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Contratti a distanza: ultime sentenze

21 Gennaio 2022
Contratti a distanza: ultime sentenze

Diritto di recesso; sottoscrizione di contratti fuori dei locali commerciali; competenza del giudice del luogo di residenza o di domicilio del consumatore.

Pratiche commerciali scorrette

Integra una violazione dei diritti dei consumatori in relazione alla stipulazione di contratti a distanza, in contrasto con l’art. 49, comma 1, lett. b), c), h), e n) del codice del consumo, la vendita on-fine di mascherine filtranti e test kit per autodiagnosi di Covid-19, laddove gli obblighi informativi precontrattuali siano del tutto disattesi, non risultando individuati in maniera chiara e comprensibile l’identità dei professionisti che operano sulla piattaforma in qualità di venditori, l’indirizzo geografico dove sono stabiliti e il loro recapito telefonico; e ciò al fine di consentire al consumatore di contattare rapidamente il professionista e comunicare efficacemente con il medesimo, risultando altresì del tutto omessa l’informativa precontrattuale in ordine alla garanzia legale di conformità ed al diritto di recesso.

Garante concorr. e mercato, 01/12/2020, n.28481

Obblighi del professionista nei confronti del consumatore

Ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2011/83, prima che il consumatore sia vincolato da un contratto a distanza o negoziato fuori dei locali commerciali o da una corrispondente offerta, il professionista fornisce al consumatore, in maniera chiara e comprensibile, le informazioni riguardanti l’indirizzo geografico dove il professionista è stabilito e il suo numero di telefono, di fax e l’indirizzo di posta elettronica, ove disponibili, per consentire al consumatore di contattarlo rapidamente e comunicare con lui efficacemente e, se applicabili, l’indirizzo geografico e l’identità del professionista per conto del quale agisce.

Come risulta dall’articolo 6, paragrafo 1, lettera h), di tale direttiva, in caso di sussistenza di un diritto di recesso, il professionista è tenuto a trasmettere al consumatore, prima della conclusione del contratto, le informazioni sulle condizioni, i termini e le procedure per esercitare tale diritto, conformemente all’articolo 11, paragrafo 1, di detta direttiva, nonché il modulo tipo di recesso di cui all’allegato I, parte B, della stessa.

Corte giustizia UE sez. VI, 14/05/2020, n.266

Diritto di ripensamento e diritto di recesso: differenze

Il ripensamento costituisce una tutela particolare per il cliente nei cosiddetti contratti a distanza o fuori dai locali commerciali, in quanto riconosce al consumatore la facoltà di poter sciogliere unilateralmente il vincolo contrattuale entro 14 giorni dalla sottoscrizione del contratto senza andare incontro a penali e senza dover addurre motivazioni, mentre la disciplina generale relativa al recesso, prevista dall’art. 1373 c.c., non presuppone un effetto retroattivo ma produce la sua efficacia ex nunc e diviene irrevocabile nel momento in cui viene esercitato e divenuto produttivo di effetti.

(Nel caso di specie, è stato rilevato che il recesso previsto da Aruba, pur avendo efficacia ex tunc, fosse un istituto totalmente diverso dal diritto di ripensamento, in cui, entro i 14 giorni dalla sottoscrizione del contratto, il consumatore ha la facoltà di revocare l’ordine, ottenendo la restituzione dell’intero prezzo pagato).

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 09/12/2019, n.14067

Contratti a distanza: vincolatività per il consumatore

I contratti a distanza stipulati sotto la vigenza del Codice del consumo intercorsi solo telefonicamente devono ritenersi pienamente validi e vincolanti per le parti. A latere l’osservazione, che, se anche fosse accertata una irregolarità del contratto o anche la mancanza di qualsivoglia legame contrattuale, in ogni caso la parte privata che ha ricevuto il servizio (nel caso di specie, la fornitura della energia elettrica), non può esimersi dal corrispondere il dovuto e quindi pur annullando il contratto e operando accertamenti su altro fronte, l’utente sarebbe stato sempre tenuto al pagamento dei consumi registrati.

