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Quali sono i decibel consentiti dalla legge?

6 Dicembre 2020
Quali sono i decibel consentiti dalla legge?

Inquinamento acustico e disturbo della quiete pubblica: quando un rumore è illecito e come fare per stabilirlo. 

Mai come in materia di rumori, la normativa italiana può apparire generica, frammentaria ed astratta. Chi ha il vicino che lo disturba, una palestra sotto casa che fa chiasso fino a sera, un bar che trasmette musica anche all’esterno ha un problema reale, concreto e soprattutto urgente. Prima però di avviare un’azione legale, vorrà avere certezza del diritto che andrà a far valere innanzi al giudice. Così si porrà questa domanda: «Quali sono i decibel consentiti dalla legge?». Esiste un mezzo di misurazione oggettiva che consente di stabilire, in modo assoluto, se è in atto un illecito? Quale prova presentare alla polizia nel momento in cui si va a sporgere la querela per disturbo alla quiete pubblica? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Prima di stabilire quali sono i decibel consentiti dalla legge, sarà bene ricordare quali sono le norme di legge che regolamentano il rumore.

Il rumore: quando è illecito

L’articolo 844 del Codice civile stabilisce semplicemente che non si può impedire il rumore del vicino quando questo è da ritenersi «tollerabile». 

Tale dizione potrebbe lasciare delusi quanti si aspettavano che la legge definisse chiaramente un limite di decibel consentiti. Ma non è così: non esistono soglie prestabilite dalla legge per fissare un limite al rumore. La ragione è abbastanza semplice. Lo stesso rumore, in determinati contesti, può essere trascurabile mentre in altri insopportabile. Si pensi, ad esempio, a un frullatore utilizzato nel cuore della notte, capace di molestare i vicini e che, invece, nel mezzo della giornata, non è affatto percepibile. Si pensi ancora al rumore di un’officina meccanica, nel centro urbano, che si confonde con il traffico e le altre fonti acustiche provenienti dalla strada mentre, in una zona residenziale, può diventare insopportabile.

Ci sono diverse variabili che possono contribuire a rendere intollerabile un rumore: l’orario in cui è prodotto, la persistenza dello stesso nel tempo (un piatto rotto a terra è un rumore fragoroso ma tutto sommato trascurabile), il luogo in cui si propaga, la necessità dello stesso ai fini della produzione o della tutela della proprietà (non si può impedire al vicino di fare dei lavori di ristrutturazione negli orari di lavoro) e così via. 

Ecco perché la legge non ha voluto stabilire (salvo alcune eccezioni) delle soglie di decibel rigide oltre le quali il rumore si debba considerare illegale. Il legislatore ha lasciato la patata bollente ai giudici, capaci di valutare caso per caso i diritti in gioco, gli interessi delle parti e le variabili che possono contribuire a rendere intollerabile o meno lo stesso rumore.

In sintesi, per definire quando il rumore è illecito bisogna affidarsi alla valutazione del magistrato che la farà tenendo conto di una serie di elementi concreti.

Quando i decibel sono troppi?

Nonostante quanto abbiamo appena detto, il calcolo dei decibel consentiti dalla legge entra in gioco in diverse occasioni. Non è raro infatti trovare dei provvedimenti, di carattere amministrativo (decreti ministeriali) o locale (provvedimenti comunali) che fissano limiti di decibel a determinate attività, in gran parte di natura produttiva e commerciale (leggi Limiti decibel per attività commerciali). Si tratta di soglie fissate per contrastare l’inquinamento acustico e rendere le città più vivibili. 

In questo caso, bisogna tenere presente l’esistenza della legge 447/95, la cosiddetta «legge quadro sull’inquinamento acustico» e i relativi decreti attuativi che hanno fissato una serie di parametri che variano in base al tipo di sorgente sonora. 

Quindi, per esempio (in base al Dpcm attuativo del 14 novembre 1997), le sorgenti di rumore da attività produttive o commerciali nelle zone prevalentemente residenziali non potranno superare i 55 Leq in dB(A) dalle 6 alle 22 e i 45 Leq in dB(A) dalle 22 alle 6 del mattino. 

Il Leq quantifica le emissioni dalla sorgente e non il «rumore ambientale» percepito, misurato invece dai decibel (che restano il criterio, per esempio, per il rumore del vicinato). 

I limiti in Leq del Dpcm, sono molto meno severi: si pensi al vociare dei locali pubblici e per la musica.

Il rumore è un reato?

Abbiamo detto che il rumore illegale è il rumore intollerabile. Per stabilire se un rumore sia intollerabile o meno, il giudice valuta una serie di parametri concreti come l’orario, la durata del rumore, il luogo ove è stato prodotto, la necessità dello stesso, ecc.

