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Trauma cranico: ultime sentenze

18 Maggio 2021
Trauma cranico: ultime sentenze

Reato di lesioni personali volontarie; aggravante del fatto commesso con armi; omessa predisposizione delle misure antinfortunistiche sul posto di lavoro; colpa medica; responsabilità del datore di lavoro.

Fratture postali multiple e trauma cranico

Non ricorre la circostanza attenuante della provocazione di cui all’Art. 62 n. 2 c.p. se l’azione del reato commesso sia talmente grave e macroscopica da eludere lo stato d’ira.

(Nel caso di specie, l’imputato al quale la figlia di minore età aveva riferito che il soggetto aggredito le aveva offerto della sostanza stupefacente, pur provocando uno stato d’ira nell’aggressore non era tale da giustificare la circostanza attenuante poiché l’imputato, con calci e pugni aveva aggredito il soggetto che non aveva opposto alcuna resistenza, provocandogli lesioni consistite in fratture postali multiple e trauma cranico, con una reazione pertanto del tutto sproporzionata rispetto al fatto ingiusto).

Corte appello L’Aquila, 15/11/2019, n.2255

Reato di lesioni personali volontarie

In relazione al reato di lesioni personali volontarie, ricorre la circostanza aggravante del fatto commesso con armi, ex art. 4, comma 2, l. n. 110/1975, qualora venga adoperato qualsiasi strumento che, nelle circostanze di tempo e di luogo in cui sia portato, sia potenzialmente utilizzabile per l’offesa della persona.

Nel caso di specie, la Corte d’appello ha ritenuto corretta la decisione di prime cure laddove riteneva sussistente l’aggravante in esame, in quanto l’imputato, nel cagionare le lesioni personali contestategli, aveva fatto uso di un vaso, ovvero di un oggetto da ritenere a tutti gli effetti quale arma impropria.

(Nello specifico, l’imputato aveva rotto il vaso sulla testa del padre della sua compagna, cagionando a costui lesioni personali consistite in trauma cranico con ferita lacero contusa del cuoio capelluto e frattura pluriframmentaria della ossa proprie, giudicate guaribili in otto giorni).

Corte appello Roma sez. I, 04/09/2019, n.9739

L’attenuante della provocazione e lo stato d’ira

Non ricorre la circostanza attenuante della provocazione di cui all’Art. 62 n. 2 c.p. se l’azione del reato commesso sia talmente grave e macroscopica da eludere lo stato d’ira. (Nel caso di specie, l’imputato al quale la figlia di minore età aveva riferito che il soggetto aggredito le  aveva offerto della sostanza stupefacente, pur provocando uno stato d’ira nell’aggressore non era tale da giustificare la circostanza attenuante poiché l’imputato, con calci e pugni aveva aggredito il soggetto che non aveva opposto alcuna resistenza, provocandogli lesioni consistite in fratture postali multiple e trauma cranico, con una reazione pertanto del tutto sproporzionata rispetto al fatto ingiusto).

Corte appello L’Aquila, 15/11/2019, n.2255

Lesioni gravi o gravissime e incidente stradale

Le lesioni gravi o gravissime conseguenti ad un incidente stradale sono procedibile d’ufficio. Nel caso di specie, si trattava di un soggetto che si era messo alla guida in stato di ebbrezza alcolico e che per negligenza imprudenza imperizia inosservanza delle norme disciplinanti la circolazione stradale perdeva il controllo del veicolo deviando la propria traiettoria di marcia e dopo aver impresso sul manto stradale due tracce gommose fuoriusciva dalla sede stradale impattando violentemente contro la scarpata erbosa e sbalzava dal veicolo il passeggero che riportava un trauma cranico encefalico con ematoma, lesioni contusive emorragiche,  emorragia subaracnoidea, frattura dell’osso occipitale ed edema cerebrale diffuso).