Tribunale Vibo Valentia, 04/07/2019, n.626

Mezzi di comunicazione con i consumatori

L’articolo 6, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, sui diritti dei consumatori, recante modifica della direttiva 93/13/CEE del Consiglio e della direttiva 1999/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 85/577/CEE del Consiglio e la direttiva 97/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, deve essere interpretato nel senso che, da un lato, esso osta a una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che impone al professionista, prima di concludere con un consumatore un contratto a distanza o negoziato fuori dei locali commerciali, contemplato all’articolo 2, punti 7 e 8, di tale direttiva, di fornire, in ogni caso, il proprio numero di telefono. Dall’altro lato, detta disposizione non implica un obbligo per il professionista di attivare una linea telefonica, o di fax, o di creare un nuovo indirizzo di posta elettronica per consentire ai consumatori di contattarlo e impone di comunicare tale numero o quello del fax o il suo indirizzo di posta elettronica soltanto nel caso in cui detto professionista già disponga di tali mezzi di comunicazione con i consumatori.

L’articolo 6, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2011/83 deve essere interpretato nel senso che, sebbene tale disposizione imponga al professionista di mettere a disposizione del consumatore un mezzo di comunicazione atto a soddisfare i criteri di una comunicazione diretta ed efficace, essa non osta a che detto professionista fornisca mezzi di comunicazione diversi da quelli elencati nella medesima disposizione al fine di soddisfare tali criteri (la Corte si è così pronunciata nell’ambito di una controversia promossa proposta dall’Unione federale dei consumatori tedeschi riguardante le pratiche di Amazon EU in materia di visualizzazione delle informazioni che consentono al consumatore di contattare tale società).

Corte giustizia UE sez. I, 10/07/2019, n.649

Servizi telefonici e recesso di impugnazione

Il cd. recesso di impugnazione ha funzione di consentire al contraente di impugnare il contratto per la presenza di vizi originari o sopravvenuti. A tal scopo, il comma 7, art. 5 del Regolamento recante disposizioni a tutela dell’utenza in materia di fornitura di servizi di comunicazione elettronica mediante contratti a distanza, Allegato A alla delibera n. 664/06/CONS, prevede che “resta fermo il diritto dell’utente di esercitare in ogni tempo il recesso senza penali ove sussista l’oggettiva impossibilità di attivare in concreto il servizio oggetto del contratto”.

Tribunale Benevento, 16/02/2018, n.338

I principi di buona fede e di lealtà

Ai sensi dell’art. 52 d.lg. 206/2005 codice del Consumo, prima della conclusione di qualsiasi contratto a distanza, il consumatore deve ricevere tutte le informazioni, le quali devono essere fornite in modo chiaro e comprensibile, con ogni mezzo adeguato alla tecnica di comunicazione a distanza impiegata, osservando i principi di buona fede e di lealtà in materia di transazioni commerciali, valutati alla stregua delle esigenze di protezione delle categorie di consumatori particolarmente vulnerabili.

Giudice di pace Maddaloni, 05/03/2013

Codice di condotta commerciale

L’art. 9.5 del Codice di condotta commerciale è conforme all’art. 52, d.lg. n. 206 del 2005 (i cui precetti sarebbero vincolanti a prescindere dalla regolazione), rientrando quelle imposte dall’A.e.e.g. nella tipologia di informazioni che, prima della conclusione di qualsiasi contratto a distanza, il consumatore deve poter ricevere.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 05/04/2012, n.1009

