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Vendita casa: cosa spetta ai figli?

7 Dicembre 2020
Vendita casa: cosa spetta ai figli?

Cosa succede se un padre o una madre sperpera i soldi derivanti dal prezzo di vendita di un immobile?

Un nostro lettore è venuto a sapere che il padre, in età molto avanzata e gravemente malato, ha venduto uno dei suoi due immobili a un proprio conoscente. Teme che il ricavato possa essere speso dal genitore o comunque fatto sparire, svuotando così di fatto il patrimonio ereditario da dividere al momento della sua morte. Ci chiede pertanto se si può vendere l’abitazione senza il consenso dei figli. Nell’ipotesi di vendita della casa, cosa spetta ai figli? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Un genitore può vendere la casa se i figli non danno il proprio consenso?

La vendita della casa segue regole diverse a seconda del soggetto che ne è intestatario. Come vedremo a breve, la tutela apprestata dalla legge in favore dei figli dipende dalla titolarità del bene, dall’età di questi ultimi, dall’eventuale esistenza di un fondo patrimoniale e, infine, dalle condizioni di salute del genitore.

Vendita casa intestata ai figli minorenni

Nel caso in cui l’immobile sia intestato al figlio minorenne, il genitore ne ha l’usufrutto. Questo però non significa che lo possa liberamente vendere. Potrà farlo solo previa autorizzazione del giudice tutelare del tribunale. Giudice che subordinerà l’operazione alla destinazione del ricavato alle esigenze del minore e/o della famiglia. Il notaio farà da garante del rispetto di tale vincolo. 

Vendita casa intestata ai genitori

Se l’immobile è invece intestato unicamente al genitore o ad entrambi i genitori, per la sua vendita non è necessario il consenso dei figli. Il proprietario è infatti libero di fare del proprio diritto ciò che meglio crede, anche quando questo possa ledere le aspettative degli eredi. Leggi Si può vendere la casa senza il consenso dei figli. 

Ad essere soggetta a limitazioni è invece la donazione che non può andare a incidere sulle cosiddette «quote di legittima». Un genitore così non può donare a un solo figlio o a una terza persona gran parte del proprio patrimonio svuotando i diritti dei legittimari (coniuge e figli). La donazione può essere pertanto impugnata da questi ultimi entro 10 anni dalla morte del donante. Per tale azione, però, bisognerà attendere il decesso del genitore, non essendo consentito contestare la donazione finché questi è ancora in vita. 

Vendita casa in fondo patrimoniale

Se la casa, intestata ai genitori, è stata da questi inserita nel fondo patrimoniale e i figli sono ancora minorenni, la vendita è subordinata all’autorizzazione del giudice che la può concedere nei soli casi di necessità od utilità evidente. Tanto è disposto dall’articolo 169 del Codice civile.

Completamente diversa è la disciplina nel caso di genitore incapace di intendere e volere. Se la sua incapacità è stata riconosciuta da una sentenza di interdizione o di inabilitazione, la vendita è illegittima e può essere dichiarata nulla se non c’è l’autorizzazione del giudice. 

Vendita casa genitore incapace

Il più delle volte, però, succede che il genitore si trovi in un occasionale e momentaneo stato di incapacità (ad esempio, perché malato) oppure in una condizione di infermità psicofisica dovuta all’età ma mai accertata da un giudice. In tal caso, la vendita può essere impugnata dai figli che dovranno però dimostrare l’incapacità naturale del genitore, ossia l’impossibilità di questi di comprendere il significato dell’atto compiuto. Se tale azione non viene compiuta la vendita è valida. È chiaro che la difficoltà starà nel fornire la prova dell’incapacità, prova a carico di chi agisce, ossia dei figli. E non basta una semplice patologia, anche se certificata da un medico o da una struttura pubblica: è necessario che tale patologia sia talmente grave da limitare la volontà del soggetto, ossia la sua capacità di intendere e volere. 

Vendita casa: cosa spetta ai figli

Se dunque è vero che un genitore può vendere liberamente la propria casa senza bisogno del consenso dei figli (salvo nei casi indicati sopra), cerchiamo di comprendere se a questi ultimi è consentito azionare delle tutele legali per evitare la dispersione dei soldi derivanti dalla vendita. Possono i figli rivendicare dei diritti sul prezzo ricavato dalla cessione? La risposta, anche in questo caso, è negativa. Difatti, a ben vedere, il patrimonio del genitore non è diminuito ma si è semplicemente trasformato da una forma di ricchezza immobiliare a una mobiliare. Sicché, alcuna lesione dei diritti dei legittimari si è compiuta, come invece sarebbe successo invece in caso di donazione. Dunque, non solo la vendita della casa familiare non può essere immediata o contestata, ma non è possibile neanche campare pretese sul ricavato o chiedere un sequestro delle somme. 

I figli che hanno il timore che il genitore sperperi il denaro potranno chiedere al tribunale la nomina di un amministratore di sostegno, di un curatore o un tutore, a seconda della gravità dell’infermità mentale di questi.



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