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Come sapere quando finisce la Naspi?

5 Marzo 2021
Come sapere quando finisce la Naspi?

La perdita del lavoro determina potenzialmente una situazione di difficoltà economica e sociale per la famiglia del lavoratore e, per questo, interviene l’Inps con una specifica indennità economica.

Hai ricevuto una comunicazione da parte del datore di lavoro con cui vieni informato che, tra due mesi, il tuo rapporto di lavoro cesserà. Sei molto preoccupato per la situazione economica della tua famiglia. Vuoi sapere se potrai contare, dopo la perdita del lavoro, su un aiuto economico da parte dello Stato.

La perdita del lavoro determina, nella gran parte dei casi, una situazione di difficoltà economica soprattutto per le famiglie monoreddito. Proprio per questo, lo Stato interviene a sostenere la condizione reddituale del disoccupato attraverso l’erogazione di un’indennità economica mensile a carico dell’Inps. Tale emolumento viene detto «Nuova assicurazione sociale per l’impiego» (Naspi). Uno degli aspetti più importanti che il disoccupato vuole conoscere è la durata del trattamento di disoccupazione. Come sapere quando finisce la Naspi? La durata dell’indennità di disoccupazione è legata alla situazione contributiva del dipendente nel periodo che precede la cessazione del rapporto di lavoro. Ma andiamo per ordine.

Naspi: che cos’è?

La nostra Costituzione prevede che lo Stato debba intervenire a sostegno del reddito dei lavoratori quando si verificano delle vicende che sottraggono la capacità di lavoro [1].

Gli eventi protetti dal sistema di sicurezza sociale sono, in particolare, la malattia, la maternità, l’infortunio e l’inabilità al lavoro. Inoltre, lo Stato eroga una specifica indennità economica mensile ai lavoratori che perdono il lavoro contro la loro volontà.

Lo strumento di sostegno al reddito erogato dall’Inps in caso di disoccupazione involontaria prende il nome, a partire dal 2015 [2], di Nuova assicurazione sociale per l’impiego, meglio nota con l’acronimo Naspi. Si tratta di un assegno mensile che il lavoratore può richiedere in caso di perdita involontaria del lavoro e che viene erogato mensilmente dall’Inps.

Quanto dura la Naspi?

Una delle informazioni che il disoccupato ha maggiore interesse a conoscere quando perde il lavoro è la durata dell’erogazione della Naspi e, cioè, per quanti mesi potrà ricevere la disoccupazione dopo la perdita del lavoro. Il lavoratore, infatti, deve sapere qual è l’orizzonte temporale nel quale potrà contare su tale forma di sostegno al fine di impegnarsi a fondo per la ricerca di una nuova occupazione.

Ma come sapere quando finisce la Naspi? Innanzitutto, la durata della Naspi è indicata nel provvedimento con cui l’Inps accoglie la domanda presentata dal disoccupato e concede il trattamento di disoccupazione.

A prescindere da quanto è scritto nel provvedimento di accoglimento della domanda di Naspi, per conoscere quante settimane di disoccupazione spettano al disoccupato è sufficiente verificare la sua situazione contributiva prima della perdita del lavoro.

La legge prevede, infatti, che la Naspi spetta per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione contro la disoccupazione involontaria versate, con riferimento a quel lavoratore, nei 4 anni che precedono la cessazione del rapporto di lavoro.

Per fare un esempio, se per quel lavoratore risultano accreditati i contributi previdenziali per 2 anni prima della cessazione del rapporto di lavoro, la Naspi spetterà per un anno. La durata massima della Naspi è, quindi, pari a 24 mesi.

Tuttavia, il disoccupato deve anche essere consapevole che, nonostante la durata massima del beneficio, la Naspi può essere interrotta o può essere revocata in caso di reimpiego del lavoratore. Se, infatti, il percettore di Naspi viene assunto a tempo indeterminato o con un contratto a termine di durata superiore a sei mesi la Naspi viene revocata; se, invece, il beneficiario della prestazione viene assunto con contratto a tempo determinato di durata fino a sei mesi la Naspi viene sospesa.

Naspi: quali requisiti occorre possedere?

Prima di preoccuparsi della durata della Naspi è opportuno che il disoccupato verifichi con attenzione la sussistenza di tutti i requisiti previsti dalla legge per l’accesso a questo beneficio.

In particolare, la cessazione del rapporto deve essere avvenuta in maniera involontaria. Il lavoratore potrà avere accesso alla Naspi, quindi, solo se è stato licenziato o se si è dimesso per giusta causa.

Se, invece, il rapporto di lavoro è cessato per effetto della risoluzione consensuale, la Naspi spetta in due ipotesi:

  1. risoluzione consensuale del rapporto di lavoro determinata dal rifiuto del lavoratore al trasferimento in una sede di lavoro situata ad oltre 50 km dalla propria residenza o raggiungibile con più di 80 minuti con i mezzi pubblici;
  2. risoluzione consensuale del rapporto di lavoro intervenuta nell’ambito della procedura di conciliazione prevista in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Dimissioni volontarie e risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, al di fuori delle eccezioni menzionate, quindi, non danno diritto alla Naspi.

Inoltre, il lavoratore deve aver cumulato almeno 13 settimane di contributi contro la disoccupazione nel quadriennio che precede la cessazione del rapporto di lavoro e deve aver lavorato per almeno 30 giornate di lavoro effettivo nell’anno che precede l’inizio dello stato di disoccupazione.


note

[1] Art. 38 Cost.

[2] D. Lgs. 22/2015.


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