Contratti negoziati fuori dei locali commerciali

Nel caso di beni “confezionati su misura o chiaramente personalizzati”, l’esclusione del diritto di recesso si riferisce ai contratti a distanza, non a quelli negoziati fuori dai locali commerciali e alle vendite a domicilio. La ratio della limitazione ai soli contratti a distanza dell’esclusione del diritto di recesso deve ravvisarsi nella diversa condizione in cui si trova il consumatore, che qui non è soggetto ad alcuna pressione o condizionamento di tipo psicologico, per l’assenza fisica del professionista o di suo incaricato. Egli è, quindi, in migliori condizioni di effettiva, piena libertà di valutazione e scelta, onde farsi carico, senza possibilità di ripensamento, delle conseguenze relative alla decisione di acquisto.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 09/06/2011, n.5161

La tutela dei consumatori

L’art. 6 n. 1 comma 1 seconda frase e 2 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 20 maggio 1997 n. 97/7/Ce, riguardante la protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza, deve essere interpretato nel senso che esso osta ad una normativa nazionale che consente al fornitore, nell’ambito di un contratto concluso a distanza, di addebitare le spese di consegna dei beni al consumatore qualora questi eserciti il suo diritto di recesso.

Corte giustizia UE sez. IV, 15/04/2010, n.511

Contratti a distanza

L’art. 6, par. 1, secondo periodo, e 2, della direttiva n. 97/7/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 maggio 1997, riguardante la protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza, deve essere interpretato nel senso che un consumatore che esercita il diritto di recesso da un contratto concluso a distanza non è obbligato, in generale, a indennizzare il venditore per l’uso della merce acquistata.

Ciò non impedisce che in determinate circostanze il consumatore possa essere tenuto a pagare un compenso per l’utilizzo dei beni acquistati di cui ha fatto uso in modo incompatibile con taluni principi di diritto civile, quali quelli della buona fede o dell’arricchimento senza causa.

Si deve ammettere, infatti, che una normativa nazionale, in caso di recesso del consumatore entro il termine, possa prevedere un’indennità per l’uso del bene di consumo fornito soprattutto quando essa non pregiudichi nella sostanza il fine della direttiva ovvero l’efficacia e l’effettività del diritto di recesso, rientrando tale competenza nel margine di discrezionalità degli Stati membri.

Corte giustizia UE sez. I, 03/09/2009, n.489

Contratti a distanza: competenza territoriale esclusiva

Con l’entrata in vigore del d.lg. 6 settembre 2005 n. 206 (Codice del consumo) occorre distinguere il foro esclusivo del consumatore riferito ad una competenza territoriale esclusiva ma derogabile con clausola oggetto di trattativa individuale ai sensi dell’art. 33 comma 2 lett. u), dal foro inderogabile del luogo di residenza del consumatore previsto dall’art. 63 per le sole controversie riguardanti i contratti negoziati fuori dai locali commerciali ed i contratti a distanza.

Tribunale Venezia, 27/09/2006

Il luogo di residenza o domicilio del consumatore

In tema di contratti a distanza, la competenza territoriale inderogabile del giudice del luogo di residenza o di domicilio del consumatore, prevista dall’art. 14 d.lg. 22 maggio 1999 n. 185 per le relative controversie, non si estende ai contratti relativi ai servizi finanziari, i quali, ai sensi dell’art. 2, lett. a), restano esclusi dall’ambito applicativo della disciplina introdotta dal citato decreto legislativo.

Non rientrano nella clausola di esclusione di cui al predetto articolo i contratti aventi ad oggetto un servizio informativo, ancorché tali informazioni abbiano carattere finanziario. Resta inoltre ferma, per le clausole che deroghino la competenza del giudice del luogo di residenza o domicilio elettivo del consumatore, l’applicabilità della disciplina generale delle clausole vessatorie, dettata dagli art. 1469 bis e ss. c.c.

Cassazione civile sez. III, 03/10/2005, n.19304

Contratti a distanza, tutela dei consumatori e recesso senza penale

La tutela offerta ai consumatori nella dir. 97/7/Ce, che si occupa della conclusione dei contratti a distanza, va applicata secondo quanto previsto nell’atto comunitario che ha incluso determinate eccezioni. Nel prevedere una deroga settoriale all’applicazione delle garanzie fornite ai consumatori che esercitano il recesso in caso di contratti di fornitura di servizi di trasporto, gli interpreti sono tenuti a inquadrare la portata della deroga nel contesto della direttiva e non del diritto interno.

