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Come si converte la pena in lavoro di pubblica utilità?

9 Dicembre 2020 | Autore:
Come si converte la pena in lavoro di pubblica utilità?

Guida in stato di ebbrezza: come evitare l’arresto chiedendo di svolgere un’attività non retribuita in favore della collettività?

In un procedimento penale, la pena per eccellenza è quella della reclusione: chi commette un reato rischia il carcere. Forse, non tutti sanno, però, che la legge consente talvolta di poter accedere a una sanzione decisamente più mite rispetto alla detenzione: si tratta del lavoro di pubblica utilità, cioè dell’obbligo di prestare un servizio di utilità sociale per un determinato periodo di tempo.

Come si converte la pena in lavoro di pubblica utilità? Occorre sin da subito premettere che il giudice può condannare a svolgere un’attività lavorativa solamente se vi è il consenso dell’imputato. Ad esempio, nella guida in stato di ebbrezza il condannato può accedere al lavoro di pubblica utilità solo se ne fa espressa richiesta, non potendo il giudice procedere autonomamente in tal senso. Prosegui nella lettura di questo articolo se ti interessa sapere come si converte la pena in lavoro di pubblica utilità e, più in generale, in cosa consiste tale sanzione.

Lavoro di pubblica utilità: in cosa consiste?

Il lavoro di pubblica utilità consiste nella prestazione di attività non retribuita in favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i Comuni o presso enti oppure organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato.

Di norma, il lavoro di pubblica utilità viene svolto nell’ambito della provincia in cui risiede il condannato e comporta la prestazione di non più di sei ore di lavoro settimanale da svolgere con modalità e tempi che non pregiudichino le esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute del condannato.

Se il condannato lo richiede, il giudice può ammetterlo a svolgere il lavoro di pubblica utilità per un tempo superiore alle sei ore settimanali. La durata giornaliera della prestazione non può comunque oltrepassare le otto ore [1].

Guida in stato di ebbrezza e lavoro di pubblica utilità

Il lavoro di pubblica utilità è una pena sostitutiva dell’arresto nel caso di guida in stato di ebbrezza.

Secondo la legge [2], nel caso di guida sotto l’influenza di alcol, la pena detentiva e pecuniaria può essere sostituita, se non vi è opposizione da parte dell’imputato, con quella del lavoro di pubblica utilità. Questa possibilità è esclusa solamente se dalla condotta illecita è scaturito un sinistro stradale.

Il lavoro di pubblica utilità in sostituzione della pena per la guida in stato di ebbrezza consiste in una prestazione di un’attività non retribuita a favore della collettività da svolgere, in via prioritaria, nel campo della sicurezza e dell’educazione stradale presso lo Stato, le regioni, le province, i Comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, o presso i centri specializzati di lotta alle dipendenze.

Il lavoro di pubblica utilità ha una durata corrispondente a quella della sanzione detentiva irrogata e della conversione della pena pecuniaria ragguagliando 250 euro ad un giorno di lavoro di pubblica utilità.

In caso di svolgimento positivo del lavoro di pubblica utilità, il giudice fissa una nuova udienza e dichiara estinto il reato, dispone la riduzione alla metà della sanzione della sospensione della patente e revoca la confisca del veicolo sequestrato.

In caso di violazione degli obblighi connessi allo svolgimento del lavoro di pubblica utilità, il giudice, a richiesta del pubblico ministero o d’ufficio, tenuto conto dei motivi, della entità e delle circostanze della violazione, dispone la revoca della pena sostitutiva con ripristino di quella sostituita e della sanzione amministrativa della sospensione della patente e della misura di sicurezza della confisca.

Il lavoro di pubblica utilità può in ogni caso sostituire la pena per non più di una volta.

Lavoro di pubblica utilità: conversione della pena pecuniaria

L’imputato che non riesce a far fronte al pagamento della pena pecuniaria (multa o ammenda) può chiedere la conversione della pena nel lavoro sostitutivo [3].

Il ragguaglio ha luogo calcolando 12 euro (o frazione di esso) di pena pecuniaria per un giorno di libertà controllata e 25 euro (o frazione) per un giorno di lavoro sostitutivo.

Il condannato può sempre far cessare la pena sostitutiva pagando la multa o l’ammenda, dedotta la somma corrispondente alla durata della libertà controllata scontata o del lavoro sostitutivo prestato.

Come per il lavoro di pubblica utilità nella guida in stato di ebbrezza, il lavoro sostitutivo consiste nella prestazione di un’attività non retribuita, a favore della collettività, da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i Comuni, o presso enti, organizzazioni o corpi di assistenza, d’istruzione, di protezione civile e di tutela dell’ambiente naturale o d’incremento del patrimonio forestale.

L’attività si svolge nell’ambito della provincia di residenza del condannato, per un giorno la settimana, salvo diversa richiesta di maggior frequenza da parte del condannato.

Il lavoro di pubblica utilità per reati del giudice di pace

Il lavoro di pubblica utilità costituisce pena principale per i reati di competenza del giudice di pace, come ad esempio le lesioni personali lievi, l’invasione di terreni, la diffamazione, le minacce, ecc.

Anche in questo caso, tuttavia, il lavoro di pubblica utilità può essere comminato solamente su richiesta dell’imputato; senza di esso, il giudice di pace può condannare solamente a una pena pecuniaria oppure all’obbligo di permanenza domiciliare.

Lavoro di pubblica utilità: come si converte la pena?

Alla luce di quanto spiegato sino a questo momento, possiamo affermare che è possibile convertire la pena detentiva o pecuniaria nel lavoro di pubblica utilità:

  • non opponendosi alla sostituzione operata dal giudice, nel caso di condanna per guida in stato di ebbrezza. È consigliabile manifestare la propria volontà di accettare i lavori di pubblica utilità prima della sentenza, magari nelle memorie difensive;
  • facendo espressa richiesta, nell’ipotesi in cui non si possa pagare la pena pecuniaria;
  • facendo espressa richiesta di conversione al giudice di pace, per i reati di sua competenza e in luogo della pena pecuniaria o della pena dell’obbligo di permanenza domiciliare.

note

[1] Art. 54, d. lgs. n. 274/2000.

[2] Art. 186, 9-bis, cod. str.

[3] Art. 102, l. n. 689/1981.

Autore immagine: canva.com/


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