenere aperta la Cila?

Opere edilizie: quando è richiesta la Comunicazione di inizio attività asseverata, la procedura per la presentazione e la durata.

Gli interventi edilizi che richiedono la presentazione di una Comunicazione di inizio attività asseverata da parte di un tecnico abilitato, ovvero della così detta Cila, sono quelli rientranti nella manutenzione straordinaria “leggera”. In generale si tratta di lavori che non incidono sulle parti strutturali dell’immobile e non comportano una modifica della destinazione d’uso, della sagoma e dei prospetti dell’edificio.

Dopo la presentazione della Comunicazione, non bisogna attendere alcuna autorizzazione da parte del Comune ma si possono iniziare i lavori immediatamente. Quanto si può tenere aperta la Cila? La normativa di settore [1] non prevede un termine di durata e, quindi, di efficacia per la Cila in quanto non si tratta di un titolo abilitativo ma di una Comunicazione di parte depositata a responsabilità della committenza. Sotto tale profilo, la Cila si differenzia dal permesso di costruire (Pdc), per il quale è previsto un termine temporale di efficacia di tre anni dall’inizio dei lavori [2], e dalla Segnalazione certificata di inizio attività (Scia) alla quale la giurisprudenza applica per analogia, il termine triennale stabilito per il Pdc.

Chi presenta la Cila e per quale tipologia di lavori è richiesta?

La Cila va presentata:

  • dal proprietario dell’immobile o da chiunque sia titolare di un diritto reale sul bene come ad esempio l’usufruttuario;
  • dall’inquilino, con il consenso del proprietario dell’immobile;
  • dal progettista dei lavori o da un altro tecnico abilitato, su delega del titolare. In ordine a quest’ultimo, è opportuno evidenziare che il coinvolgimento di un professionista abilitato è comunque necessario per la compilazione delle dichiarazioni e asseverazioni di sua competenza.

La tipologia di interventi ricadenti nella Cila comprendono ad esempio:

  • lo spostamento di pareti interne e di infissi;
  • la realizzazione di una piscina esterna;
  • il rifacimento dell’impianto elettrico, idrico, di riscaldamento, di condizionamento e di climatizzazione;
  • il frazionamento e l’accorpamento di unità immobiliari;
  • nuovi allacciamenti fognari o il rifacimento di quelli già esistenti.

Chi redige la Cila e cosa contiene?

La Comunicazione di inizio lavori asseverata va redatta da un tecnico abilitato (architetto, ingegnere, geometra), compilando uno specifico modulo scaricabile dal sito del Comune interessato o da altri siti specializzati.

Nella Cila, il professionista dichiara che gli interventi:

  • sono conformi ai regolamenti edilizi vigenti e agli strumenti urbanistici approvati;
  • sono, altresì, compatibili con la normativa in materia sismica e sul rendimento energetico nell’edilizia;
  • non interessano parti strutturali dell’edificio.

La documentazione allegata alla Cila include tra l’altro:

  1. gli elaborati grafici (inquadramento territoriale, stato di fatto, progetto e comparativa);
  2. la relazione asseverata del tecnico;
  3. le fotografie dello stato dei luoghi;
  4. la ricevuta di pagamento dei diritti di segreteria, se dovuti;
  5. la ricevuta di pagamento dell’eventuale oblazione, qualora l’intervento è già in corso di esecuzione o è terminato (Cila in sanatoria e Cila tardiva);
  6. la notifica preliminare [3].

Come si compila il modulo della Cila

Nel modulo della Cila, vanno riportati:

  • i dati anagrafici del titolare (nome, cognome, codice fiscale, indirizzo, ecc.);
  • i dati della ditta esecutrice dei lavori (nome, partita iva, codice fiscale, indirizzo, ecc.);
  • i dati del procuratore/delegato;
  • le dichiarazioni relative a:
    • titolarità dell’intervento;
    • opere su parti comuni o modifiche esterne (le opere da realizzarsi non riguardano parti comuni oppure riguardano parti comuni) [4];
  • la comunicazione della necessità o meno di altri atti di assenso;
  • la qualificazione dell’intervento;
  • la data di inizio lavori;
  • l’eventuale pagamento di sanzioni;
  • la localizzazione dell’intervento (indirizzo e dati catastali);
  • i tecnici incaricati;
  • il rispetto degli obblighi in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro;
  • il rispetto della normativa sulla privacy.

Il tecnico effettua, altresì, una descrizione dell’opera e dichiara le eventuali altre segnalazioni, comunicazioni ed asseverazioni, le autorità competenti e gli ulteriori altri atti di assenso da acquisire.

Dove e quando si presenta la Cila

La Cila si presenta al Comune nel cui territorio è ubicato l’immobile oggetto dei lavori, telematicamente, per il tramite dello Sportello unico per l’edilizia (Sue).

Se il Comune non è dotato dell’apposita piattaforma, il deposito della Cila e degli allegati va fatto in forma cartacea. La presentazione deve avvenire prima dell’inizio dei lavori. Qualora dovesse essere successiva e gli interventi sono ancora in corso di esecuzione, è dovuta una sanzione amministrativa pecuniaria pari a 333 euro (Cila in sanatoria).

Nell’ipotesi in cui le opere sono state già eseguite, la presentazione della Cila comporta l’applicazione di una sanzione di 1.000 euro (Cila tardiva).

Cosa bisogna fare al termine dei lavori

Una volta conclusi gli interventi è consigliato presentare in Comune (non sussiste uno specifico obbligo di legge) la comunicazione di fine lavori con il collaudo a firma di un tecnico abilitato.

Nella maggior parte dei casi, vanno presentati anche:

  • la variazione catastale, se le opere hanno comportato un cambio della superficie e/o della distribuzione planimetrica. La variazione catastale va presentata all’Agenzia delle Entrate-Territorio entro 30 giorni dall’ultimazione dei lavori;
  • l’attestato di qualificazione energetica (Aqe), se gli interventi realizzati lo prevedono;
  • il formulario relativo allo smaltimento dei rifiuti.

Quanto si può tenere aperta la Cila?

La legge [5] stabilisce la durata/efficacia dei termini nel caso di Cila nel seguente modo:

  1. inizio lavori, immediatamente dopo la sua presentazione o successivamente se bisogna acquisire atti di assenso e pareri;
  2. fine lavori, non è fissato un termine di legge a livello nazionale;
  3. proroga, non è prevista a livello nazionale, in quanto correlata alla fine lavori.

La Cila, inoltre, non prevede il deposito di varianti né in corso d’opera né finali. Quindi, in caso di modifiche al progetto iniziale, occorre presentare una nuova Cila.


note

[1] T.U. dell’edilizia – D.P.R. n. 380/2001.

[2] Art. 15 D.P.R. n. 380/2001.

[3] Art. 99 co. 1 D. Lgs. n. 81/2008.

[4] Art. 76 D.P.R. n. 445/2000.

[5] Artt. 6 e 23 bis D.P.R. n. 380/2001.


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