Atti impositivi 2020: quali modalità di controllo sulla data

10 Dicembre 2020 | Autore:
Atti impositivi 2020: quali modalità di controllo sulla data

Si attende ancora la circolare del Fisco sui documenti da emettere entro la fine dell’anno e da notificare nel 2021. E sulla verifica da parte del contribuente.

Si attende ancora da parte dell’Agenzia delle Entrate il provvedimento con cui devono essere stabilite le modalità di controllo sulla data di emissione degli atti impositivi in scadenza il 31 dicembre 2020 ma che possono essere notificati fino al 31 dicembre 2021 per via dell’emergenza Covid. È il cosiddetto sdoppiamento emissione/notifica sul quale il Fisco è tenuto a pronunciarsi in tempi utili, come imposto dalla norma che ha consentito questa disciplina. Tempi che, però, ora stringono (mancano 20 giorni alla fine dell’anno, con di mezzo le festività natalizie), nel silenzio dell’Agenzia.

Gli atti interessati sono quelli di accertamento, di contestazione, sanzionatori, di recupero dei crediti d’imposta, di liquidazione e di rettifica e liquidazione. Come noto, il decreto Rilancio aveva disposto per questi atti impositivi la scadenza dell’emissione entro il 31 dicembre di quest’anno e la possibilità di notificarli tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre 2021, ad eccezione dei casi di indifferibilità e di urgenza, che di norma si presentano quando c’è di mezzo un reato.

Secondo il decreto, l’emissione degli atti deve essere provata dalla data di elaborazione che risulta dai sistemi informativi e gestionali del Fisco. Tuttavia, il dl Rilancio impone alle Entrate di individuare (e di comunicare per tempo) le modalità di applicazione di queste disposizioni.

Da parte sua, l’Agenzia ha già precisato che per «atti emessi» si devono intendere quelli formati e protocollati entro il 31 dicembre di quest’anno. Gli originali dovranno essere prodotti in formato digitale, firmati dal responsabile o da un suo delegato con firma digitale e registrati in uscita nel sistema gestionale dell’Agenzia stessa.

In questo modo, la firma digitale garantisce che il documento è integro e non modificabile. La segnatura di protocollo certifica la sua provenienza e gli attribuisce una data certa, opponibile a terzi. Nel caso in cui non fosse possibile utilizzare questa via, il documento analogico può essere firmato e protocollato.

L’atto emesso entro il 31 dicembre va, poi, notificato durante il 2021 in base ad una programmazione che ancora non è stata resa nota dall’Agenzia delle Entrate.

Si prevede che venga confermata la centralità della firma digitale e della segnatura di protocollo, come anticipato (ma non ancora confermato) dal Fisco. C’è da capire, però, che succede con i documenti che non sono stati sottoscritti in formato digitale e come verrà avviata la fase di notifica. Così come c’è da chiarire – cosa ancora più rilevante – come e quando il contribuente può verificare con certezza che l’atto da notificare il prossimo anno sia stato effettivamente emesso entro il 31 dicembre 2020. Perché se così non fosse, se il provvedimento notificato fosse stato emesso in ritardo, sarebbe nullo.



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