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Cos’è il condono tombale?

4 Marzo 2021
Cos’è il condono tombale?

La sanatoria fiscale totale: significato, storia ed evoluzioni all’interno del panorama tributario italiano. Il dispositivo normativo di cui beneficiano i contribuenti, le casse dello Stato e i tribunali. 

Sulla carta stampata o nei Tg nazionali, di tanto in tanto, corre una notizia in grado di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica. Si tratta dell’approvazione, da parte del Governo, del condono tombale. Già presa singolarmente, la locuzione condono può generare alcune perplessità. Se poi vi si accosta anche l’epiteto tombale, ecco che la questione si complica ancora di più. Probabilmente, tali dubbi ti hanno spinto a intraprendere una ricerca su questo argomento.

Nel tentativo di dissolvere ogni tua perplessità, in questo articolo ti diciamo cos’è il condono tombale. Tra una spiegazione fiscale e alcuni risvolti tecnici relativi al condono, abbiamo inserito anche un piccolo cammeo che ripercorre le tappe salienti della storia dei condoni fiscali e tombali. Oltre a fornirti le informazioni necessarie per comprendere cos’è un condono e cosa vuol dire condono tombale, ti diciamo anche quali sono i vantaggi e gli svantaggi di aderire a un condono totale.

Cosa significa condono?

Il condono è un provvedimento attraverso il quale i cittadini che decidono di aderirvi possono ottenere l’annullamento di una pena o di fenomeni illeciti.

Quando si parla di condono di una pena, ci si riferisce all’indulto (detto anche “grazia”), che può essere totale, parziale o commutativo. In quest’ultimo caso, l’indulto è in grado di trasformare una pena precedentemente inflitta in un’altra.

Il condannato, ad esempio, potrebbe scontare il resto della pena precedentemente comminata in lavori di pubblica utilità.

Rientrano invece nell’alveo delle sanatorie per fenomeni illeciti, i condoni edilizi e i condoni fiscali.

I condoni edilizi sono quelli che permettono di ottenere una autorizzazione o un riconoscimento da parte dello Stato in merito a un abusivismo edilizio.

Se Tizio aggiunge al proprio edificio un sottotetto senza richiedere opportuno titolo abilitativo al Comune, commette abuso edilizio. Allora, anziché rischiare l’arresto e il pagamento di un’ammenda che può arrivare anche a 10.000 €, il soggetto abusivo aderisce al condono, pagando una somma per ottenere la certificazione necessaria (sempre ammesso che l’unità costruita abusivamente sia a norma di legge).

Il condono fiscale, invece, è un dispositivo normativo che consente ai contribuenti di sopperire a certe mancanze con il fisco. Nella maggior parte dei casi, i condoni fiscali sanano comportamenti illeciti legati a dichiarazioni dei redditi omesse, parziali o del tutto infedeli.

Pagando una certa cifra stabilita di volta in volta dal Governo in carica, il contribuente pone fine alle pendenze in atto relative a una specifica imposta o tassa. Quindi, da questo punto di vista, possono esservi condoni fiscali Irpef, Iva o quello relativo alla gestione dei rifiuti. Quando questa sanatoria è totale e investe l’intero comportamento evasivo da parte di un contribuente, il condono si dice tombale.

Quando nascono i condoni e quali sono quelli più famosi?

Quanto stiamo per rivelarti potrebbe solleticare la tua curiosità. Siamo nel 118 d.C., agli esordi dell’età aurea della dinastia degli Antonini, e Adriano, l’imperatore esteta passato alla storia per la sua tolleranza, abolisce qualunque tipo di debito contratto dai cittadini romani nei 16 anni precedenti. Un gesto, di natura eminentemente politica, che fa tabula rasa e assicura al monarca filosofo l’appoggio fondamentale della folla. Per molti versi, quello che è considerato il condono fiscale più imponente di tutti i tempi, rappresenterà un punto di riferimento costante nella politica moderna.

Venendo proprio ai tempi più recenti, nel secolo appena trascorso si sono avvicendati alcuni importanti condoni.

Fondamentale il condono fiscale del 1982, recante la firma di Rino Formica, Ministro delle finanze della squadra di Giovanni Spadolini. In quell’anno, il Ministro riuscì a far guadagnare allo Stato ben 11 miliardi di lire, un valore immenso per l’epoca che certamente influenzò la scelta di lanciare un condono tombale nel 1991.

Con questo secondo provvedimento di clemenza, vennero a galla solo 6,5 miliardi, poco più della metà rispetto alla sanatoria precedente. Spia del mutamento dei tempi, perché i contribuenti, complice la paura che rispondere al condono significasse mettersi addosso gli occhi del Fisco, preferivano saldare immediatamente i debiti con l’Erario, pagando una multa (mai superiore al 6%).

In effetti, quando un contribuente richiede un condono, è tenuto a mantenere la base imponibile fissa al valore dichiarato in sede di sanatoria. Se, per esempio, l’anno successivo a quello del condono, il cittadino dichiarasse una base imponibile inferiore, rischierebbe di esporsi a repentini accertamenti da parte del fisco.

La conferma di questo trend giunge nel 1997, quando, a fronte di conti impazziti, si decise di fare un condono fiscale ogni sei mesi. Quello più importante ed esplicativo di questo periodo fu il condono sulla tassa dei rifiuti che, su 700 miliardi stimati, ne apportò alle casse statali solo 25, poco più del 3%.

Cosa significa condono tombale?

Come abbiamo già avuto modo di vedere in apertura di articolo, il condono tombale è una forma di sanatoria concessa periodicamente dallo Stato ai contribuenti con pendenze in materia fiscale, in cambio del pagamento di una somma prestabilita.

Una forma di generosità del genere nasconde, in realtà, il bisogno, da parte dello Stato, di un massiccio ingresso di denaro extra gettito, soprattutto quando le casse erariali presentano un deficit. In altre parole, attraverso un condono tombale, lo Stato spera di assicurarsi una grossa fetta di denaro immediatamente disponibile per risarcire un buco nel bilancio pubblico. Questo afflusso immediato di liquidità si unisce al normale incasso di imposte e tasse.

Va anche ricordato che del condono tombale beneficiano anche i sistemi amministrativi e giuridici, perché in questo modo si pone fine ai contenziosi processuali.



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