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Quanti contratti collettivi nazionali esistono?

6 Marzo 2021
Quanti contratti collettivi nazionali esistono?

Nel nostro ordinamento esistono numerosi contratti collettivi di lavoro che vengono registrati presso il Cnel.

I principali diritti dei lavoratori sono previsti, oltre che dalle norme di legge e della Costituzione repubblicana, dai contratti collettivi di lavoro. I contratti collettivi sono degli accordi stipulati dalle associazioni dei datori di lavoro e dalle organizzazioni sindacali che regolano le condizioni di impiego in un determinato settore merceologico.

Ma quanti contratti collettivi nazionali esistono? Non è possibile dare una risposta esaustiva a questa domanda posto che, a causa della mancata attuazione delle norme costituzionali, in Italia i contratti collettivi di lavoro sono degli accordi privatistici di diritto comune e non sempre vengono registrati nell’apposita banca dati istituita presso il Cnel.

Cosa sono i contratti collettivi di lavoro?

La nostra Costituzione [1] prevede il principio di libertà sindacale. Sulla base di questo principio, ogni lavoratore è libero di aderire all’organizzazione sindacale che reputa più vicina alla propria sensibilità oppure di non aderire ad alcun sindacato. La medesima disposizione costituzionale prevedeva la possibilità, per le associazioni dei datori di lavoro e per le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale, di stipulare contratti collettivi di lavoro applicabili a tutti i lavoratori del relativo settore.

Tuttavia, questa norma non è stata mai attuata perché i sindacati, al fine di stipulare contratti collettivi con efficacia erga omnes, avrebbero dovuto registrarsi e costituirsi come persona giuridica. Non volendo essere assoggettati al controllo della pubblica autorità, i sindacati hanno rifiutato tale schema e la norma costituzionale è rimasta lettera morta. Ne consegue che, nel nostro ordinamento, i contratti collettivi di lavoro sono degli accordi di diritto privato tra le associazioni che rappresentano le imprese e le organizzazioni sindacali.

Quali sono le tipologie di contratto collettivo?

È possibile distinguere diverse tipologie di contratto collettivo soprattutto sulla base del livello in cui tali accordi vengono approvati.

Esiste, innanzitutto, una contrattazione di tipo interconfederale che si esprime attraverso la sottoscrizione di accordi interconfederali tra le centrali di rappresentanza del mondo delle imprese (Confindustria, Confcommercio, Legacoop, Confartigianato, etc.) e le organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl, Uil, etc.)

Al di sotto del livello confederale, troviamo i contratti collettivi nazionali di lavoro che sono sottoscritti dalle associazioni datoriali di un determinato settore merceologico e le organizzazioni sindacali del medesimo settore. Tanto per fare un esempio, nel settore metalmeccanico, il contratto collettivo nazionale di lavoro viene sottoscritto da Federmeccanica (in rappresentanza delle imprese) e dalle organizzazioni sindacali di categoria Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm.

Al di sotto del contratto collettivo nazionale di lavoro, troviamo i contratti collettivi di secondo livello che si distinguono in contratti collettivi provinciali o contratti collettivi aziendali. Nel primo caso, l’accordo ha efficacia nel territorio della provincia; nel secondo caso, il contratto collettivo viene stipulato nella singola realtà aziendale, di solito tra datore di lavoro e rsa/rsu.

Quanti sono i contratti collettivi nazionali di lavoro?

Come abbiamo detto, non è stata mai attuata la disposizione della Costituzione che prevedeva la stipula di contratti collettivi di lavoro con efficacia per tutti i lavoratori di settore. Ne consegue che i contratti di lavoro sono accordi di diritto privato e che ogni organizzazione sindacale e ogni organizzazione datoriale è libera di sottoscrivere gli accordi che ritiene. Per questo, nel corso del tempo, si è assistito ad una fioritura di contratti collettivi di settore.

Si stima che siano depositati presso il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro oltre 800 contatti collettivi nazionali. In realtà si può ritenere che il numero sia anche superiore perché non tutti i contratti collettivi vengono poi depositati presso il Cnel.

Cosa prevede il contratto collettivo nazionale di lavoro?

Il contratto collettivo nazionale di lavoro disciplina le condizioni di impiego dei lavoratori subordinati in un determinato settore. In particolare, nei contratti collettivi di lavoro è presente una sezione relativa ai rapporti sindacali tra datori di lavoro e organizzazioni sindacali.

Inoltre, il contratto collettivo di lavoro prevede una scala di classificazione del personale divisa su livelli sulla base dei profili di autonomia e di responsabilità dei vari profili professionali con cui può essere assunto un dipendente.

Il contratto collettivo, inoltre, prevede una serie di diritti a favore dei lavoratori dipendenti che non sono previsti dalla legge e che vanno, quindi, ad aggiungersi al trattamento normativo di legge. Ad esempio, sono frutto della contrattazione collettiva, tra gli altri, diritti come:

  • la tredicesima mensilità;
  • la quattordicesima mensilità;
  • l’integrazione economica delle indennità Inps/Inail a carico del datore di lavoro in caso di malattia o infortunio;
  • i Rol e i permessi per festività soppresse;
  • ulteriori tipologie di permesso;
  • aspettativa non retribuita per malattia.

Le disposizioni del contratto collettivo nazionale di lavoro possono essere derogate dal contratto individuale di lavoro solo in senso maggiormente favorevole per il dipendente.


note

[1] Art. 39 Cost.


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