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La dichiarazione di successione

1 Marzo 2021 | Autore:
La dichiarazione di successione

Gli eredi e gli altri soggetti individuati dalla legge sono obbligati ad un adempimento fiscale ben preciso.

Quando una persona muore e gli eredi subentrano nel suo patrimonio, la legge prevede che questi ultimi presentino un’apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate. In tal modo, il Fisco può calcolare le imposte dovute in relazione al grado di parentela o in base alle specifiche disposizioni testamentarie. La comunicazione, meglio conosciuta come dichiarazione di successione, va presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione che, in genere, coincide con la data del decesso.

Se più persone sono obbligate a presentare la dichiarazione di successione è sufficiente che vi provveda solo una di esse, direttamente presso l’ufficio competente dell’Agenzia delle Entrate oppure telematicamente, previa registrazione ai servizi Fisconline, o anche tramite un intermediario abilitato (commercialista, consulente del lavoro, ecc.).

Insieme alla dichiarazione, se l’eredità comprende dei beni immobili, il contribuente deve presentare il prospetto di autoliquidazione delle imposte ipotecarie e catastali, dell’imposta di bollo, di eventuali tasse ipotecarie e dei tributi speciali.

Successivamente, l’Agenzia delle Entrate calcola l’imposta di successione e previa correzione di eventuali errori materiali e di calcolo commessi dal dichiarante nella determinazione della base imponibile, notifica all’erede un avviso di liquidazione contenente tutte le informazioni necessarie per effettuarne il pagamento.

Dichiarazione di successione: chi deve presentarla?

Oltre agli eredi e ai legatari, cioè a coloro ai quali il defunto ha lasciato tramite testamento, un bene o un diritto avente carattere patrimoniale.

Si pensi all’ipotesi in cui Tizio nel proprio testamento dispone che un gioiello di famiglia (legato), alla sua morte, vada all’amico Caio (legatario), gli altri soggetti tenuti alla presentazione della dichiarazione di successione sono:

  1. i rappresentanti legali degli eredi o dei legatari;
  2. coloro che sono stati immessi nel possesso dei beni nel caso in cui sia stata dichiarata dal tribunale l’assenza del defunto o la morte presunta, essendo scomparso da almeno due anni dall’ultima residenza o domicilio senza dare più alcuna notizia;
  3. gli amministratori dell’eredità;
  4. i curatori dell’eredità giacente, ovvero i soggetti che sono stati nominati dal Tribunale ad amministrare il patrimonio del defunto quando il “chiamato all’eredità” non ha accettato l’eredità o non è entrato nel possesso dei beni ereditari;
  5. gli esecutori testamentari, indicati dal defunto nel testamento;
  6. i trustee, ovvero coloro che amministrano i beni trasferiti dal defunto in un particolare negozio giuridico, denominato trust, che dovranno, poi, trasferirli ai soggetti beneficiari dopo un determinato periodo di tempo.

Non sono tenuti alla presentazione della dichiarazione di successione il coniuge e i parenti in linea retta del defunto (genitori, nonni, figli, nipoti), se l’eredità ha un valore non superiore a 100.000 euro e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari (ad esempio il diritto di usufrutto).

Cosa bisogna riportare nella dichiarazione di successione

La dichiarazione di successione va predisposta su un apposito modello, scaricabile dal sito dell’Agenzia delle Entrate. Quest’ultima mette a disposizione il software “Dichiarazione di successione e domanda di volture catastali” per la compilazione e l’invio della dichiarazione medesima. La prova della presentazione è data dalla ricevuta trasmessa, sempre per via telematica, dall’Agenzia delle Entrate medesima.

Nella dichiarazione di successione, vanno riportati dei dati specifici tra i quali: giorno, mese, anno e luogo del decesso, nome, cognome, data e luogo di nascita, residenza e codice fiscale del defunto, dati del testamento, se presente, e ammontare dell’asse ereditario, dati anagrafici, residenza e codice fiscale di tutti i chiamati all’eredità o dei legatari.

Nei 30 giorni successivi alla presentazione della dichiarazione di successione, va presentata anche la dichiarazione di voltura degli immobili presso gli uffici dell’Agenzia dell’Entrate territorialmente competenti.

