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Infortunio nell’ora di educazione fisica

9 Dicembre 2020
Infortunio nell’ora di educazione fisica

Chi paga il risarcimento se un alunno si fa male durante lo sport? L’insegnante e la scuola sono responsabili?

Nulla di più facile di infortunarsi durante l’ora di educazione fisica. Complici l’esuberanza e l’imprudenza dei giovani, il clima giocoso e la liberazione dai banchi, è facile compiere manovre azzardate.  

In diritto, si distinguono due tipi di danni: le cosiddette «autolesioni» e quelle provocate dai compagni. Nel primo caso, è l’alunno che si fa male da solo (si pensi a chi, nel correre, inciampa a terra o, nell’arrampicarsi a una fune, scivoli giù). Nel secondo caso, invece, è l’intervento – volontario o meno – di un altro alunno che determina l’infortunio.

In questi casi, è normale domandarsi quale sia la responsabilità del docente di educazione fisica e, insieme ad esso, della scuola e del ministero dell’Istruzione. È possibile ottenere il risarcimento dei danni e da chi?

Sul tema dell’infortunio nell’ora di educazione fisica si è espressa più volte la giurisprudenza dettando una serie di principi ormai stabili. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Infortunio per autolesioni: quando il professore e la scuola sono responsabili

La responsabilità degli insegnanti – e, insieme ad essi, dell’istituto scolastico e (solo per le scuole pubbliche) del ministero dell’Istruzione – è regolata dall’articolo 2048 del Codice civile. 

In base a tale norma, l’insegnante è responsabile di tutti i danni occorsi agli alunni minorenni per tutto il tempo in cui essi sono sotto la sua vigilanza. Quindi, è chiaro che, durante l’ora di educazione fisica, il responsabile è il prof di tale materia. 

L’azione legale, tuttavia, va esercitata anche nei confronti dell’istituto scolastico e del ministero dell’Istruzione che sono “responsabili in solido” ossia tenuti anch’essi all’eventuale risarcimento del danno. In tal modo, è chiaro che la famiglia si rivolgerà in via principale al soggetto solvibile che, appunto, è il Ministero.

Ad agire per conto dell’alunno minorenne devono essere i suoi genitori.

Infortunio per autolesioni: quando prof e scuola non sono responsabili

L’insegnante, la scuola e il Ministero però non rispondono dei danni se dimostrano di non aver potuto impedire il fatto ossia la lesione.

Il professore deve cioè dare la prova di aver fatto quanto nel suo potere per evitare l’infortunio, di aver cioè esercitato la vigilanza e la protezione del minore, mediante l’adozione di tutte le misure necessarie ed adeguate in relazione all’età ed al grado di maturazione dei giovani.

Sotto un profilo processuale, ai genitori dell’alunno spetta solo dimostrare il danno patito in conseguenza dell’ora di educazione fisica. A questo punto, si presume in automatico la responsabilità del professore, scuola e Ministero a meno che questi non diano la prova di avere correttamente adempiuto agli obblighi di vigilanza e controllo sugli alunni durante il tempo di affidamento degli stessi all’istituto [1].  

Quindi, nel caso di autolesioni durante un esercizio ginnico (si pensi all’alunno che cada durante una corsa ad ostacoli) non vi è responsabilità se non sussiste alcuna omissione di sorveglianza da parte del professore di educazione fisica e sempre che l’esercizio ginnico si sia svolto in maniera del tutto normale. 

Deve quindi risultare che l’insegnante fosse attento a posizionato in modo da seguire lo svolgimento dell’esercizio da parte degli alunni. 

L’esercizio ginnico non deve peraltro richiedere una preparazione atletica particolare, non deve cioè esporre gli atleti ad un rischio superiore a quello normalmente richiesto per l’esecuzione di altri esercizi ginnici, indicati nella programmazione scolastica.

Piuttosto, sottolinea la giurisprudenza [2], l’eventualità di una caduta anomala durante un esercizio rientra nell’alea normale dello sport praticato ed è una «conseguenza normale, un rischio che l’atleta decide di accettare allorché sceglie di eseguire l’esercizio ginnico». 

In altri termini, estendendo la categoria del cosiddetto rischio sportivo anche allo svolgimento dell’educazione fisica nelle scuole, per il giudice è lo studente che deve assumere idonei accorgimenti volti ad evitare traumi da un’errata caduta.

Infortunio provocato da un altro alunno: responsabilità della scuola e del prof

Diverso è il caso dell’infortunio determinato dalla condotta imprudente di un altro compagno di giochi. Qui, il professore non può prevedere gesti istintivi e talmente rapidi da non consentire un pronto intervento. In buona sostanza, se un alunno tira una gomitata in bocca a un altro durante un’azione sportiva il prof non ne può essere responsabile proprio per l’immediatezza del comportamento che non poteva essere né previsto, né quindi evitato. Resta ovviamente la responsabilità di chi ha posto in essere la condotta scorretta, responsabilità che: 

  • nel caso in cui sia semplicemente colposa, genererà l’obbligo del risarcimento del danno (in capo ai genitori se il giovane è minorenne);
  • nel caso in cui sia invece dolosa (posta cioè in malafede), genererà, oltre al risarcimento del danno, una responsabilità penale in capo all’alunno, a condizione che abbia almeno 14 anni. 

Laddove, invece, ci sia una scaramuccia tra compagni o un gioco pericoloso che consenta all’insegnante di intervenire per tempo, allora si potrà ritenere responsabile anche quest’ultimo per omessa vigilanza.

Sul riparto dell’onere della prova, la Cassazione ha detto [3] che: «In materia di risarcimento danni per responsabilità civile conseguente ad un infortunio sportivo subito da uno studente all’interno della struttura scolastica durante le ore di educazione fisica, incombe sullo studente l’onere della prova dell’illecito commesso da altro studente, quale fatto costitutivo della sua pretesa, mentre è a carico della scuola la prova del fatto impeditivo, cioè l’inevitabilità del danno nonostante la predisposizione di tutte le cautele idonee a evitare il fatto».


note

[1] C. App. Bari, sent. n. 279/2020: «Ai fini della configurazione della responsabilità dell’insegnante per l’infortunio procurato dall’alunno a se stesso, è sufficiente che i genitori del minore provino che l’evento nefasto si sia verificato durante l’orario scolastico; è poi onere del Ministero provare che lo stesso si sia verificato per causa non imputabile né alla scuola, né all’insegnante».

[2] Trib. L’Aquila sent. n. 67/2020.

[3] Cass. sent. n. 14355/2018.

Autore immagine: depositphotos.com


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