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Liberi professionisti senza cassa

10 Dicembre 2020 | Autore:
Liberi professionisti senza cassa

Esercizio dell’attività professionale per i non iscritti agli albi: quali obblighi in materia di previdenza?

Non tutti coloro che esercitano un’attività professionale devono iscriversi presso un ordine: vi sono numerose professioni che non prevedono quest’obbligo ed il cui esercizio non è, dunque, riservato.

I professionisti non iscritti agli ordini sono però anche liberi professionisti senza cassa, in quanto privi di una gestione previdenziale di categoria.

L’iscrizione presso le casse professionali, privatizzate e private, è infatti consentita solo agli appartenenti a determinati ordini: per gli avvocati, ad esempio, è prevista l’iscrizione presso la Cassa Forense, per i consulenti del lavoro all’Enpacl, per i commercialisti alla Cnpadc, per i ragionieri alla Cnpr, per gli ingegneri all’Inarcassa, e così via.

I liberi professionisti non iscritti presso gli albi sono comunque obbligati al versamento della contribuzione previdenziale sulla base del reddito derivante dall’esercizio dell’attività di lavoro autonomo ed all’iscrizione presso una particolare gestione previdenziale, amministrata dall’Inps: si tratta della gestione separata.

La gestione separata ha delle regole particolari, rispetto alle casse professionali: non accoglie, peraltro, i soli professionisti senza cassa, ma anche numerose categorie di lavoratori atipici, come gli occasionali, i collaboratori, gli incaricati di vendite a domicilio.

Quanti contributi pagano i professionisti senza cassa?

Presso la gestione separata non si è obbligati a versare un contributo minimo, ma si paga in base al reddito. L’aliquota contributiva, cioè la percentuale da versare a titolo di contribuzione, è pari al 25,72% per ila generalità dei professionisti, mentre è pari al 24% per i professionisti pensionati o iscritti anche presso altre gestioni di previdenza obbligatoria.

Nicola, libero professionista, nel 2020, ha guadagnato 10mila euro: versa alla gestione separata Inps il 25.72%, ossia 2.572 euro.

Pur non applicandosi un minimale obbligatorio, presso la gestione Separata un minimale di reddito sussiste, ma è valido solo ai fini dell’accredito dei contributi per il diritto a pensione: questo minimale, nel 2020, è pari a 15.953 euro.

In parole semplici, se il professionista non raggiunge un reddito almeno pari a 15.953 euro nell’arco del 2020, non gli è accreditato l’intero anno per il diritto al trattamento pensionistico, ma gli accrediti sono conteggiati in base al reddito effettivo ed ai relativi contributi versati, anche qualora l’attività sia stata svolta ininterrottamente dal 1° gennaio al 31 dicembre.

Bonario, nel 2020, ha guadagnato 12mila euro e pagato 3.086,40 euro. Nonostante abbia lavorato tutto l’anno, gli sono accreditati solo 9 mesi di contributi ai fini della pensione, considerando che per un mese di contributi devono essere accreditati almeno 341,93 euro (15.953 x 25,72% / 12).

Quali prestazioni ottengono i professionisti senza cassa?

I professionisti senza cassa che pagano l’aliquota piena del 25,72% alla gestione Separata possono ottenere le seguenti prestazioni previdenziali:

  • pensioni anticipate, di vecchiaia, di inabilità e invalidità;
  • pensioni ai superstiti;
  • indennità di malattia e ricovero, di maternità e per congedo parentale;
  • assegno al nucleo familiare.

Non ottengono, invece, l’indennità di disoccupazione Dis-coll, che spetta solo ai collaboratori e ad alcune categorie di parasubordinati, come dottorandi-ricercatori.

I professionisti iscritti agli albi possono versare i contributi alla gestione Separata?

Ma, tra i professionisti, sono solo coloro che non hanno gestioni previdenziali di categoria a doversi iscrivere presso la gestione Separata?

In base al principio di universalizzazione della copertura assicurativa, devono iscriversi alla gestione Separata Inps sia i liberi professionisti per i quali non è prevista un’apposita cassa di previdenza, che i liberi professionisti che non possono iscriversi alla gestione previdenziale di categoria per ragioni di incompatibilità o di altra natura.

Lo Stato, infatti, deve tutelare non solo i professionisti senza cassa, ma anche coloro che, pur avendo una cassa di categoria, non possono essere iscritti.

In buona sostanza, il professionista non è tenuto a iscriversi alla gestione Separata solo se è già interamente coperto dalla sua cassa professionale, ossia se non versa soltanto il contributo integrativo sui compensi percepiti (che, avendo un fine solidaristico, non dà luogo, nella generalità delle ipotesi, ad alcuna prestazione di previdenza), ma corrisponde anche la contribuzione obbligatoria, cioè i contributi soggettivi [1].

Come ci si iscrive alla gestione Separata?

L’iscrizione presso la gestione Separata Inps avviene attraverso il sito web dell’istituto. Le modalità possono differire in base alla categoria di appartenenza dell’iscritto.

Per i liberi professionisti è necessario accedere al servizio “Iscrizione liberi professionisti”, con le proprie credenziali dispositive.

Effettuato l’accesso, che può avvenire anche dal percorso “Prestazioni e Servizi / Domanda d’iscrizione alla Gestione separata”, i dati anagrafici dell’utente compaiono in automatico.

L’interessato deve inserire obbligatoriamente:

  • la data di inizio attività
  • il numero di telefono;
  • il codice dell’attività Ateco;
  • il numero di partita Iva;
  • se socio di studio associato;
  • l’indirizzo e-mail.

Al termine della compilazione, viene richiesta la conferma dei dati e il sistema effettua la successiva protocollazione della domanda. L’applicazione suggerisce all’utente la data dell’inizio attività risultate da eventuali versamenti effettuati in precedenza dal soggetto all’Inps.

Nel modello è presente, infine, una dichiarazione di responsabilità e un’informativa sulla privacy.

Come ci si cancella dalla gestione Separata?

Se l’attività professionale per la quale è obbligatoria l’iscrizione alla gestione Separata termina, non è necessario provvedere alla cancellazione dalla cassa previdenziale, in quanto non si è tenuti al versamento di contribuzione in misura fissa, come già osservato.

Tra l’altro non sussiste, all’interno del sito web dell’Inps, un apposito servizio online per richiedere la cancellazione dalla gestione Separata.

Se, comunque, si vuole procedere alla cancellazione, è reperibile online un modulo datato, titolato “Domanda di variazione/cancellazione dalla gestione separata”, disponibile in formato pdf e non compilabile telematicamente.

L’Inps ha ribadito l’inutilità di tale adempimento, in quanto l’iscrizione alla gestione non richiede una cancellazione formale, non sussistendo l’obbligo di versamento della contribuzione in misura fissa: l’istituto, a tal proposito, è a conoscenza della contribuzione dovuta sulla base delle dichiarazioni dei committenti (per i parasubordinati e i lavoratori occasionali, nonché per altre categorie atipiche) e sulla base delle dichiarazioni reddituali dei lavoratori (quadro RR del modello redditi, per quanto concerne i liberi professionisti).

Vuoi saperne di più? Vedi la Guida alla gestione Separata e gli Aggiornamenti gestione Separata 2020.


note

[1] Cass. ord. 3799/2019.

Autore immagine: pixabay.com


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