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Chi fa l’interrogatorio di garanzia?

6 Marzo 2021
Chi fa l’interrogatorio di garanzia?

Cosa sono le misure cautelari, chi è giudice competente e quali sono i termini per l’interrogatorio di garanzia.

Ti hanno notificato un provvedimento del giudice col quale sei stato messo agli arresti domiciliari; sei stato inoltre informato che sarai sottoposto ad interrogatorio di garanzia. Ti stai ponendo una serie di domande: di cosa si tratta? Cosa accadrà? E chi fa l’interrogatorio di garanzia? Prima di poter rispondere a questa domanda è necessario capire in quali casi si deve procedere a interrogatorio di garanzia. Dobbiamo quindi occuparci di un argomento un po’ più ampio, ossia delle misure cautelari.

Le misure cautelari: cosa sono?

Le misure cautelari sono provvedimenti che vengono adottati in un procedimento penale con lo scopo di evitare che il trascorrere del tempo possa compromettere lo svolgersi degli accertamenti dell’autorità giudiziaria e di conseguenza il loro risultato. Un processo penale, infatti, può durare anni e c’è il rischio che alcuni elementi di prova utili possano andare persi.

Si pensi, ad esempio, al caso del marito che maltratta abitualmente la moglie con violenze fisiche e psicologiche. Solitamente, in queste ipotesi, il giudice ordina l’allontanamento dalla casa familiare, allo scopo di evitare che in attesa dello svolgimento del processo il soggetto possa protrarre la sua condotta criminosa o addirittura portarla a conseguenze estreme.

Il nostro Codice di procedura penale prevede diverse tipologie di misure cautelari, che possono essere personali o reali.

Le misure cautelari personali si distinguono, a loro volta, in:

  • coercitive: si tratta di provvedimenti che incidono sulla libertà personale come ad esempio il divieto di espatrio [1], l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria [2], l’allontanamento dalla casa familiare [3], il divieto o l’obbligo di dimora [4], gli arresti domiciliari (con i quali si prescrive all’imputato di non allontanarsi dalla propria abitazione) [5], la custodia cautelare in carcere (la misura più grave in assoluto con cui il giudice ordina di condurre il soggetto in un luogo di custodia)[6], la custodia cautelare in luogo di cura (in caso di infermità di mente) [7];
  • interdittive: si tratta di provvedimenti con i quali vengono limitati alcuni diritti o facoltà. Appartengono a tale categoria la sospensione dell’esercizio della responsabilità genitoriale [8], la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio [9], il divieto di esercitare determinate professioni, imprese o uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese [10].

Le misure cautelari possono essere anche reali: come dice il nome stesso, si tratta di provvedimenti che hanno ad oggetto un bene e vengono definite “sequestri“; essi si distinguono in:

  • sequestro conservativo: è un provvedimento con il quale si intende sottrarre all’imputato la disponibilità di un determinato bene in vista del pagamento della sanzione o del risarcimento dei danni [11] (ad esempio, per garantire il risarcimento alla vittima del reato nei casi in cui vi è il pericolo che l’imputato possa disperdere il denaro di cui è in possesso per sottrarsi al pagamento);
  • sequestro preventivo: tale misura viene emessa quando vi è il pericolo che la disponibilità di un bene potrebbe aggrevare o protrarre le conseguenze di un reato [12]. Si pensi al caso in cui, ad esempio, venga sequestrato un macchinario non a norma che ha causato un incidente sul lavoro in cui sono rimasti gravemente feriti degli operai; in tal caso, la misura cautelare è necessaria per evitare che si verifichino altri fatti analoghi.

Misure cautelari: quando si applicano?

Il Codice di procedura penale stabilisce delle condizioni che devono sussistere per poter applicare le misure cautelari.

Per poter emettere un provvedimento cautelare è necessario, innanzitutto, che il reato per cui si procede sia grave [13]. Bisogna, inoltre, che sussistano dei gravi indizi di colpevolezza [14]: devono esistere, cioè, degli elementi concreti da cui desumere l’esistenza di un fatto di reato.

Infine, è necessario che vi siano le esigenze cautelari[15], cioè il pericolo di inquinamento delle prove (nel caso in cui ad esempio l’imputato provi a nascondere elementi che possono dimostrare la sua colpevolezza), il pericolo di fuga del reo o il pericolo che questi possa commettere altri reati.

Se ricorrono tali condizioni, il giudice per le indagini preliminari, su richiesta del pubblico ministero, emette un atto che viene definito ordinanza cautelare [15], con la quale viene applicata all’indagato la misura ritenuta adeguata.

