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Imputato risarcisce: la pena si può ridurre?

8 Dicembre 2020 | Autore:
Imputato risarcisce: la pena si può ridurre?

Risarcimento preventivo della persona indagata: a quali condizioni si può accedere all’attenuante comune del ristoro del danno?

La legge è uguale per tutti. Un principio troppe volte messo in discussione da tristi episodi di malagiustizia legati a vicende di corruzione e abusi, soprattutto da parte di chi, rivestendo un ruolo pubblico, si è lasciato tentare da illeciti vantaggi. Spesso i più potenti e ricchi si avvantaggiano della propria condizione per manipolare gli ingranaggi della giustizia a proprio piacimento. Bisogna sapere, però, che a volte è proprio la legge italiana a prevedere che i più facoltosi possano godere di qualche vantaggio. Ad esempio: se l’imputato risarcisce, la pena si può ridurre?

Paradossalmente, secondo l’ordinamento giuridico italiano, chi può permettersi di risarcire la vittima, anche magari offrendo fior di quattrini, può ottenere uno sconto di pena. Con buona pace di chi, non avendo nulla, non può riparare al torto arrecato. Si tratta di un meccanismo ben noto negli Stati Uniti, ove addirittura si può pagare per uscire dal carcere (la famosa cauzione, valida per le misure cautelari). Come vedremo, non si tratta di un’ingiustizia per favorire i ricchi, quanto piuttosto di un modo per cercare di ristorare la vittima del danno patito. Il fatto è che questo modo di ottenere l’attenuazione della pena premia chi può permettersi di pagare un lauto risarcimento, soprattutto se si tratta di crimini molto gravi. Vediamo cosa dice la legge a proposito della riduzione della pena a seguito di risarcimento del danno.

Circostanze attenuanti: cosa sono?

Per circostanze attenuanti si intendono quelle condizioni al ricorrere delle quali l’autore del reato ha diritto a uno sconto di pena, normalmente pari a un terzo del totale.

Le circostanze attenuanti si oppongono a quelle aggravanti, le quali invece sortiscono l’effetto contrario di provocare un aumento della pena, anch’esso pari a un terzo della condanna finale.

Risarcimento del danno: è un’attenuante?

Tra le attenuanti comuni che la legge riconosce c’è anche quella di aver risarcito il danno alla vittima del reato.

Per legge, l’autore del reato che, prima del giudizio, ha riparato interamente il danno mediante il risarcimento di esso e, quando sia possibile, mediante la restituzione di ciò che ha illecitamente sottratto, beneficia di uno sconto di pena pari a un terzo [1].

Risarcimento: quando si ha diritto alla riduzione della pena?

Il risarcimento del danno costituisce un’attenuante e, quindi, conferisce il diritto a ottenere uno sconto di pena, solo se ricorrono le seguenti condizioni:

  • il ristoro sia avvenuto prima dell’inizio del processo (cioè, del giudizio di primo grado);
  • il risarcimento sia congruo, nel senso che non deve trattarsi di un’offerta simbolica ma reale e proporzionata al danno arrecato;
  • quando possibile, il risarcimento sia accompagnato anche dalla restituzione del maltolto (il che evidentemente avviene nei casi di furto, rapina, appropriazione indebita, ecc., cioè in tutte le ipotesi in cui c’è una sottrazione illegittima degli altrui beni).

Quanto appena detto fa comprendere come la riduzione di pena legata al pagamento del risarcimento o alla restituzione di quanto sottratto sia legata alla spontaneità del pagamento: la legge non obbliga l’indagato a risarcire il danno, semplicemente lo invita a fare ciò con la promessa di dargli in cambio uno sconto di pena.

Secondo la giurisprudenza [2], è necessario che la riparazione del danno, oltre che volontaria ed integrale, sia anche effettiva, nel senso che la somma di danaro proposta dall’imputato come risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale deve essere offerta alla parte lesa in modo da consentire alla medesima di conseguirne la disponibilità concretamente e senza condizioni di sorta, nel rispetto delle prescrizioni civilistiche relative al versamento diretto del danaro o a forme equipollenti che rivelano la reale volontà dell’imputato di eliminare, per quanto possibile, le conseguenze dannose del reato commesso.

