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Omesso versamento di ritenute: come evitare il reato

11 Novembre 2014 | Autore:
Omesso versamento di ritenute: come evitare il reato

Ogni datore di lavoro, impresa o lavoratore autonomo, è obbligato per legge a trattenere dal pagamento dei propri dipendenti o consulenti delle somme (c.d. ritenute) e versarle all’Erario o all’Inps; l’omesso versamento delle ritenute, in alcuni ipotesi, è fonte di responsabilità penale che, attraverso alcuni accorgimenti, è possibile evitare.

Le imprese e i lavoratori autonomi sono considerati dalla legge sostituti d’imposta. Il sostituto d’imposta è quel soggetto pubblico o privato che secondo precise disposizioni fiscali sostituisce in tutto o in parte il contribuente (definito invece sostituito) nei rapporti con l’Agenzia delle Entrate, trattenendo le imposte dovute dai compensi, salari, pensioni o altri redditi erogati e successivamente versando queste somme allo Stato.

Le aziende, così come ogni lavoratore autonomo, svolgono la funzione di sostituto non solo con riferimento alle imposte, ma anche con riferimento ai contributi previdenziali e assistenziali di ogni lavoratore dipendente. Nel momento in cui un lavoratore dipendente (ad esempio anche la segretaria di uno studio legale) riceve la retribuzione, il datore di lavoro trattiene delle somme che poi versa all’INPS (nel caso delle ritenute previdenziali) o all’Erario (nel caso delle ritenute erariali).

Nei moderni sistemi tributari l’invenzione della figura del sostituto d’imposta presenta per lo Stato diversi vantaggi, poiché:

– semplifica i rapporti del fisco con una pluralità dei contribuenti;

– rafforza la garanzia patrimoniale;

– assicura una maggiore riscossione del tributo o contributi.

Ciò ha indotto il legislatore a estendere gli obblighi del sostituto d’imposta verso nuove categoria di soggetti o particolari operazioni, come nel caso dei condomini per i compensi o pagamenti erogati o come nel caso degli intermediari finanziari (le Banche) per i pagamenti dei contribuenti relativi alle detrazioni fiscali sulle ristrutturazioni o risparmio energetico.

Il sostituto d’imposta e le ritenute erariali

Il sostituto d’imposta è stato introdotto dalla legge in materia di accertamento [1] che definisce il sostituto come colui che, secondo disposizioni di legge, è obbligato al pagamento di imposte in luogo di altri, per fatti o situazioni a questi riferibili.

 

Il sostituto, oltre ad applicare la ritenuta, deve anche eseguire diversi adempimenti, caratterizzati dalla consegna della certificazione delle ritenute operate (oggi sostituita dalla Certificazione Unica, in passato definita CUD o dalla certificazione delle ritenute per i lavoratori autonomi) e dall’elaborazione e trasmissione del modello di dichiarazione 770. Il contribuente che riceve la comunicazione delle ritenute subite potrà utilizzarla quale attestazione delle imposte trattenute, così da chiedere il conguaglio nella propria dichiarazione dei redditi. Allo stato sono in corso modifiche legislative per arrivare attraverso la Certificazione Unica alla dichiarazione dei redditi pre-compilata e probabilmente eliminando il modello 770.

La ritenuta sul pagamento effettuato può essere a titolo d’imposta quando il sostituto versa tutta l’imposta dovuta dal sostituito, con l’azzeramento del debito e la liberazione per lo stesso da qualsiasi altro adempimento. La ritenuta è, invece, a titolo di acconto quando l’obbligazione del sostituito non si estingue interamente, ed egli resta comunque soggetto passivo dell’imposta.

 

Omesso versamento di ritenute erariali: quali conseguenze?

Le disposizioni in materia di reati tributari puniscono [2] con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale del sostituto di imposta ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti, per un ammontare superiore a cinquantamila euro per ciascun periodo d’imposta.

 

Le ritenute previdenziali ed assistenziali

Le ritenute previdenziali e assistenziali rappresentano una quota di retribuzione a carico del dipendente per la quale il datore di lavoro (impresa o lavoratore autonomo) funge da sostituto, trattenendola ai lavoratori in busta paga per conto dell’Ente impositore (l’Inps nel caso della maggior parte dei dipendenti). Per gli impiegati e/o operai del settore industria, tale quota è normalmente pari al 9.19% dell’imponibile contributivo mensile esposto nel modello DM10 – UNIEMENS, che è l’attestato che viene trasmesso telematicamente ogni mese all’INPS con l’indicazione delle somme a credito e a debito del datore di lavoro.

