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Governo a un passo dalla crisi

9 Dicembre 2020 | Autore:
Governo a un passo dalla crisi

Oggi, il voto sul Mes: Conte chiede coesione, la maggioranza approva una risoluzione ma ci sono la fronda del M5S e la minaccia di dimissioni dei ministri di Renzi.

209 miliardi di Recovery Fund e 36 del Mes: sono le risorse europee destinate all’Italia per la ripresa economica dalla pandemia, ma adesso diventano la posta in gioco su cui si potrebbe consumare lo “strappo” nella maggioranza di Governo. Oggi, la spaccatura è evidente e sta diventando pericolosa per la tenuta dell’Esecutivo.

«Serve coesione nella maggioranza, il confronto sia costruttivo» ha detto stamattina il premier Giuseppe Conte in un discorso alla Camera insolitamente breve e cauto, nel quale ha comunicato la posizione del Governo in vista del prossimo Consiglio Europeo.

Il presidente del Consiglio è consapevole che il Governo rischia di cadere ed ha soppesato le parole per non provocare strappi nella coalizione che dovrebbe sostenerlo al momento del voto in Aula. Stavolta, i numeri sono in bilico, soprattutto al Senato, dove il pallottoliere dà una maggioranza risicata, sul filo del rasoio; basterebbero pochi voti di dissenso per bocciare la risoluzione sulla ratifica del trattato Mes e far mancare la fiducia al Governo su un tema delicatissimo.

Per “blindare” l’esito i capigruppo della maggioranza hanno firmato una risoluzione comune, in cui tutti i componenti si impegnano a votare compatti; e il capo politico dei pentastellati, Vito Crimi, ha annunciato che chi vota contro si mette automaticamente fuori dal Movimento 5 Stelle.

«Questo non è un voto per attivare il Mes, è un voto per dare mandato pieno al nostro presidente Giuseppe Conte», ha detto in Aula il deputato pentastellato Filippo Scerra, intervenuto dopo le comunicazioni del premier, così rendendo palese il vero tema del dibattito. Anche il Pd darà manforte: «Abbiamo indicato con chiarezza al Governo la strada da percorrere: firmare la riforma del trattato Mes, la posta in gioco è il destino dell’Italia e dell’Europa», ha aggiunto il capogruppo Piero De Luca.

Se i grillini dovessero spaccarsi, sono pronti in soccorso i voti di una parte di Forza Italia: il capogruppo Renato Brunetta ha annunciato, in dissenso dal suo partito, che si esprimerà a favore. E altri azzurri sono pronti a seguirlo, a costo di andare contro alla posizione ufficiale del partito di Silvio Berlusconi, che sta con l’opposizione insieme alla Lega di Matteo Salvini ed ai Fratelli d’Italia.

Anche Italia Viva ha firmato la risoluzione della maggioranza, mentre Azione e Più Europa si sono astenuti, parlando di manovre di «piccolo cabotaggio» di Conte. Ma dopo pochi minuti arriva la doccia fredda: le ministre Elena Bonetti e Teresa Bellanova si dichiarano «pronte alle dimissioni» se il premier non ritirerà la task force, la cabina di regia composta da supermanager tecnici che dovrebbe gestire l’utilizzo delle risorse del Recovery Fund.

Così il voto di oggi a Montecitorio è in realtà sulla fiducia della coalizione al Governo anziché sul tema trattato del Mes. La capogruppo di Italia Viva, Maria Elena Boschi, assicura che sul Mes il voto di Italia Viva ci sarà se la posizione del Governo resterà europeista. Quei miliardi ci servono per dare una risposta ai cittadini».

Alla fine, dopo una giornata intera di acceso dibattito in entrambi i rami del Parlamento, la risoluzione di maggioranza è stata approvata: alla Camera con 314 voti favorevoli e 239 contrari, tra i quali alcuni deputati grillini, e al Senato con 156 sì e 129 no.



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