Tribunale Terni, 15/05/2019, n.547

Infortunio sul lavoro e responsabilità del datore di lavoro

Al fine di configurare la responsabilità del datore di lavoro, a fronte di infortuni verificatisi sul luogo del lavoro, non occorre la violazione di specifiche norme dettate per la prevenzione degli infortuni, essendo sufficiente che l’evento dannoso si sia verificato a causa dell’omessa adozione di quelle misure e accorgimenti imposti all’imprenditore dall’articolo 2087 del Cc, ai fini della più efficace tutela dell’integrità fisica del lavoratore.

Inoltre, il nesso causale tra la condotta colposa del datore di lavoro per l’omessa predisposizione delle prescrizioni antinfortunistiche e l’evento non è interrotto dal comportamento imprudente del lavoratore, giacché le norme antinfortunistiche sono dettate al fine di ottenere la sicurezza delle condizioni di lavoro, anche quando gli stessi lavoratori per imprudenza, disattenzione, assuefazione al pericolo possono provocare l’evento.

Ciò posto, nella fattispecie, il Tribunale ha riconosciuto la responsabilità del datore di lavoro per l’incidente occorso a un operaio che, nel corso del sollevamento di un tamburo in alluminio, a seguito di uno sbilanciamento dello stesso, subiva un trauma cranico.

Tribunale Pescara, 04/04/2018, n.1022

Caduta accidentale e trauma cranico

In tema di colpa medica l’osservanza da parte del medico delle linee guida accreditate dalla comunità scientifica comporta l’insussistenza del reato di omicidio o lesioni per colpa lieve. (Nel caso di specie, si trattava di una signora di anni 65 che a causa di una caduta accidentale aveva riportato un trauma cranico, il medico dopo aver eseguito una tac richiedeva una visita specialistica neurologica che escludeva la necessità di un intervento chirurgico e suggeriva un controllo evolutivo in funzione dell’evoluzione clinica, la paziente dopo alcuni giorni veniva dimessa senza esperire nuova tac, ma subito dopo decedeva a seguito di una emorragia).

Tribunale La Spezia sez. uff. indagini prel., 20/02/2017, n.187

Trauma cranico: le dichiarazioni della persona offesa

Risponde del reato di cui all’art. 582 c.p. colui che con spinte, calci e pugni nonché tirando i capelli cagiona lesioni giudicate guaribili in sei giorni (nella specie: trauma cranico e contusioni multiple) risultando ciò sia dai certificati medici che dalle dichiarazioni della persona offesa ritenuta attendibile.

Tribunale Napoli sez. I, 21/12/2015, n.18034

Trauma cranico e diritto al risarcimento del danno

In tema di prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante da fatto illecito, la previsione dell’art. 2947 c.c. (secondo il quale, se il fatto è previsto dalla legge come reato, e per il reato stesso è prevista una prescrizione più lunga, questa si applica anche all’azione civile) si riferisce, senza alcuna discriminazione, a tutti i possibili soggetti passivi della pretesa risarcitoria, e si applica, pertanto, non solo all’azione civile esperibile contro la persona penalmente imputabile, ma anche all’azione civile diretta contro coloro che siano tenuti al risarcimento a titolo di responsabilità indiretta.

(Nella specie, la Corte ha ritenuto applicabile il su esposto principio, atteso che la vertenza aveva ad oggetto l’azione di risarcimento proposta dalla sorella di una passeggera di un aliscafo morta in seguito ad un grave trauma cranico riportato dopo che il mezzo su cui viaggiava aveva urtato violentemente contro una scogliera).

Cassazione civile sez. VI, 14/11/2014, n.24347

Violenza sessuale e lesioni al volto con trauma cranico

Anche la condotta di palpeggiamenti non seguita da congiunzione carnale può integrare l’ipotesi prevista dal comma 1 dell’art. 609 bis c.p. e non l’ipotesi lieve se la libertà di autodeterminazione della vittima e il suo stato d’animo siano stati gravemente compromessi e turbati.

