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Incidenti stradali: il verbale della polizia intervenuta non fa sempre piena prova

6 Gennaio 2014
Incidenti stradali: il verbale della polizia intervenuta non fa sempre piena prova

Ai fini della causa contro l’assicurazione per ottenere il risarcimento del danno, le testimonianze dei presenti al sinistro, inserite nel verbale dell’agente di polizia, non fanno piena prova fino a querela di falso.

In caso di sinistro stradale, non tutto quanto riportato nel verbale degli agenti di polizia, intervenuti sul posto, fa piena prova e non è contestabile (se non attraverso l’articolato e lungo procedimento di “querela di falso”).

Solo quanto percepito visivamente e direttamente dalle forze dell’ordine, che abbiano assistito all’incidente, ha valore di piena prova.

Al contrario, le restanti parti del verbale, quali per esempio la ricostruzione del fatto sulla base delle testimonianze raccolte dai terzi, può essere liberamente apprezzabile e valutabile dal giudice chiamato a decidere sul risarcimento del danno. In altre parole, con riguardo a tali ultimi elementi, il magistrato ha il potere di disattendere quanto indicato nel verbale e decidere di attribuire la colpa del sinistro a chi ritenga più opportuno.

Lo ha affermato la Cassazione in una recente sentenza [1].

Pertanto, se il verbale della polizia, nel ricostruire la dinamica del sinistro in base alle testimonianze dei presenti, ha riconosciuto la colpa ad un soggetto, tale indicazione è contestabile in giudizio e si può provare il contrario. Infatti, il magistrato non è vincolato a quanto scritto dagli agenti se da questi non è stato visto personalmente.

La Suprema Corte ha precisato che l’atto pubblico (e, dunque, anche il rapporto della polizia municipale) fa piena prova, fino a querela di falso, solo delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesti come avvenuti in sua presenza, mentre, per quanto riguarda le altre circostanze di fatto che egli segnali di avere accertato nel corso dell’indagine, per averle apprese da terzi o in seguito ad altri accertamenti, si tratta di materiale probatorio liberamente valutabile e apprezzabile dal giudice.


note

[1] Cass. sent. n. 38 del 3.01.2014.

Autore immagine: 123rf.com


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