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Diffusione immagini hot: tutto ciò che c’è da sapere

8 Dicembre 2020
Diffusione immagini hot: tutto ciò che c’è da sapere

Revenge porn e sexting: l’illecito scatta non solo per chi per primo diffonde il contenuto hard ma anche per chi lo condivide.

La diffusione di immagini hot, anche se ottenute con il consenso iniziale della vittima, integra il reato di revenge porn. Lo prevede l’articolo 613 ter del Codice penale, a norma del quale chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000. La stessa pena si applica anche a chi, dopo aver ricevuto tale materiale, lo diffonde a sua volta al fine di danneggiare la vittima.

La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla vittima oppure se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici.

Ecco alcune importanti informazioni da sapere sulla diffusione di immagini hot, ossia sul revenge porn (testualmente chiamato dal legislatore «reato di diffusione illecita di video e immagini sessualmente espliciti»).

Quanto tempo per denunciare la diffusione di immagini hot

Per il reato di revenge porn sono previsti 6 mesi di tempo per sporgere la querela alla polizia postale, ai carabinieri o alla Procura della Repubblica. Viene quindi raddoppiato l’ordinario termine di 3 mesi previsto per tutti gli altri reati.

Al di là della previsione della legge, il tempismo nell’azione resta fondamentale per fronteggiare efficacemente questo tipo di reato. Difatti, è noto che più passano i giorni in cui l’immagine viene diffusa, più è facile che la stessa venga visionata da un numero indeterminato di persone. 

Richiesta di rimozione delle immagini hot

Se il video o la foto sessualmente esplicita viene diffusa attraverso piattaforme, i relativi titolari hanno l’obbligo di rimuovere i contenuti illeciti. In questo caso, però, la violazione di tale obbligo non costituisce reato ma un semplice illecito civile che dà diritto a un risarcimento del danno [1]. Quindi, non è possibile sporgere querela contro le big company del web. 

Il risarcimento può essere richiesto solo a condizione che i detentori di tali piattaforme siano stati previamente informati della presenza del contenuto illecito e ne sia stata richiesta la rimozione. 

Cosa succede a chi riceve immagini hot e le diffonde ad altre persone?

Il revenge porn scatta a carico non solo del primo divulgatore dell’immagine o del video hot ma anche di tutti quelli che, avendo ricevuto da questi o da altri ancora il materiale illecito, lo diffondano a loro volta.

Nella formulazione della norma prevista dal Codice penale viene infatti punita anche l’attività di condivisione dei video o delle immagini sessualmente esplicite, a prescindere dal fatto che la vittima abbia o meno acconsentito alle riprese: ciò che conta è che il materiale venga diffuso senza il suo consenso. La pena è la stessa ed è prevista un’aggravante specifica per le condotte commesse online o ai danni di un ex partner.

Facciamo un esempio pratico.

Marianna si fa un selfie erotico e poi lo invia al proprio fidanzato Alberto. Alberto inoltra lo scatto all’amico Fabiano e quest’ultimo, a sua volta, fa lo stesso, con i propri amici. In questo caso, rispondono del reato di revenge porn sia Alberto che Fabiano.

Quindi, oggi è possibile punire, a titolo di revenge porn, anche i casi dei selfie scattati dalle vittime che poi vengono diffusi a terzi senza consenso.  

Cosa rischiano i genitori di chi viene condannato?

Il condannato per revenge porn che ha più di 14 anni deve scontare la sanzione penale come se fosse un maggiorenne. L’imputabilità penale infatti parte da 14 anni. Prima di 14 anni non rispondono del reato né l’autore, né i genitori.

Tuttavia, dei danni arrecati e del conseguente risarcimento rispondono i genitori se il fatto è stato commesso da una persona con meno di 18 anni di età. 

Dunque, i genitori degli autori minorenni sono chiamati a risarcire i danni non soltanto alla vittima, ma anche ai suoi genitori, costretti a cambiare abitudini di vita a causa del risalto sociale che le condotte di revenge porn possono avere anche nell’ambiente di lavoro [2]. A nulla rileva che la vittima sia consapevole che gli atti sessuali vengono filmati e del rischio di una loro eventuale diffusione.

Antonio frequenta abitualmente Giovanna. I due sono minorenni. Antonio chiede alla fidanzatina una “prova d’amore” consistente nell’acconsentire alla realizzazione del video di un rapporto sessuale da tenere comunque privato. La vittima acconsente, ma dopo qualche mese scopre che il filmato è stato diffuso online. In questo caso, Antonio risponde di revenge porn e ne subisce le sanzioni penali. I genitori di Antonio dovranno risarcire i danni a Giovanna e ai genitori di costei.


note

[1] Artt. 16 e 17 del Dlgs 70/2003

[2] Corte di appello di Perugia, sentenza n. 400 dell’11 settembre 2020.

Autore immagine: depositphotos.com


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