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Il riscatto della laurea: regole e suggerimenti sull’opportunità

21 gennaio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 gennaio 2014



Poiché il costo del riscatto della laurea si basa sul reddito del richiedente, conviene riscattare gli anni di studio prima possibile, per spendere meno.

 

È ammesso il riscatto del corso legale di laurea a condizione che:

1) l’interessato abbia conseguito il titolo di studio

2) e purché i periodi per i quali si chiede il riscatto non siano coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa o da riscatto sia presso il fondo cui è diretta la domanda stessa, sia negli altri regimi previdenziali previsti dalla legge.

Sono esclusi dalla possibilità di riscatto:

– i periodi di iscrizione fuori corso;

– i periodi già coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa o da riscatto.

Si possono riscattare:

– i diplomi universitari (corsi di durata non inferiore a due anni e non superiore a tre);

– i diplomi di laurea (corsi di durata non inferiore a quattro e non superiore a sei anni);

– i diplomi di specializzazione che si conseguono successivamente alla Laurea ed al termine di un corso di durata non inferiore a due anni;

– i dottorati di ricerca i cui corsi sono regolati da specifiche disposizioni di legge;

– i titoli accademici introdotti dal decreto n. 509 del 3 novembre 1999 cioè: Laurea (L), al termine di un corso di durata triennale e Laurea specialistica (LS), al termine di un corso di durata biennale cui si accede con la laurea.

– i diplomi rilasciati dagli Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale con riguardo ai nuovi corsi attivati a decorrere dall’anno accademico 2005/2006 e che danno luogo al conseguimento dei seguenti titoli di studio: diploma accademico di primo livello; diploma accademico di secondo livello; diploma di specializzazione; diploma accademico di formazione alla ricerca.

Il riscatto può riguardare tutto il periodo o singoli periodi. A partire dal 12 luglio 1997 è data la facoltà di riscattare due o più corsi di laurea, anche per i titoli conseguiti anteriormente a questa data.

L’onere di riscatto è determinato sulla base delle norme che disciplinano la liquidazione della pensione, tenuto conto della collocazione temporale dei periodi oggetto di riscatto [1]. In particolare, per i periodi da riscattare che si collocano dopo il 31 dicembre 1995, il corrispondente onere è determinato applicando l’aliquota contributiva in vigore alla data di presentazione della domanda di riscatto, nella misura prevista per il versamento della contribuzione obbligatoria dovuta alla gestione pensionistica dove opera il riscatto stesso.

Conviene pertanto riscattare i periodi di studio finché si gode di un reddito basso e di una conseguente aliquota contributiva esigua!

Il contributo può essere versato in unica soluzione ovvero in 120 rate mensili senza l’applicazione di interessi. L’interessato può estinguere il debito anche in un numero minore di rate e comunque senza applicazione di interessi.

La facoltà di riscatto laurea può essere esercitata anche dai soggetti non iscritti ad alcuna forma obbligatoria di previdenza che non abbiano iniziato l’attività lavorativa in Italia o all’estero.

Riscatto laurea richiesto dai soggetti inoccupati
L’onere dei periodi da riscatto è costituito dal versamento di un contributo, per ogni anno da riscattare, pari al livello minimo imponibile annuo degli artigiani e commercianti moltiplicato per l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dell’assicurazione generale obbligatoria (vigente nell’anno di presentazione della domanda). Per l’anno 2013 il reddito minimo annuo da prendere in considerazione ai fini del calcolo del contributo è pari a € 14.930,00 [2]. A detto importo va applicata l’aliquota del 33%. Quindi, chi volesse riscattare il periodo di laurea come inoccupato presentando domanda nel corso del 2013 dovrebbe pagare, per un anno di corso , un importo pari a € 4.926,90.

 
ATTENZIONE

Il mancato versamento dell’importo in unica soluzione o della prima rata sarà considerato come rinuncia alla domanda.

Il tardivo versamento dell’importo in unica soluzione o della prima rata sarà considerato, a richiesta e ove consentito dalla normativa, come nuova domanda, presentata il giorno del versamento tardivo.

Il tardivo versamento delle rate successive potrà anch’esso essere considerato, a richiesta e ove consentito dalla normativa, come nuova domanda.

Tuttavia, per non più di cinque volte, il ritardato versamento verrà ritenuto valido, con l’addebito degli interessi di dilazione, se effettuato entro trenta giorni dalla data di scadenza del bollettino.

L’interruzione del pagamento rateale dell’onere di riscatto comporta l’accredito di un periodo contributivo di durata proporzionale all’importo del capitale versato.

note

[1] Periodi da riscattare che si collocano fino al 31/12/1995 e successivamente a tale data;

[2] Circolare n.14 del 03.02.2012.

Autore immagine: 123rf.com

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