L’esperto | Articoli

Caduta calcinacci: ultime sentenze

13 Dicembre 2020
Caduta calcinacci: ultime sentenze

Condominio; responsabilità da cose in custodia; omissione di lavori in edifici o costruzioni che minacciano la rovina.

Caduta di calcinacci e tegole

Fatto notorio è solo quello acquisito dalla collettività con tale grado di certezza da apparire indubitabile ed incontestabile, anche se in una limitata zona del territorio nazionale, ed in esso non possono farsi rientrare quegli elementi di valutazione che richiedono un preventivo accertamento di dati particolari.

(Nella specie, il giudice del merito, al fine di escludere la imprevedibilità di un evento, aveva ritenuto che costituisse fatto notorio la circostanza che, in tutto il territorio di Napoli, lo spirare di vento, anche con carattere di violenza non eccezionale, provoca la caduta di tegole e calcinacci, senza alcun riferimento a particolari zone o particolari edifici fatiscenti. La S.C. enunciando il principio di cui alla massima ha accolto il ricorso).

Cassazione civile sez. III, 16/09/1980, n.5277

Caduta di calcinacci sulla pubblica via

Nel reato di omissione di lavori in edifici che minacciano rovina (art. 677 c.p.) rientra nella nozione di pericolo di rovina anche una situazione che riguardi una parte dell’edificio, lesionata in modo da minacciare la caduta di materiale sulla pubblica via e da rappresentare un concreto pericolo per le persone. (Nel caso di specie si trattava dei balconi, lesionati in modo da minacciare la caduta di calcinacci sulla pubblica via).

Cassazione penale sez. I, 07/03/2007, n.12721

Danni causati dalla caduta di calcinacci

La responsabilità da cose i custodia del condominio include anche i danni causati dalla caduta di intonaco e\o calcinacci dai balconi privi di manutenzione e non sottoposti a lavori in quel periodo.

Tribunale Torre Annunziata sez. II, 24/07/2020, n.1189

Caduta di calcinacci e tutela della pubblica incolumità

In ragione dell’urgenza di intervenire, l’amministratore poteva sottoscrivere il contratto per l’esecuzione dei lavori senza autorizzazione dell’assemblea. Deve ritenersi che l’amministratore diligentemente e tempestivamente si sia adoperato ed attivato, a seguito dell’intervento e della diffida dei VV.FF., al fine di preservare e tutelare le parti comuni dell’edificio, e non solo la pubblica incolumità esposta alla caduta di grossi calcinacci e tegole ma gli stessi condomini proprietari, esposti al rischio di azioni di risarcimento danni nei loro confronti da parte di terzi.

Tribunale Bari sez. III, 27/05/2016, n.2924

Attività pericolosa: la modalità dell’esecuzione

I lavori di controllo e verifica di ancoraggio dell’intonaco delle facciate di un edificio, se comportano la caduta al suolo di calcinacci, costituiscono, per le modalità della loro esecuzione, attività pericolosa ai sensi dell’art. 2050 c.c.

Giudice di pace Perugia, 25/07/1997

Caduta di calcinacci e danni all’autoveicolo

Il mandatario a vendere un autoveicolo che, in sosta, abbia subito danni per la caduta di calcinacci da un edificio, è legittimato a chiederne il risarcimento ancorché non ne sia il proprietario, purché dimostri che il dovere di custodia della cosa altrui ha avuto un’incidenza negativa sulla sua sfera patrimoniale per colpa di un terzo.

Pretura Chieti, 22/05/1996

Caduta accidentale di calcinacci e responsabilità

Premesso che l’impresa edile esercita un’attività pericolosa da cui, ai sensi dell’art. 2050 c.c., va esente se prova di aver tutto il possibile per evitare il danno, se l’evento lesivo si è verificato perché nella serie causale si è inserita l’attività umana, la responsabilità è quella propria da custodia regolata dall’art. 2051 c.c., il quale considera come causa esimente il fortuito, il fatto del terzo o quello stesso danneggiato. In definitiva il danno deve essere stato prodotto da qualcosa che è all’esterno dell’influenza del proprietario/custode.

