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L’atto annullato in autotutela può essere sostituito da uno regolare

2 Gennaio 2014
L’atto annullato in autotutela può essere sostituito da uno regolare

Se l’annullamento effettuato con l’autotutela ha riguardato un vizio formale, come la mancanza di firma del responsabile, il fisco può sempre emettere un secondo atto impositivo regolare, sempre che non vi sia stata la decadenza dal potere impositivo.

A volte proporre un ricorso in autotutela contro un atto del fisco non risolve sempre il problema di liberare il contribuente dall’imposizione fiscale.

Se, infatti, il cittadino solleva una censura relativa a un vizio formale – come può essere, per esempio, la mancata firma del dirigente responsabile – l’amministrazione finanziaria, dopo aver annullato l’atto invalido, è sempre libera di regolarizzare i vizi e sostituire l’accertamento o la cartella con un secondo atto di contenuto identico e, questa volta, privo delle irregolarità.

Lo ha stabilito la Commissione Tributaria di Roma in una interessante sentenza [1].

L’amministrazione finanziaria, nell’esercizio del proprio potere di autotutela, può sempre notificare, prima della scadenza del termine di “decadenza” dal potere impositivo, un secondo avviso di accertamento di contenuto identico al primo che sostituisce e annulla quello precedente viziato. L’ufficio conserva, infatti, il potere di accertamento anche dopo l’esercizio dell’autotutela.

Diverso discorso se il vizio ha carattere sostanziale, come per esempio, il caso in cui il contribuente non sia tenuto al versamento dell’imposta o l’abbia già pagata o, ancora, l’imposta sia stata calcolata in modo errato.


note

[1] CTR Roma sent. n. 236/2013.

Autore immagine: 123rf.com


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