Quali documenti vanno allegati alla dichiarazione di successione

Alla dichiarazione di successione va allegata una copiosa documentazione, la quale comprende:

  1. il certificato di morte, da richiedere al Comune in carta libera per uso successione o un’autocertificazione;
  2. la fotocopia dei documenti di riconoscimento e delle tessere sanitarie/codici fiscali del defunto e degli eredi e dei legatari;
  3. l’estratto dell’atto di matrimonio del defunto oppure una copia del decreto di separazione o della sentenza di divorzio;
  4. il certificato dello stato di famiglia storico del defunto o un’autocertificazione;
  5. se l’eredità comprende dei beni immobili, i documenti tecnici relativi agli stessi (come ad esempio le planimetrie catastali e le copie degli accatastamenti);
  6. la dichiarazione della banca o della posta relativa ad eventuali rapporti intestati al defunto (si pensi ai conti correnti, ai libretti di risparmio, ai titoli quali obbligazioni o azioni);
  7. il prospetto di autoliquidazione di tutte le imposte ipotecarie e catastali con le relative ricevute di pagamento.

Dichiarazione di successione: cosa va pagato prima della presentazione

Se l’eredità comprende un bene immobile, l’erede prima di presentare la dichiarazione di successione deve calcolare e pagare l’imposta ipotecaria e catastale, l’imposta di bollo, la tassa ipotecaria e i tributi speciali, se dovuti ad esempio per le formalità ipotecarie.

Come si calcola l’imposta di successione

Sulla base della dichiarazione di successione presentata e della documentazione allegata, l’Agenzia delle Entrate procede al calcolo dell’imposta di successione, applicandola sull’asse ereditario con aliquote di tassazione differenti a seconda del grado di parentela intercorrente tra la persona deceduta e gli eredi. In proposito bisogna considerare che ciascun erede beneficia di una fascia di esenzione, detta franchigia. Pertanto, se il valore del patrimonio che si dichiara è inferiore a determinate soglie, gli eredi non pagano l’imposta di successione.

Entrando più nello specifico l’imposta di successione non è dovuta:

  • dal coniuge e dai parenti in linea retta, se l’eredità è inferiore a 1 milione di euro. Superato tale limite si applica una quota del 4% sul valore complessivo netto eccedente,  per ciascun beneficiario, la quota di 1 milione di euro;
  • dai fratelli e dalle sorelle, se l’eredità non supera i 100.000 euro mentre oltrepassata tale soglia, si applica un’aliquota del 6% sul valore complessivo netto eccedente, per ciascun beneficiario, i 100.000 euro.

I parenti entro il quarto grado pagano un’imposta al 6% senza beneficiare di alcuna franchigia così come tutte le altre persone, che pagano un’aliquota del 8% senza franchigia.

Se l’erede è un soggetto portatore di un grave handicap, si applica un’ulteriore franchigia pari a 1,5 milioni di euro [1].

Imposta di successione: come si paga

L’imposta di successione liquidata dall’Agenzia delle Entrate può essere pagata in banca, all’ufficio postale o presso gli uffici dell’agente di riscossione anche tramite modello F24, ivi riportando i relativi codici tributi oppure mediante addebito in conto corrente. In tal caso, va compilato un apposito modello scaricabile online sul sito dell’Agenzia delle Entrate e consegnato all’ufficio.

Il versamento deve avvenire entro 60 giorni dalla data di notifica dell’avviso di liquidazione contenente l’indicazione dell’imposta di successione, pena l’applicazione di sanzioni e degli interessi di mora.

Per importi superiori a 1.000 euro è ammesso il pagamento a rate e, più precisamente, secondo tali modalità:

  • almeno il 20% dell’importo deve essere versato entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso di liquidazione;
  • la parte restante viene versata in 8 rate trimestrali (12 rate per importi superiori a 20.000 euro), sulle quali sono dovuti gli interessi calcolati dal primo giorno successivo al pagamento della rata iniziale. Le rate devono essere versate entro l’ultimo giorno di ciascun trimestre.

note

[1] Art. 2 co. 49-bis D.L. n. 262/2006.


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