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Compiti e obblighi di un amministratore di sostegno

6 Marzo 2021 | Autore:
Compiti e obblighi di un amministratore di sostegno

Le persone non pienamente autonome, fisicamente o psicologicamente, possono essere tutelate ricorrendo ad un strumento giuridico specifico, che ne limita la capacità di agire nella giusta maniera.

Una cugina che abita in una città diversa da quella dove risiedi, rimasta sola dopo la morte della madre, non è in grado di badare a sé stessa. Ne hai parlato con il tuo avvocato e questi ti ha consigliato di ricorrere in tribunale per la nomina di un amministratore di sostegno (Ads). Ma chi è tale soggetto e quali sono i compiti e gli obblighi di un amministratore di sostegno? Si tratta di una figura istituita dal legislatore italiano [1] al fine di tutelare coloro che, a causa di una infermità fisica o di una infermità o di una menomazione psichica, si trovano nell’impossibilità anche temporanea di provvedere ai propri interessi.

Questo strumento, la cui previsione ha comportato una notevole semplificazione delle modalità di tutela delle persone più fragili rispetto all’interdizione e all’inabilitazione, consente al giudice di limitare la capacità di agire del soggetto beneficiario nella misura ritenuta più idonea in relazione al singolo caso specifico ed alla gravità dell’infermità di cui il soggetto stesso è affetto.

A quali soggetti spetta la tutela?

Il ricorso all’istituto dell’amministratore di sostegno è giustificato dalla presenza di due requisiti: uno di tipo soggettivo, ovvero la menomazione fisica o psichica dell’eventuale beneficiario, l’altro di tipo oggettivo, cioè l’impossibilità di questi di provvedere ai propri interessi. Tali requisiti devono coesistere e possono anche non avere il carattere della permanenza ma essere temporanei [2].

Possono beneficiare della misura, quindi, le persone affette da:

  1. infermità mentali e menomazioni psichiche quali patologie psichiatriche, ritardo mentale, sindrome di down, autismo, malattia di Alzheimer, demenze, abuso di sostanze stupefacenti e alcol dipendenza ma, anche, prodigalità, shopping compulsivo, ludopatia, talvolta anche in assenza di una specifica patologia [3];
  2. infermità fisiche, come quelle riportate a seguito di un ictus oppure malattie degenerative o in fase terminale, handicap fisici e motori, patologie oncologiche.

I soggetti interessati dalla tutela, conservano la capacità di agire per gli atti per i quali non è prevista l’assistenza o la rappresentanza necessaria dell’amministratore di sostegno.

Chi può chiedere la nomina dell’amministratore di sostegno

Possono chiedere la nomina dell’amministratore di sostegno [4]:

  • lo stesso beneficiario, qualora non sia interdetto o inabilitato;
  • il coniuge o la persona stabilmente convivente;
  • i parenti entro il quarto grado (quali ad esempio i genitori, i figli, i nipoti, i cugini);
  • gli affini entro il secondo grado (come la suocera, il genero, il fratello della moglie);
  • il tutore o il curatore del beneficiario;
  • il pubblico ministero;
  • l’unito civilmente in favore del proprio compagno;
  • i responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona, ove a conoscenza di fatti tali da rendere opportuna l’apertura del procedimento di amministrazione di sostegno.

Come avviene la nomina dell’amministratore di sostegno

Per ottenere la nomina dell’amministratore di sostegno occorre presentare un apposito ricorso presso il tribunale (ufficio del giudice tutelare) del luogo di residenza o di domicilio del soggetto destinatario della misura. Nel ricorso, devono essere specificati i motivi per i quali si ritiene necessaria la misura di protezione.

Il giudice tutelare decide sull’istanza con un decreto motivato immediatamente esecutivo.

La scelta dell’amministratore di sostegno va effettuata con esclusivo riguardo alla cura e agli interessi della persona beneficiaria [5]. Pertanto, va scelto preferibilmente il coniuge o la persona stabilmente convivente col beneficiario, in subordine i parenti entro il quarto grado e il soggetto designato dal beneficiario con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata.

Il giudice tutelare può anche scegliere una persona estranea ovvero un professionista iscritto in un elenco tenuto presso il tribunale.

Quali sono i compiti e gli obblighi di un amministratore di sostegno

Nel decreto di nomina, il giudice tutelare individua:

  • l’oggetto dell’incarico e degli atti che l’amministratore di sostegno ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario;
  • la durata dell’incarico, che può essere anche a tempo indeterminato;
  • gli atti che il beneficiario è in grado di compiere da solo senza l’assistenza dell’amministratore;
  • i limiti, anche periodici, delle spese che l’amministratore di sostegno può sostenere e la periodicità con la quale deve riferire al giudice circa l’attività svolta e le condizioni di vita personale e sociale del beneficiario [6].

Nell’oggetto della tutela sono delineati i compiti dell’amministratore di sostegno, che possono attenere, alternativamente o congiuntamente, alla:

  1. cura della persona del beneficiario, sia in ordine al suo stato di salute (ad esempio, spetta all’Ads effettuare le scelte sanitarie necessarie ed intrattenere i rapporti con il medico) sia in relazione agli aspetti relazionali e sociali (ad esempio, l’Ads sceglie il luogo dove il beneficiario deve vivere, lo aiuta nella ricerca di un’eventuale occupazione oppure stabilisce l’inizio di una terapia di sostegno psicologico, ecc.);
  2. amministrazione del patrimonio del beneficiario, con riferimento ai beni mobili, quali ad esempio la pensione o lo stipendio, e a quelli immobili, e alla gestione delle sue risorse finanziarie, al fine della conservazione e del soddisfacimento delle necessità ordinarie e straordinarie del medesimo.

Nell’adempimento dei propri compiti, l’amministratore di sostegno deve [7]:

  • avere riguardo ai bisogni e alle aspirazioni del beneficiario;
  • informare tempestivamente il beneficiario circa gli atti da compiere nonché il giudice tutelare in caso di dissenso del beneficiario stesso;
  • dare seguito all’incarico per una durata di dieci anni, ad eccezione dei casi in cui l’amministratore sia il coniuge o la persona stabilmente convivente, un ascendente o un discendente del beneficiario.

In caso di contrasto, di scelte o di atti dannosi ovvero di negligenza nel perseguire l’interesse o nel soddisfare i bisogni o le richieste del beneficiario, questi, il pubblico ministero o i familiari possono ricorrere al giudice tutelare, che adotta con decreto motivato gli opportuni provvedimenti, come ad esempio la sostituzione dell’amministratore.

Qual è il compenso dell’amministratore di sostegno

La legge prevede in generale la gratuità dell’incarico dell’Ads [8]. Tuttavia, il giudice tutelare può liquidare un’equa indennità in favore dell’amministratore di sostegno, tenuto conto del patrimonio del beneficiario e della difficoltà dell’amministrazione. A tal fine l’amministratore, al momento del deposito del rendiconto annuale, può presentare un’istanza per la liquidazione di tale indennità.

Spetta, poi, al giudice tutelare determinarne l’importo a propria discrezione, non essendo previsti dei criteri univoci per la quantificazione. Contro il decreto di liquidazione dell’indennità gli interessati possono proporre opposizione al tribunale in composizione collegiale.


note

[1] L. n. 6/2004.

[2] Art. 404 cod. civ.

[3] Cass. Civ. n. 5492 del 07.03.2018.

[4] Artt. 406 e 417 cod. civ.

[5] Art. 498 cod. civ.

[6] Art. 405 co. 5 cod. civ.

[7] Art. 410 cod. civ.

[8] Art. 411 co. 1 cod. civ.


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