(Nel caso di specie, in cui è stata riconosciuta l’integrazione del comma 1 dell’art. 609 bis c.p., si trattava di un palpeggiamento avvenuto dopo un breve inseguimento della vittima, che era scesa dall’autobus, terminato con percosse subite a causa della resistenza opposta, che portarono a lesioni al volto con trauma cranico).

Corte appello Roma sez. III, 17/01/2011, n.44

Trauma cranico-encefalico e amministratore di sostegno

Ad un soggetto gravemente disabile perché colpito da notevole trauma cranico-encefalico ed affetto da psicosi paranoide e lieve ritardo mentale, nonché sotto costante controllo farmacologico, con scarsa capacità di astrazione, non pienamente consapevole del significato e degli effetti dei vari avvenimenti, con scarse risorse cognitive, incapace di interpretare e di valutare la realtà, ma, al tempo stesso, nell’ambito dei controlli medici e dell’esame giudiziale, capace di dare compiute e non balzane o cervellotiche risposte sulla sua situazione familiare, e capace, altresì, di un eloquio povero di contenuti, ma con nessi associativi sufficientemente validi dovuti ad un, sia pur assai mediocre, senso logico, capace di riconoscere il conio ed il valore della moneta, deve essere applicata, a sua integrale ed esaustiva tutela, l’ads, e non l’interdizione o l’inabilitazione: la prima sarebbe una misura eccessiva che finirebbe per comprimere od annullare alcuni tra i diritti fondamentali della persona; la seconda svolgerebbe una funzione assai limitata e settoriale e sarebbe inefficace in situazioni complesse come quella de qua.

L’ads, invece, servirebbe a tutelare pienamente, e solo ove necessario, gli interessi materiali e spirituali dell’incapace, assicurando il suo diritto all’autodeterminazione “de presenti ac de futuro”, e agevolando con ogni probabilità un’eventuale evoluzione favorevole delle sue condizioni psicofisiche; l’amministratore di sostegno, più di ogni altro, può, invero, cogliere e soddisfare i bisogni e le aspirazioni del beneficiario, tenendolo, tra l’altro, costantemente informato sugli atti e negozi da compiere.

Tribunale Cassino, 12/11/2009

La realizzazione di un trauma indiretto

La lesione (nella specie: politrauma contusivo-distrattivo identificabile in un trauma cranico associato a distrazione del rachide cervicale, derivante da tamponamento) non è connessa all’eventuale mancato uso delle cinture di sicurezza, perché si verifica ugualmente in quanto il rachide è dotato di scarse connessioni e sostegno, che non impediscono la realizzazione di un trauma indiretto, tipo il c.d. “colpo di frusta”.

Giudice di pace Bari, 29/09/2009, n.6597

Morte del lavoratore e responsabilità del datore di lavoro

Il datore di lavoro, quale responsabile della sicurezza, ha l’obbligo di mantenere in buono stato di conservazione i mezzi di protezione messi a disposizione dei lavoratori e di sorvegliare che l’idoneità di detti mezzi persista nel tempo.

(Fattispecie nella quale la morte del lavoratore, dovuta a trauma cranico da caduta all’alto di un’autocisterna, era stata causata dallo stato di consunzione delle calzature, che impediva un’adeguata aderenza alla superficie metallica del mezzo, nonché dell’elmetto di protezione, che si era sfilato nella caduta a causa del sottogola consumato, mezzi rivelatisi inidonei a proteggerlo da una caduta dall’alto).

Cassazione penale sez. III, 18/03/2009, n.26344

Trauma cranico del militare a seguito di incidente

È dipendente da causa di servizio l’evento mortale (trauma cranico a seguito di incidente) occorso ad un militare durante la “libera uscita”, poiché questa costituisce un momento non estraneo al servizio di leva; di conseguenza, sussiste rapporto di causalità fra questo e l’incidente occorso durante la predetta “libera uscita”, salvo che il soggetto non vi abbia concorso con una condotta improntata a grave imprudenza.

Corte Conti, (Emilia-Romagna) sez. reg. giurisd., 21/08/2003, n.1818



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