(Nel giudizio di opposizione al verbale di irrogazione di sanzione amministrativa, è risultata carente la prova che un evento esterno all’influenza dell’imprenditore aveva causato la caduta accidentale di calcinacci dalla carrucola sollevata dal montacarichi).

Giudice di pace Bari, 11/06/2010, n.5048

Caduta di calcinacci e transennamento del marciapiede 

Posto che l’adozione di una misura precauzionale (nella specie, transennamento di marciapiede per caduta di calcinacci da un edificio) costituisce mera attività materiale del comune in mancanza di un’ordinanza sindacale contingibile ed urgente, il proprietario dell’immobile non è tenuto a rimborsarne il costo né è responsabile in via indiretta per rovina di edificio.

Cassazione civile sez. I, 28/11/1992, n.12727



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

4 Commenti

  1. La caduta dei calcinacci minaccia di procurare un danno all’incolumità dei condomini e dei passanti che camminano sul marciapiede sotto il palazzo. Cosa deve fare l’amministratore condominiale?

    1. Il tribunale di Milano ha, infatti, ribadito come il distacco di calcinacci dalla facciata condominiale con la loro caduta sulla pubblica via e la conseguente necessità di messa in sicurezza dello stabile, configuri un chiaro esempio di intervento urgente che legittima l’amministratore ad affrontare le relative spese, seppur di natura straordinaria, anche senza preventiva convocazione e delibera dell’assemblea. A questo punto, si possono profilare una serie di ipotesi. Se sul conto corrente condominiale ci sono i soldi per pagare la ditta, l’amministratore autorizza i lavori e poi liquida il creditore con gli avanzi delle gestioni degli anni precedenti e, quindi, con la disponibilità in banca, senza riscuotere ulteriori quote dai condomini. Se, invece, sul conto corrente non c’è disponibilità a sufficienza per pagare la ditta, si possono verificare due ipotesi. Al fine di evitare i danni che potrebbero verificarsi per via della caduta dei calcinacci sulla strada, l’amministratore potrebbe comunque concordare con la ditta l’avvio immediato dei lavori. Lavori che verranno pagati in un momento successivo, ossia dopo la prestazione all’assemblea del piano di riparto delle quote straordinarie e successiva approvazione. Se i lavori sono urgenti e necessari, l’assemblea non può rifiutare l’approvazione del piano di riparto; viceversa, se l’intervento non dovesse presentare tali caratteri, si potrebbe configurare una responsabilità dell’amministratore. Non è detto, però, che la ditta dei lavori accetti l’esecuzione degli stessi in assenza di un fondo o comunque di un anticipo. In quel caso, è dovere dell’amministratore porre in essere tutte quelle attività di messa in sicurezza – ivi interessando i vigili urbani e/o quelli del fuoco – per evitare danni a terzi (si pensi alla recinzione dell’area su cui possono cadere i calcinacci).

  2. Buongiorno. Vorrei un chiarimento da parte vostra visto che è in corso una vera e propria discussione con il condominio. Io ho detto mille volte che vanno fatti dei lavori sul balcone aggettante e che sono urgenti e tutti prendevano sotto gamba la situazione. Ora, ci sono le conseguenze. Chi paga i danni provocati dalla caduta dei calcinacci dal balcone condominiale?

    1. Secondo la Corte di Cassazione, nel caso di calcinacci dai balconi, il risarcimento è dovuto dall’intero condominio solo se costituiscono elementi decorativi. Per la precisione, i rivestimenti di un balcone, per essere considerati parti comuni, devono svolgere una prevalente funzione estetica per l’edificio, divenendo così elementi decorativi e ornamentali essenziali della facciata, contribuendo a renderla esteticamente gradevole. In linea generale, quindi, i rivestimenti sono parte del balcone che è un bene di proprietà privata e la loro prevalente funzione estetica, se debitamente accertata, fa sì che appartengano all’intero condominio. Il principio è dunque il seguente: mentre i balconi di un edifico condominiale non rientrano tra i beni comuni non essendo necessari per l’esistenza dell’edificio né essendo destinati all’uso o al servizio di esso, i rivestimenti dello stesso devono, invece, essere considerati beni comuni solo se svolgono in concreto una prevalente, e perciò essenziale, funzione estetica per l’edificio divenendo così elementi decorativi ed ornamentali essenziali della facciata.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube