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Cos’è il diritto alla bigenitorialità?

6 Marzo 2021 | Autore: Antonino Bruno
Cos’è il diritto alla bigenitorialità?

La legge riconosce ai figli diversi diritti, specie nel caso in cui il rapporto fra i genitori vada in frantumi. Il diritto alla bigenitorialità costituisce una tutela diretta per i figli e una tutela indiretta per ciascun genitore.

Un figlio è per sempre e, a differenza di un diamante, rimane tale anche in caso di fallimento della relazione fra i genitori, sia essa o meno fondata sul matrimonio. Ma anche per i figli i genitori sono “per sempre” e, quando le cose fra questi ultimi vanno male, a tutela specialmente dei minori, la legge individua diversi diritti nei confronti di ciascun genitore, fra i quali il diritto alla bigenitorialità.

In questo articolo vedremo cos’è il diritto alla bigenitorialità e quali provvedimenti possono essere adottati dal giudice per il suo concreto esercizio.

Definizione e normativa di riferimento

Il “diritto alla bigenitorialità”, ormai divenuto principio di natura etica, è il diritto del figlio minore di crescere e vivere la propria vita insieme ad entrambi i genitori. Il Codice civile [1] lo definisce come il diritto del figlio minore di «mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale».

Che il figlio minore cresca accanto ai due genitori è, evidentemente, naturale e quasi scontato nelle famiglie unite, dove genitori e figli convivono pacificamente.

Il problema – e da qui l’esigenza di una disposizione di legge – nasce allorquando i genitori cessino di convivere e la rottura della loro relazione si riverberi negativamente sui rapporti con i figli.

Non a caso, la norma sopra richiamata è inserita nel Capo II del Codice civile, il quale è dedicato alla disciplina dell’esercizio della responsabilità genitoriale (quella che in passato era definita potestà genitoriale) a seguito di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili (divorzio), annullamento, nullità del matrimonio ovvero all’esito di procedimenti relativi ai figli nati fuori del matrimonio.

Da notare, inoltre, come la legge non preveda una tutela per tutti i figli, ma soltanto per i minori degli anni diciotto, il cui interesse morale e materiale viene considerato sempre prevalente, proprio per la loro condizione di fragilità e scarsa capacità di discernimento (specie negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza).

I figli ormai maggiorenni, invece, non hanno necessità di tutele in tal senso, avendo maturato la capacità di decidere autonomamente di continuare a coltivare un rapporto con i genitori, con quale frequenza incontrarli, o anche di non mantenere alcun rapporto con gli stessi.

Diritto alla bigenitorialità: com’è garantito?

Al fine di garantire l’effettivo esercizio del diritto del minore a mantenere un rapporto paritario con entrambi i genitori, ad essere da loro istruito, curato, educato e a conservare un rapporto significativo con i parenti di ciascun genitore, la legge attribuisce al tribunale il potere di adottare gli opportuni provvedimenti che, come detto, devono tener conto del prioritario interesse del minore, piuttosto che quello dei rispettivi genitori.

Accade molto spesso che, nello stabilire le condizioni riguardo alla gestione del rapporto con la prole, ciascun genitore prenda delle decisioni che siano il più possibile confacenti alle proprie esigenze, piuttosto che guardare a ciò che è meglio per i figli. Per tale ragione, anche quando i coniugi siano riusciti a raggiungere un accordo sulla gestione del rapporto con i figli, il giudice deve sempre valutare che detto accordo non sia contrario all’interesse della prole.

In caso di disaccordo, il giudice valuta prima di tutto la possibilità che i figli vengano affidati a entrambi i genitori, disponendo il cosiddetto affido condiviso, che costituisce ormai la regola nella prassi. Oppure, stabilisce a quale dei due genitori i minori vengono affidati.

In entrambi i casi, devono essere stabiliti i tempi e le modalità della presenza dei figli presso ciascun genitore, nonché la misura e il modo con cui entrambi i genitori dovranno contribuire al mantenimento, all’istruzione e all’educazione della prole.

Il diritto alla bigenitorialità, se guardato dal punto di vista dei genitori, significa anche diritto/dovere di ciascuno di essi di esercitare in modo paritetico la responsabilità genitoriale, ossia la comune assunzione di tutte le attenzioni e responsabilità in ordine alla crescita, all’educazione e alle azioni dei figli.

I genitori sono, inoltre, chiamati a prendere le decisioni più importanti riguardo ai figli minori relativamente alla scuola, alla salute, alla scelta della residenza abituale nel rispetto delle loro aspirazioni, delle capacità e dell’inclinazione naturale, prevedendo, in caso di disaccordo, che dette decisioni siano rimesse al giudice. Quanto alle decisioni relative all’ordinaria amministrazione, come può essere la scelta del vestiario o lo svolgimento di uno sport, il giudice può stabilire un esercizio separato della responsabilità genitoriale.

Il diritto alla bigenitorialità va garantito anche quando un genitore si trova distante per lavoro o perché risiede in una città diversa, ovvero anche quando si trova in carcere. Inoltre, riguardo ai figli, sono del tutto ininfluenti – salvi i casi, ad esempio, di violenza – i motivi che hanno portato alla rottura del rapporto fra i genitori, come può essere l’adulterio.

Possiamo, infine, ricondurre al diritto alla bigenitorialità, nella parte che tutela la conservazione di rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale, anche il diritto dei nonni di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni, ormai riconosciuto espressamente dalla legge [2]. Anche in tal caso, però, le decisioni che il giudice è chiamato ad adottare quando l’ascendente (il nonno) invoca detta tutela, sono sempre dettate dall’esclusivo interesse del minore.

Come si vede, dunque, l’attuale impianto normativo è finalizzato alla preminente tutela del minore al mantenimento di rapporti affettivi paritetici e significativi non solo con entrambi i genitori ma anche con i parenti di ciascuno di essi.

Per converso, il diritto/dovere dei genitori ad esercitare la responsabilità genitoriale non può mai prescindere dal preminente interesse del minore così come quello dei nonni a conservare un rapporto con i nipoti non può prescindere dal fatto che ciò risponda all’esclusivo interesse dei nipoti.

In conclusione, non può sottacersi come grazie al diritto alla bigenitorialità, pur essendo il suo effettivo esercizio non sempre agevole in concreto, si stia riducendo sempre più – a vantaggio, in particolare, dei padri separati/divorziati – la disparità delle posizioni dei genitori nel rapporto con i figli minori.



Di Antonino Bruno

note

[1] Art. 337 ter cod. civ.

[2] Art. 317 bis cod. civ.


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