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Come viene calcolata la Naspi?

12 Marzo 2021
Come viene calcolata la Naspi?

In caso di disoccupazione involontaria, la legge prevede l’erogazione a favore del disoccupato di un’indennità economica mensile rapportata allo stipendio mediamente percepito.

A causa di una riorganizzazione aziendale sei stato licenziato ed hai, quindi, perso il tuo posto di lavoro ed il relativo reddito. Sei preoccupato per la tua situazione economica perché devi continuare a far fronte a una serie di spese fisse mensili e non hai più lo stipendio su cui fare affidamento. Ti chiedi a quanto ammonta l’indennità di disoccupazione che potresti avere diritto a ricevere da parte dell’Inps.

La disoccupazione involontaria è un evento che incide in modo profondamente negativo sulla vita del lavoratore e della sua famiglia facendo venir meno il reddito mensile. La legge prevede, quindi, l’erogazione al disoccupato di un’indennità di disoccupazione mensile che, a seguito della riforma nota come Jobs Act, ha preso il nome di Naspi.

Ma come viene calcolata la Naspi? A quanto ammonta l’assegno mensile che il disoccupato può ricevere a titolo di Naspi? Esiste una stretta correlazione tra la retribuzione media mensile percepita dal dipendente prima della cessazione del rapporto di lavoro e la somma erogata dall’Inps a titolo di indennità di disoccupazione.

Indennità di disoccupazione Naspi: che cos’è?

La disoccupazione involontaria si realizza ogni qualvolta il lavoratore perde il lavoro contro la sua volontà. In tale ipotesi, la legge prevede che l’Inps debba erogare al disoccupato un’indennità economica mensile. Tale emolumento, per gli eventi successivi al primo maggio 2015 [1], viene detto Naspi acronimo di “Nuova assicurazione sociale per l’impiego”.

La Naspi è una somma di denaro che viene erogata mensilmente dall’Inps al lavoratore disoccupato che ha perso il lavoro contro la sua volontà.

Naspi: a chi spetta?

La Naspi non spetta in tutti i casi di cessazione del rapporto di lavoro ma viene riconosciuta solo ai disoccupati che presentano una serie di requisiti previsti dalla legge.

Innanzitutto, per poter ottenere l’indennità di disoccupazione Naspi, la perdita del lavoro deve essere involontaria. Ne consegue che il lavoratore non deve aver cessato il rapporto di lavoro per effetto di una scelta libera e volontaria ma deve aver subito involontariamente la disoccupazione.

La Naspi spetta, quindi, in caso di:

  1. licenziamento;
  2. dimissioni per giusta causa;
  3. risoluzione consensuale del rapporto di lavoro determinata dal rifiuto del dipendente ad essere trasferito in una sede di lavoro ubicata ad oltre 50 km dalla sua residenza ovvero raggiungibile mediamente con 80 minuti e oltre con i mezzi pubblici;
  4. risoluzione consensuale del rapporto di lavoro intervenuta presso la sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, nell’ambito della procedura di conciliazione prevista in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

La Naspi, invece, non spetta né in caso di dimissioni volontarie né in caso di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, con le eccezioni che abbiamo visto poc’anzi.

Oltre ad aver perso il lavoro contro la sua volontà, il lavoratore può ottenere la Naspi solo se ricorre il requisito contributivo, ovvero, devono risultare accreditate presso l’Inps almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione involontaria nei 4 anni che precedono la cessazione del rapporto di lavoro. Inoltre, il lavoratore deve avere svolto almeno 30 giornate di effettivo lavoro nell’anno che precede l’inizio dello stato di disoccupazione.

Naspi: come viene calcolata e quanto spetta?

Il disoccupato che possiede tutti i requisiti per l’accesso alla Naspi si chiede, innanzitutto, a quanto ammonta l’assegno mensile che riceverà da parte dell’Inps.

Per calcolare la Naspi occorre prendere a riferimento la retribuzione media percepita dal dipendente negli ultimi quattro anni di lavoro. In linea generale, infatti, la Naspi è pari al 75% della retribuzione media mensile percepita nel quadriennio precedente alla perdita del lavoro. Tale metodo di calcolo deve essere utilizzato se lo stipendio medio è pari o inferiore a 1227,55 euro. Se, invece, la retribuzione media supera questa soglia l’importo erogato a titolo di Naspi sarà pari al 75% di tale importo più il 25% della differenza tra la retribuzione media mensile e il suddetto importo.

In ogni caso, l’Inps comunica annualmente qual è l’importo massimo erogabile mensilmente a titolo di Naspi. Per il 2020, il massimale Naspi è pari a 1335,40 euro [2].

Occorre, altresì, ricordare che l’assegno erogato dall’Inps a titolo di Naspi è soggetto ad una decurtazione del 3% per ogni mese a partire dal quarto mese di fruizione. Tale décalage è finalizzato a incoraggiare il lavoratore a reperire una nuova occupazione.

Naspi: per quanto tempo viene erogata?

Oltre all’importo erogato dall’Inps mensilmente, il disoccupato è interessato a sapere per quanto tempo potrà contare sulla erogazione di questo beneficio. Si tratta di un’informazione fondamentale anche per capire qual è l’orizzonte temporale entro cui occorre trovare una nuova occupazione.

La Naspi viene erogata per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione contro la disoccupazione involontaria accreditate presso l’Inps nei 4 anni che precedono la cessazione del rapporto di lavoro. Ne consegue che la durata massima della Naspi è pari ad un periodo di due anni.

Se, tuttavia, nel quadriennio che precede la cessazione del rapporto di lavoro, il lavoratore ha lavorato per un periodo inferiore a 4 anni bisognerà calcolare la metà del periodo contributivo accreditato.


note

[1] D.lgs. 2272015.

[2] Inps, Circolare n. 20/2020.


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