La legge [3] prevede che in caso di modello DM10 riportante una somma a debito per il datore di lavoro, quest’ultimo non potrà non versare almeno una quota dell’imponibile previdenziale complessivo pari almeno al 9,19%, ossia alle trattenute in busta paga operate a carico dei dipendenti in qualità di sostituto.

 

Omesso versamento di ritenute previdenziali ed assistenziali: quali conseguenze ?

E’ fonte d’illecito penale, punibile con la reclusione fino a tre anni e con una multa fino a 1.032,00 euro [4] il caso di omissione o evasione contributiva a prescindere dell’importo. Ciò si verifica quando un modello DM10, chiuso con saldo a debito, viene lasciato totalmente insoluto in relazione alle somme trattenute al dipendente poiché di sua competenza. La norma prevede, tuttavia, la non punibilità del datore di lavoro che versa i contributi trattenuti al lavoratore entro il termine di tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione: il versamento si configura come oblazione e conduce all’estinzione dell’illecito. Alla presentazione di un modello DM10 totalmente insoluto consegue l’emissione di una diffida (cd. “notifica di accertamento di reato“) da parte della sede Inps competente. Tale diffida va inviata al titolare o legale rappresentante, esattamente individuato, in quanto penalmente responsabile in caso di ulteriore inadempienza. Il versamento dell’importo richiesto in diffida dovrà avvenire entro tre mesi dalla data di notifica. Il debitore, dopo aver versato il dovuto entro il termine indicato, dovrà presentare la ricevuta alla sede Inps competente che provvederà ad informare l’Autorità Giudiziaria dell’avvenuta regolarizzazione. E’ prevista, invece, la comunicazione del reato alla competente Autorità Giudiziaria decorso inutilmente il citato termine di tre mesi.

 

Consigli

Di seguito vengono riepilogati una serie di consigli pratici, in via preventiva, per ogni datore di lavoro al fine di evitare un procedimento penale per i reati di cui sopra:

1) per esservi l’illecito penale (sia nel caso delle ritenute erariali che previdenziali) è necessario che la ritenuta sia stata effettivamente operata ovvero la somma trattenuta, all’atto del pagamento, al dipendente. Tecnicamente questo avviene solo ed esclusivamente se il datore di lavoro paga il dipendente: senza pagamento la ritenuta non è stata operata;

2) nel procedimento penale l’onere di dover provare che non è stato effettuato il pagamento al dipendente è a carico del datore di lavoro che spesso, inconsapevolmente, non è a conoscenza di aver comunicato – erroneamente – tramite il 770 o il modello DM10 di aver operato la ritenuta, pur non avendo pagato il dipendente;

3) in caso di difficoltà finanziarie per il datore di lavoro che non riesce a versare le ritenute dei dipendenti è sempre consigliabile avvertire preventivamente il proprio commercialista o consulente del lavoro, ponendo in essere una serie di attività tali da evitare di incorrere in sanzioni penali;

4) al contrario continuare ad elaborare le normali buste paga ed effettuare le comunicazioni previste dalle norme fiscali e previdenziali come se il dipendente venisse pagato espone il datore di lavoro a rilevanti rischi penali;

5) nel caso di difficoltà temporanee (qualche mese) è consigliabile versare almeno le ritenute previdenziali per la quota a carico del dipendente essendo previsto l’illecito penale solo per queste somme e non per quelle a carico dell’azienda, la cui omissione che costituisce un semplice inadempimento sanzionato in via amministrativa;

6) nel caso delle ritenute erariali è sempre consigliabile (nel caso di numerosi dipendenti tali da superare la soglia di € 50.000,00) pagare tra retribuzione al dipendente e ritenute solo le somme che si hanno a disposizione, eventualmente calcolando delle buste paga in acconto ma conservandosi sempre le somme delle ritenute relative agli acconti pagati così da evitare l’omissione.

note

[1] D.P.R. n. 600 del 29 settembre 1973

[2] Art. 10-bis del D.Lgs. n. 74 del 10 marzo 2000

[3] Legge 638/83

[4] Art. 1, comma 1, D.Lgs. n. 211 24 marzo 1994.

Autore immagine: 123rf com


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