La nozione di contratto di fornitura di servizi di trasporto è diversa da quella di contratto di trasporto, perché include anche i trasporti non effettuati dal vettore che rientrano nell’eccezione prevista dalla direttiva. Nei contratti di autonoleggio, nei quali il fornitore non fornisce il conducente, che rientrano nella nozione comunitaria di «contratti di fornitura di servizi di trasporto», il consumatore non può avvalersi del recesso senza penale previsto in generale dalla direttiva.

Corte giustizia UE sez. I, 10/03/2005, n.336



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8 Commenti

  1. Io non sono molto pratica degli ordini su Internet, infatti chiedo sempre a mio figlio di fare shopping online per me visto che sa navigare in rete. Ma io vorrei imparare. Ci sono delle linee guida per fare acquisti online per noi poveri principianti, per evitare che possiamo incappare in qualche truffa o beccare qualche sito falso?

  2. Ma come consumatore, a cosa ho diritto? Cioè posso restituire un prodotto al mittente? Ho diritto di recedere dal contratto di acquisto? alla fine, se mi arriva un prodotto che in foto non rende e non mi piace, mica devo tenermelo per forza. Mica che le cose che ti mostrano su internet una volta che ti arrivano a casa sono tutte uguali alle foto

    1. Se una volta ricevuto il tuo ordine ti accorgi che non è come te lo aspettavi o hai semplicemente cambiato idea, puoi esercitare il diritto di recesso senza dover addurre alcuna giustificazione entro quattordici giorni dalla data di conclusione del contratto e gratuitamente, senza quindi dover sostenere spese aggiuntive, se non quelle già predeterminate per la spedizione. Il diritto di recesso è concepito, quindi, come un rischio che assume il venditore come conseguenza della sua scelta imprenditoriale di avvalersi di un mezzo di comunicazione a distanza.

  3. Quanti giorni ho a disposizione per recedere dal contratto concluso a distanza? Posso ripensarci tranquillamente e rispedirlo indietro senza dare alcuna motivazione?

    1. Il periodo che il consumatore ha a disposizione per recedere dal contratto concluso a distanza o negoziato fuori dai locali commerciali è pari a 14 giorni. Questo termine, entro il quale deve essere inviata la comunicazione di recesso tramite fax, raccomandata a/r o altro mezzo indicato dall’azienda, decorre dalla data di conclusione o di perfezionamento del contratto o dalla data in cui il consumatore riceve il bene.

  4. Ma quanto sono assillanti certi operatori telefonici che ti contattano a tutte le ore del giorno? Io mi sono ritrovata a bloccare spesso alcuni numeri che chiamavano da diverse parti d’Italia. Ovviamente, evito proprio di rispondere quando vedo che un numero telefonico è sospetto e contemporaneamente cerco i riferimenti su internet per verificare se quel numero è stato contrassegnato come un contatto truffaldino ecc. Poi, una volta accertata la natura della telefonata, provvedo ad aggiungere quel numero nella lista nera così ogni volta evito di dover rifiutare le telefonate o sentire squillare senza sosta il cellulare

  5. Io non mi sono mai fidato dei contratti fatti per via telefonica. Il rischio di incorrere in truffe e raggiri per me è dietro l’angolo e poi gli operatori telefonici omettono di dire certe cose oppure le dicono velocemente per evitare di farti scoprire le magagne. Questo non è un mio pensiero ma mi è stato confermato da una persona che lavorava in un call center e che per chiudere più contratti faceva proprio così, in danno dei poveri consumatori magari incoscienti e ignoranti che vedevano solo il lato vantaggioso dell’offerta e poi dopo un po’ rimanevano fregati

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