Dpcm incostituzionali? Qualcuno dice di sì, ecco perché

7 Dicembre 2020 | Autore:
Dpcm incostituzionali? Qualcuno dice di sì, ecco perché

Limitano la libertà di spostamento: il leghista Calderoli annuncia ricorsi alla Consulta, mentre il governatore del Veneto Luca Zaia preferisce la via politica.

Torna alla ribalta la questione dell’incostituzionalità dei Dpcm, i decreti emanati dal presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, durante lo stato di emergenza allo scopo di contrastare la diffusione del Covid-19 anche limitando alcune libertà dei cittadini, come quella di movimento sul territorio nazionale.

Adesso, nel mirino c’è l’ultimo, quello entrato in vigore il 4 dicembre e che regola gli spostamenti e i ricongiungimenti degli italiani durante le festività natalizie, imponendo forti restrizioni. Alcuni si chiedono se queste limitazioni violino le prescrizioni della Carta costituzionale e la questione ora è tornata prepotentemente di attualità.

La “bomba” arriva oggi dal vicepresidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli: in un’intervista a La Verità afferma che «le libertà costituzionali possono essere compresse solo con una norma di rango costituzionale. Conte invece le ha limitate con un atto amministrativo, cioè una norma di rango secondario, contro la quale esistono solo i ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato. È comunque qualcosa di totalmente incostituzionale e cercheremo di portare la questione alla Consulta».

Calderoli fa leva sul fatto che il Governo «ha allungato da 30 a 50 giorni gli effetti del decreto. Significa che ci aspetta una sfilza di Dpcm che durerà 50 giorni». Insomma, il potere del Governo sarebbe troppo esteso sia nel tempo sia nei contenuti e tutto questo si scontrerebbe contro le prescrizioni costituzionali.

Ma Calderoli stigmatizza anche la mancata trasparenza del Governo sulla pubblicazione dei verbali del Cts, il Comitato tecnico-scientifico degli esperti: «quando va bene vengono resi disponibili 45 giorni dopo, e nemmeno tutti. Quindi quando il Dpcm varato su quella base è già scaduto. Se non rispondono, garantisco che come Lega li portiamo in Corte costituzionale», avverte.

Nella Lega, Calderoli non è il solo a sostenere questa posizione. Anche il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, subito dopo l’emanazione del provvedimento del 3 dicembre aveva proclamato: «Il Governo riveda il Dpcm che lascia non poche perplessità».

Zaia ritiene che nell’ultimo Dpcm «Vi sono molti punti non condivisibili, il primo è quello che riguarda gli spostamenti: dal 21 dicembre al 6 gennaio sono bloccati quelli fra le Regioni ma soprattutto il 25, 26 dicembre e 1° gennaio non ci si si sposta più tra i Comuni. Così non è permessa nessuna ricongiunzione tra parenti se non abitano nello stesso Comune. C’è una sperequazione assurda: si bloccano i cittadini in un piccolo comune mentre a Roma, una città con tre milioni di abitanti ci si può spostare tranquillamente. Nei piccoli Comuni, come i nostri, invece è un vero lockdown». E ancora, secondo Zaia «Non è possibile dividere i figli e i genitori con i fratelli il giorno di Natale se abitano in Comuni diversi».

Da qui a ritenere incostituzionali le limitazioni alle libertà di movimento imposte da palazzo Chigi il passo è breve: e, infatti, Zaia riconosce che «è per questo che il governo si è visto costretto ad approvare il decreto legge che legittima il Dpcm, che altrimenti non starebbe in piedi su alcuni aspetti».

Già, perché adesso tutta la questione si gioca sul Decreto legge “di copertura” ai Dpcm e che gli fa da scudo in quanto garantisce la loro legittimazione parlamentare, sia pur successiva, al momento della conversione in legge: l’attuale Dpcm è stato emanato proprio in esecuzione del Decreto legge del 2 dicembre, che in apertura richiama l’art. 16 della Costituzione nel punto in cui «consente limitazioni della libertà di circolazione per ragioni sanitarie». E autorizza il Governo ad emanare disposizioni emergenziali – appunto i Dpcm – con validità estesa fino a 50 giorni (in precedenza il limite massimo era di 30 giorni).

Il decreto legge è stato firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Il giorno dopo è arrivato il nuovo Dpcm emanato dal premier Giuseppe Conte, che ora è nel bersaglio dell’opposizione: punta a farlo cadere in modo clamoroso, ottenendo una declaratoria di incostituzionalità dalla Consulta.

Zaia, però, a differenza di Calderoli, non vuole impugnare il decreto alla Corte Costituzionale ma suggerisce la via politica per modificare alcune norme. Questo potrebbe avvenire con il contributo delle Regioni, che a suo dire non sono state ascoltate da Conte: «il Governo ci convoca, arriva un testo preconfezionato, lo approvano, la nostra voce non c’è».

E concorda con altri governatori «Che hanno parlato di scorrettezza istituzionale: ormai tutte le decisioni vengono prese sopra le nostre teste, non c’è più alcuna condivisione sulle misure da adottare». Dalla Lombardia, il governatore Attilio Fontana parla di «restrizioni folli» e si augura che il Parlamento «abbia un sussulto e sistemi questa norma».

Già, perché il decreto legge deve essere convertito dalle Camere entro 60 giorni, a pena di perdita di efficacia retroattiva, cioè fin dall’inizio. Se ciò accadesse, crollerebbe l’appoggio normativo del Dpcm. E questo sarebbe un gran pasticcio, perché nel frattempo tutte le norme sono entrate in vigore e sono operative in questi giorni.

Per approfondire la tematica sulla costituzionalità dei Dpcm leggi anche gli articoli “Che validità hanno i Dpcm” e “Restrizioni alla libertà di circolazione: sono costituzionali?“.



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3 Commenti

  1. i “pieni poteri che si è preso conte” devono finire, le decisioni vanno discusse in parlamento coinvolgendo anche le regioni che più di tutti conoscono le vere esigenze specifiche dei vari territori e poi la devono smettere di segretare i verbali vogliamo la massima trasparenza e conoscere la verità… anche se non voterò mai la lega e gli altri partiti fallimentari condivido pienamente la linea di calderoli

  2. ..ma Calderoli, chi? L’immenso Costituzionalista, autore di una legge elettorale da lui stesso definita “porcata”? L’eminente riformatore protagonista della pantomima del rogo delle 350.000 leggi inutili inesistenti?…immagino che, all’atto di accedere presso la Consulta, qualcuno dei giudici si alzi, lo prenda per l’orecchio e lo faccia accomodare fuori tra gli sghignazzamenti e gli sberleffi di tutti…. Ma fatemi il piacere… CALDEROLI!! bleah

  3. quando vedrò che i media difendono i diritti del popolo allora potrò contribuire , ma finchè fate il gioco del governo che distrugge una nazione e voi giocate a favore del governo , io non darò neanche un centesimo .. tanto li prendete lo stesso da noi stessi sottoforma di mazzetta dei poteri forti.. buon natale chiusi in casa pure a voi … e magari senza stipendio come a noi

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