L’interrogatorio di garanzia

Dopo questa breve panoramica sulle tipologie di provvedimenti cautelari che il giudice può adottare nel corso del processo penale, torniamo al nostro esempio iniziale ed all’interrogatorio di garanzia [16].

L’interrogatorio di garanzia viene generalmente indicato come il primo atto compiuto dopo l’applicazione di una misura personale e che deve essere obbligatoriamente posto in essere affinché la misura stessa sia valida. Il fine è quello di porre la persona raggiunta dalla misura cautelare in condizione di difendersi dalle accuse e di contestare i gravi indizi di colpevolezza ritenuti a suo carico; in seguito all’interrogatorio, poi, il giudice valuterà se permangono le condizioni di applicabilità e le esigenze cautelari.

Come affermato anche dalla Corte di Cassazione “La funzione dell’interrogatorio di garanzia è quella di consentire alla persona privata della libertà di entrare rapidamente in contatto con il giudice che ha imposto la cautela attivando una sorta di contraddittorio postumo che consenta all’accusato di allegare una eventuale versione antagonista cosi garantendo un tempestivo controllo della correttezza del provvedimento emesso inaudita altera parte”[17].

Il nostro legislatore ha stabilito tempi precisi entro cui procedere a tale adempimento.

Se è stata applicata la custodia cautelare in carcere, il termine per procedere all’interrogatorio è di cinque giorni dall’inizio dell’esecuzione della misura; se, invece, il soggetto è sottoposto ad un’altra misura (coercitiva o interdittiva), l’interrogatorio deve essere effettuato nel termine di dieci giorni dall’esecuzione. Tali termini sono stabiliti a pena di inefficacia della misura: ciò significa che se, ad esempio, non si procede nel termine di cinque giorni all’interrogatorio del soggetto condotto in carcere, questi dovrà essere rilasciato.

Interrogatorio di garanzia: chi vi procede?

Il nostro legislatore ha stabilito che il giudice che provvede all’interrogatorio di garanzia è il giudice delle indagini preliminari che ha emesso l’ordinanza cautelare.

Il Codice di procedura penale prescrive che le modalità con cui il giudice deve procedere all’interrogatorio di garanzia sono quelle che valgono in genere in materia di interrogatorio. Ciò vuol dire che l’indagato (o imputato) ha diritto a presentarsi libero davanti al giudice e che non possono essere utilizzati metodi che possono influire sulla sua autodeterminazione o sulla capacità di riferire i fatti.

Prima di iniziare l’interrogatorio, il giudice dovrà dare degli avvertimenti [18], ossia:

  • che quanto dichiarato dal soggetto potrà essere sempre usato nei suoi confronti;
  • che ha la facoltà di non rispondere (comunque il procedimento penale proseguirà il suo corso);
  • che se riferirà fatti che riguardano responsabilità di altri soggetti, potrà essere sentito in qualità di testimone.

Nel caso in cui il soggetto si avvalga della facoltà di non rispondere, la giurisprudenza ha precisato che il silenzio dell’indagato in sede di interrogatorio di garanzia non può essere utilizzato quale elemento di prova a suo carico, ma da tale comportamento processuale il giudice può comunque ricavare argomenti di prova, utili per la valutazione delle altre circostanze acquisite [19].

Dopo aver dato gli avvertimenti preliminari sopra elencati, il giudice dovrà contestare in forma chiara e precisa il fatto di reato per cui il soggetto è indagato e per il quale è stato sottoposto a misura ed invitarlo ad esporre quanto ritiene utile per la sua difesa.

L’interrogatorio di garanzia, al quale ha l’obbligo di partecipare anche il difensore dell’indagato, deve essere inoltre documentato, altrimenti non potrà essere utilizzato nel processo.


note

[1] Art. 281 cod. proc. pen.

[2] Art. 282 cod. proc. pen.

[3] Art. 282 bis cod. proc. pen.

[4] Art. 283 cod. proc. pen.

[5] Art. 284 cod. proc. pen.

[6] Art. 285 cod. proc. pen.

[7] Art. 286 cod. proc. pen.

[8] Art. 288 cod. proc. pen.

[9] Art. 289 cod. proc. pen.

[10] Art. 290 cod. proc. pen.

[11] Art. 316 cod. proc. pen.

[12] Art. 321 cod. proc. pen.

[13] Art. 280 cod. proc. pen.

[14] Art. 273 cod. proc. pen.

[15] Art. 274 cod. proc. pen.

[16] Art. 294 cod. proc. pen.

[17] Corte Cass. sent. n. 26343/2020.

[18] Artt. 64 e 65 cod. proc. pen.

[19] Corte Cass. sent. n. 6348/2015.


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