Tumore al seno: come evitare la chemioterapia

9 Dicembre 2020
Tumore al seno: come evitare la chemioterapia

Secondo una ricerca, per alcune pazienti in cui il cancro alla mammella è allo stadio iniziale può essere sufficiente la sola terapia ormonale.

C’è un modo attraverso il quale capire in quali casi non si può fare a meno della chemioterapia, se ci si è ammalate di tumore al seno. È il test del genoma. Gli studiosi dello Swog Cancer Research Network ritengono che questo esame possa fornire indicazioni determinanti ai fini di indirizzare il trattamento in modo da renderlo altamente mirato al paziente. Lo hanno sperimentato lavorando sui casi di migliaia di donne con tumore alla mammella. I risultati del loro studio saranno presentati durante il San Antonio Breast Cancer Symposium.

Secondo i ricercatori, ci sono casi in cui la terapia ormonale può fare il suo dovere, cioè curare e salvare la vita di una malata oncologica, senza che si ricorra necessariamente anche alla chemioterapia.

Il test del genoma, infatti, può dare informazioni sul grado di aggressività del tumore, aiutando così a orientare il tipo di cura. Questo vale, secondo gli autori della ricerca, per la maggior parte delle donne che sono in postmenopausa e il cui cancro è allo stadio iniziale.

Dallo studio dello Swog Cancer Research Network, che ha analizzato i casi di 5.083 pazienti malate di cancro al seno, emerge come il 91,9% delle donne in postmenopausa, sottoposte prima a test del genoma e poi solo a terapia ormonale, a cinque anni, fosse in vita e libero da malattia invasiva.

Nessuna differenza particolare registrata con le altre pazienti oncologiche che, oltre all’operazione chirurgica, si sono successivamente sottoposte a dei cicli di chemio (91,6%).

Per gli autori della ricerca, dunque, questo strumento può essere di grande aiuto nelle valutazioni sulla cura, come spiega Saverio Cinieri, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom).

«I test genomici – dice Cinieri – sono estremamente importanti nella scelta del trattamento per le donne che, in base alle caratteristiche anatomopatologiche e cliniche, sono in una specie di “zona grigia”, in cui non si può includere o escludere con certezza la chemio rispetto alla sola terapia ormonale».



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