Questo però non ci dice se l’illecito derivante dalla produzione di un rumore intollerabile sia un reato, un illecito amministrativo o civile. 

A differenza di quanto si potrebbe pensare, non è l’entità del rumore a trasformare un illecito civile in penale ma il numero di persone che vengono molestate. In particolare:

  • se un rumore disturba poche persone (quelle più prossime alla sorgente rumorosa), siamo in presenza di un illecito civile. La vittima dovrà quindi, a proprie spese, citare il responsabile innanzi al giudice per ottenere da questi la condanna nei confronti del primo a cessare la condotta molesta. In più, se vi sono stati danni dimostrabili, si potrà chiedere un risarcimento;
  • se il rumore disturba un numero indeterminato di persone (per la sua capacità di propagarsi in modo incontrollabile, ad esempio su tutto l’edificio condominiale o nel circondario), siamo in presenza del reato di disturbo alla quiete pubblica (o, più tecnicamente detto, «disturbo alle attività e al riposo delle persone) per il quale si rischia l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a 309 euro;
  • se il rumore, pur non superando le soglie penali, supera le soglie fissate da qualche decreto ministeriale, siamo in presenza di un illecito amministrativo sanzionato a livello economico. 

Quanti decibel servono per violare la legge?

Abbiamo detto sopra che, per alcune attività produttive e commerciali, esistono degli appositi provvedimenti che fissano una soglia di decibel da non superare. 

In tutti gli altri casi non disciplinati da apposite disposizioni normative, il giudice valuta la legittimità o meno del rumore rifacendosi al criterio fissato dal Codice civile ossia quello della «tollerabilità». In altri termini, se non ci sono decreti ministeriali o provvedimenti regionali o comunali a fissare una soglia di decibel specifica per una determinata attività, il tribunale dovrà considerare illegali tutti i rumori «intollerabili» e legali invece quelli «tollerabili». Come detto, questa valutazione viene fatta sulla base degli elementi di fatto quali: 

  • l’entità del rumore: com’è facile intuire, il primo elemento da tenere in considerazione è quanto “forte” è il rumore prodotto. Il volume di una televisione può raggiungere un certo livello ma, se amplificato da un impianto con quattro casse e un subwoofer, di certo è molto più potente;
  • l’orario in cui il rumore viene prodotto: un aspirapolvere è di certo molesto alle due di notte e non anche alle due del pomeriggio;
  • l’insistenza del rumore: sbattere i tappeti nel cuore della giornata è normale, ma non si può consentire che le “percussioni” si protraggano per troppo tempo e magari tutti i giorni;
  • il luogo ove si verifica il rumore: tanto più l’appartamento si trova in una zona caratterizzata da rumori di fondo (traffico, vociare dei pedoni, ecc.), tanto più forte deve essere il rumore del vicino per arrivare all’orecchio degli altri e dare fastidio. Invece, in una zona di campagna, anche un semplice fischio si ripercuote su tutto il vicinato;
  • la necessità dei rumori: il colpo dei trapani e dei martelli per demolire un muro è certamente intollerabile ma non si può certo impedire al proprietario di un appartamento di fare dei lavori, di rompere il pavimento per rifare le tubature, ecc. Bisognerà allora farlo nel rispetto degli orari di riposo dei vicini.

Per evitare che le decisioni dei giudici fossero troppo diverse tra loro ed escludere un esercizio eccessivo della discrezionalità, le aule dei tribunali si sono date un criterio empirico che, se anche non viene stabilito dalla legge, viene spesso rispettato. Tale criterio si basa sul differenziale tra i decibel di rumore prodotti e quelli provenienti dall’esterno. In particolare:

  • se si superano di oltre 5 decibel i rumori di fondo dalle 06:00 del mattino alle 22:00 o di oltre 3 decibel nelle ore notturne, il rumore si considera illegale;
  • se invece si rimane al di sotto di tali soglie di decibel, si rispettano i limiti di tollerabilità e quindi il rumore deve considerarsi consentito.

Leggi anche “A cosa corrispondono 3 decibel?“.

Come stabilire se un rumore è intollerabile

Il criterio ottimale per stabilire se un rumore è illecito, ossia se supera i decibel consentiti dalla legge o dalla prassi giudiziaria, è quello di avvalersi di una perizia fonometrica fatta da un perito tecnico (meglio se iscritto nelle liste dei consulenti del tribunale) oppure di una misurazione fatta dall’Arpa (Agenzia Regionale per la protezione ambientale).

Tuttavia il giudice, in determinate occasioni, potrebbe avvalersi anche della prova testimoniale dei vicini: se lo stesso rumore è avvertito come insistente e molesto da più persone potrebbe raggiungersi la prova della sua intollerabilità e, quindi, illiceità.



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