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Chi può ritirare raccomandata eredi?

10 Dicembre 2020
Chi può ritirare raccomandata eredi?

Che fare se una raccomandata viene indirizzata a una persona deceduta? Come possono gli eredi del defunto sapere cosa c’è dentro la lettera?

Il postino chiamato a consegnare una raccomandata a una persona deceduta, non trovando nessuno ad aprirgli la porta di casa ed essendo all’oscuro del fatto che il destinatario non sia più in vita, lascerà nella cassetta delle lettere un avviso di giacenza. Muniti di tale avviso, gli aventi diritto potranno recarsi all’ufficio postale per farsi consegnare la busta. Ma chi può ritirare la raccomandata eredi? In altri termini, quali sono i soggetti legittimati a richiedere la consegna della lettera?

Qui di seguito proveremo a rispondere ad alcune delle più importanti domande che, di solito, vengono poste sull’argomento.

Chi può ritirare la raccomandata inviata a una persona deceduta?

Legittimati a ritirare la raccomandata per conto della persona defunta sono innanzitutto i suoi eredi. Gli eredi sono coloro che hanno già accettato l’eredità. L’accettazione, come noto, viene fatta dinanzi al notaio o al cancelliere del tribunale. 

Tuttavia, poiché ci sono dieci anni per accettare l’eredità ed il tempo invece per il ritiro di una raccomandata, prima che torni al mittente, è molto più breve, gli uffici postali consentono il ritiro anche ai semplici “chiamati all’eredità”, ossia a coloro che, pur non essendo ancora eredi (perché non hanno effettuato l’accettazione), possono ancora divenirlo in futuro. Tali soggetti sono, di norma, il coniuge, i figli o i genitori. 

Per poter certificare lo stato di chiamati all’eredità sarà necessario presentare all’ufficio postale: 

  • un certificato di morte del destinatario della raccomandata;
  • uno stato di famiglia storico da cui si evinca la condizione di “potenziali eredi”. 

In alternativa, è possibile presentare la dichiarazione di successione presentata all’Agenzia delle Entrate dall’interessato al ritiro della raccomandata. 

Alcuni uffici postali semplificano la vita e richiedono solo l’atto notorio o la dichiarazione sostitutiva, comprovante l’identità dell’erede. Altri uffici ancora fanno compilare un modulo prestampato dove l’erede autocertifica di essere l’unico erede o che gli altri eredi sono a conoscenza del suo ritiro.

Ogni erede ed ogni chiamato all’eredità può ritirare la raccomandata; tuttavia, in caso di presenza di più eredi, sarà necessaria la delega con l’autorizzazione anche da parte di questi ultimi.

Come vedremo però a breve, non esiste alcun obbligo di ritirare una raccomandata indirizzata a un defunto, ben potendo essere tralasciata e far sì che torni al mittente. L’obbligo sussiste quando la raccomandata viene invece intestata a nome degli eredi (vedi sotto).

Il ritiro di una raccomandata può essere considerato accettazione dell’eredità?

Il ritiro di una raccomandata, anche se contenente assegni, non può essere considerato accettazione dell’eredità. Quindi, chi va a prendere una lettera all’ufficio postale indirizzata al defunto può sempre rinunciare all’eredità. È chiaro però che, in caso di denaro, questo andrà custodito insieme all’eredità giacente e non potrà essere incassato. Se così fosse, infatti, l’utilizzo del denaro del defunto sarebbe un atto di accettazione tacita dell’eredità che impedirebbe la successiva rinuncia. 

Del resto, il ritiro di una raccomandata per conto del defunto potrebbe servire proprio a farsi un’idea dell’eventuale presenza di debiti a carico del patrimonio ereditario e a prendere quindi la decisione tra l’accettazione e la rinuncia all’eredità stessa.

Se la raccomandata contiene una richiesta di pagamento cosa bisogna fare?

Potrebbe succedere che la raccomandata contenga una diffida o una richiesta di pagamento. In tal caso, saranno tenuti a pagare solo gli eredi e non invece i chiamati all’eredità (come detto sopra, si tratta di coloro che ancora non hanno manifestato la volontà di accettare l’eredità). Solo i primi, infatti, avendo acquisito i diritti di successori del defunto, subentrano anche nei relativi doveri e, quindi, nella posizione debitoria lasciata da questi.

Cosa succede se si rifiuta una raccomandata indirizzata a una persona defunta?

La raccomandata spedita a una persona defunta non deve per forza essere accettata dagli eredi o dai chiamati all’eredità. Questi infatti potrebbero disinteressarsi del ritiro e lasciare che la busta ritorni al mittente con la dicitura “compiuta giacenza” o “decesso del destinatario”. In entrambi i casi, infatti, la notifica non avrà alcun effetto in quanto effettuata a una persona non più esistente. 

Diverso è il caso se la raccomandata viene indirizzata direttamente agli eredi. A questo punto, le ipotesi che possono verificarsi sono due:

  • la raccomandata è genericamente e impersonalmente indirizzata a tutti gli eredi. In tal caso, sulla busta ci sarà scritto «Eredi del sig…», senza indicare i loro nomi. Tale notifica è valida nei confronti dei soli eredi (e non dei chiamati all’eredità) solo se: a) effettuata all’ultima residenza del soggetto defunto; b) consegnata entro massimo 1 anno dal decesso. La notifica effettuata impersonalmente agli eredi oltre un anno dal decesso non ha invece alcun valore né per gli eredi, né per i chiamati all’eredità, e pertanto non deve essere per forza ritirata;
  • la raccomandata viene indirizzata a ciascun erede, con l’indicazione del nome e cognome di questi sulla busta. In tal caso, la notifica è valida solo se: a) il destinatario è effettivamente erede e non ancora un semplice chiamato all’eredità; b) effettuata all’indirizzo di residenza di ogni erede.


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