Va inoltre precisato che l’imputato che vuole beneficiare dell’attenuante deve provvedere al risarcimento e all’eventuale restituzione anche con riferimento alle persone offese non costituite in giudizio.

Ad esempio, se la vittima del reato è un minorenne, il risarcimento dovrà essere corrisposto anche se il minore non potrà direttamente costituirsi parte civile nel processo.

In altre parole, il risarcimento del danno e la restituzione prescinde dall’eventuale costituzione di parte civile in giudizio.

Condanna al pagamento dei danni: cos’è?

Come ricordato nel paragrafo precedente, il risarcimento da parte dell’imputato gli consente di ottenere la riduzione della pena solamente se la restituzione o il ristoro avvenga prima dell’udienza di primo grado.

Ciò permette di distinguere il risarcimento volto a ottenere l’attenuante dalla condanna finale al pagamento dei danni.

Ogni colpevole, infatti, può essere condannato dal giudice a risarcire i danni patiti dalla vittima, se questa si è costituita parte civile.

Questo tipo di risarcimento, però, non ha niente a che vedere con quello fatto spontaneamente prima dell’inizio del processo: solo quest’ultimo dà diritto alla riduzione della pena. Il risarcimento a cui costringe il giudice non conferisce alcun beneficio al condannato.

Lo stesso accade nelle ipotesi in cui il giudice è costretto dalla legge a condannare il colpevole alla restituzione dei proventi illeciti.

Ad esempio, con la sentenza di condanna per i maggiori reati commessi dai pubblici ufficiali (peculato, concussione, abuso d’ufficio, ecc.), il giudice deve ordinare il pagamento di una somma equivalente al prezzo o al profitto del reato a titolo di riparazione pecuniaria in favore dell’amministrazione lesa dalla condotta del pubblico ufficiale o dell’incaricato di un pubblico servizio, restando impregiudicato il diritto al risarcimento del danno [3].

Questo tipo di risarcimento fa parte della condanna e si aggiunge alla pena detentiva. Di conseguenza, il pubblico ufficiale condannato a restituire i soldi rubati alla pubblica amministrazione non avrà diritto allo sconto di pena, in quanto il suo ristoro è una conseguenza obbligata della condanna.

Imputato risarcisce: la riduzione vale per tutti i reati?

Il risarcimento preventivo consente all’imputato di ottenere uno sconto di pena a prescindere dal reato commesso.

In altre parole, trattandosi di attenuante comune, il risarcimento del danno (patrimoniale e non patrimoniale) permette di beneficiare della riduzione di pena anche nel caso di reati che nulla abbiano a che vedere con il patrimonio, come ad esempio il delitto di lesioni personali o perfino la violenza sessuale.

In casi del genere, però, è più difficile valutare l’entità del danno da risarcire. Ad esempio, in tema di atti sessuali con minorenne, la giurisprudenza ha stabilito che la valutazione della congruità dell’offerta risarcitoria ai fini del riconoscimento dell’attenuante non può essere condotta sulla scorta di un semplice criterio equitativo ma deve tener conto della dimensione concreta degli effetti del reato, da determinarsi anche con l’ausilio di perizie mediche o psicologiche [4].

Peraltro, sempre la giurisprudenza ha ricordato che un risarcimento dei danni non integrale, seppure non consente il riconoscimento dell’attenuante comune finora analizzata, può essere comunque valutato dal giudice in funzione della concessione delle attenuanti generiche [5], consentendo ugualmente all’imputato di ottenere, in caso di condanna, uno sconto di pena pari a un terzo.


note

[1] Art. 62, numero 6, cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 21517/2018.

[3] Art. 322-quater, cod. pen.

[4] Cass., sent. n. 45179/2013.

[5] Cass., sent. n. 34522/2013.

Autore immagine: canva.com/


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