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Ditelo Voi Lavoro di pubblica utilità e incidente stradale: la Corte Costituzionale si pronuncia (finalmente): giustizia è fatta?

Ditelo Voi Pubblicato il 2 gennaio 2014

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Ad oltre tre anni dall’introduzione della possibilità di far luogo, anche per il reato di guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti, all’istituto del lavoro di pubblica utilità, sono opportune alcune considerazioni sulle applicazioni pratiche dell’istituto.

La Corte Costituzionale, infatti, ha recentemente ribadito il divieto di applicare il lavoro di pubblica utilità ai conducenti che, in stato di ebbrezza, abbiano compiuto un incidente stradale [1].

 

La maggiore pericolosità, presunta dalla legge, di questi soggetti giustifica, secondo la Corte Costituzionale, il divieto di accesso alla sostituzione della pena detentiva con il lavoro di pubblica utilità.

 

Tuttavia, questa distinzione non può non destare perplessità, anche in considerazione della vastissima applicazione che viene praticata ormai dell’istituto dei lavori di pubblica utilità.

 

Due interrogativi che, infatti, fin dall’estensione del lavoro di pubblica utilità anche per chi veniva colto alla guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti si sono posti sono i seguenti: si possono iniziare i lavori di pubblica utilità prima che inizi il processo o, comunque, prima che venga emesso il decreto penale di condanna?

E inoltre: la sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità, se non richiesta dal difensore, può essere anche applicata d’ufficio dal giudice ?

Le applicazioni pratiche in vigore nei Tribunali (e alcune pronunce giurisprudenziali) consentono di rispondere affermativamente ad entrambi gli interrogativi, con enormi benefici pratici per gli indagati.

E’, infatti, possibile (e costituisce ormai prassi diffusa pressochè in tutti i Fori) predisporre, con l’aiuto del proprio difensore e prima ancora che inizi effettivamente il procedimento penale, un programma di lavori di pubblica utilità da sottoporre al Pubblico Ministero procedente, in modo da beneficiare a brevissima distanza di tempo dal fatto, di tutti gli effetti favorevoli previsti dal lavoro di pubblica utilità, e in particolare: l’estinzione del reato, la revoca dell’eventuale confisca del veicolo, e, soprattutto, il dimezzamento del periodo di sospensione della patente di guida.

Sotto il profilo pratico, recandosi dal proprio difensore immediatamente dopo il fatto e predisponendo idoneo programma di lavori di pubblica utilità, il programma stesso potrà essere iniziato (e, talvolta, persino terminato) prima ancora di arrivare al giudizio, evitando così i tempi e i costi di un processo, ma anche anticipando notevolmente (si parla di diversi mesi) gli effetti positivi dell’istituto, come l’estinzione del reato.

Può sembrare un punto di arrivo banale ma così non è stato per diverso tempo fin dall’introduzione dell’istituto, complice una formulazione infelice della norma e un approccio all’istituto forse troppo prudente da parte della giurisprudenza.

Negli ultimi tempi, invece, le aule dei vari Fori (con poche eccezioni, ormai) si sono andate via via adeguando a quanto inizialmente statuito dal Tribunale di Firenze [2] e dalla Corte di Cassazione [3], arrivando ad affermare non solo la possibilità di iniziare i lavori di pubblica utilità e quindi di estinguere il procedimento prima ancora che questo arrivi di fronte al giudice, ma addirittura la possibilità per il giudice stesso di sostituire d’ufficio, senza richiesta da parte dell’interessato o del suo difensore, la pena detentiva nel corrispondente periodo di lavoro di pubblica utilità.

Inoltre, con sempre maggiore frequenza si registra la tendenza dei giudici ad ammettere lo svolgimento dei lavori di pubblica utilità non soltanto presso gli Enti che abbiano stipulato un apposita convenzione con i Tribunali, ma anche con altri Enti (ad es. le Croci Verdi, Bianche, ecc.) che offrano adeguate garanzie di serietà.

La pronuncia della Corte Costituzionale, invece, muovendo in direzione contraria, ci riporta indietro nel tempo, di fatto finendo, paradossalmente, con l’equiparare la situazione di chi ha cagionato un lievissimo sinistro stradale senza alcuna conseguenza per terzi a quanti, invece, si sono resi autori di gravi danni alle persone.

Sarebbe opportuno, forse, un progetto di riforma che preveda l’accesso al lavoro di pubblica utilità per i conducenti che, pur avendo provocato un incidente, non hanno cagionato alcun danno a persone.

Al momento, tuttavia, l’unico modo per poter applicare anche ai soggetti di cui sopra il lavoro di pubblica utilità sembra essere quello di accertare, all’esito del giudizio penale, la sussistenza o meno del sinistro stradale o che questo non sia dipeso da causa imputabile al conducente in stato di ebbrezza/sotto l’effetto di stupefacenti.

di: Avv. Daniele Pomata Foro di Genova

note

[1] C. Cost. sent. n. 247/2013.

[2] Trib. Torino sent. del 20/1/2011.

[3] Cass. sent. n. 22048/12.

Autore immagine: 123rf.com


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