Diritto e Fisco | Articoli

Maltrattamenti: è reato se la vittima è l’amante?

8 Marzo 2021 | Autore:
Maltrattamenti: è reato se la vittima è l’amante?

Percosse all’amante: la relazione extraconiugale fa sorgere il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi?

La legge punisce tutte le condotte violente dirette a fare del male ad altri. Tra i tanti delitti contro l’incolumità delle persone, la legge prevede anche quello dei maltrattamenti, il quale scatta solamente nel caso in cui la vittima si trovi a stretto contatto con il suo carnefice, magari perché familiare o convivente. Purtroppo, spesso, la cronaca giudiziaria riporta casi di abusi all’interno delle mura domestiche; la maggior parte delle volte sono le donne ad essere vittime dei propri compagni. Con questo articolo vedremo se il reato di maltrattamenti si applica anche nel caso in cui la vittima sia la persona con cui si è stabilito un rapporto extraconiugale. In altre parole, i maltrattamenti sono reato se la vittima è l’amante?

La domanda può sembrare inutile e la risposta scontata. In realtà, una recente sentenza della Corte di Cassazione ha escluso che, nei riguardi dell’amante, possa configurarsi il reato di maltrattamenti, se la relazione si riduce a incontri sessuali in mancanza di una reale convivenza o di un progetto di vita insieme. Insomma: anche se la coppia si ritrova nello stesso immobile, l’assenza di una coabitazione stabile è idonea ad escludere il reato. Ciò significa che si può impunemente picchiare l’amante? Assolutamente no. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme cosa si rischia nel caso di maltrattamenti a danno dell’amante.

Maltrattamenti: quando è reato?

La legge punisce con la reclusione da tre a sette anni chi maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, oppure una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte [1].

Per maltrattamenti devono intendersi non solo gli abusi fisici ripetuti nel tempo, ma anche quelli psicologici. Tutto ciò che può rientrare nel concetto di vessazione è idoneo ad integrare il delitto di maltrattamenti.

E così, non solo le percosse reiterate costituiscono il reato di maltrattamenti, ma anche gli insulti e i soprusi psicologici, come ad esempio i tentativi continui di minare l’autostima altrui mediante ingiurie.

Maltrattamenti: chi è la vittima del reato?

La particolarità del reato di maltrattamenti sta nei soggetti che possono esserne vittima.

I maltrattamenti possono commettersi solo contro le persone della famiglia (coniuge, figli, ecc.) ovvero comunque conviventi (partner stabile, ecc.).

Inoltre, il delitto di maltrattamenti scatta anche se la vittima si trova nei confronti del reo in una posizione di soggezione perché sottoposta all’autorità di quest’ultima. È il caso dell’insegnante o del tutore, ad esempio.

Insomma: i maltrattamenti sono reato ogni volta che tra vittima e carnefice vi sia un rapporto che presupponga una certa stabilità della relazione (non solo sentimentale, ovviamente).

Maltrattamenti contro l’amante: è reato?

Secondo il pacifico orientamento della Corte di Cassazione, integra il reato di maltrattamenti in famiglia anche il comportamento indirizzato contro l’amante anziché contro il proprio coniuge [2].

Per potersi configurare il reato di maltrattamenti contro l’amante è necessario però che il colpevole abbia con la vittima del reato una relazione duratura simile ad una relazione familiare.

La stabilità della relazione, secondo i giudici, determinerebbe una serie di obblighi nei confronti dell’amante, paragonabili agli obblighi di solidarietà e assistenza tipici della comunità familiare.

Secondo la Suprema Corte, la circostanza che l’uomo continui a vivere con la moglie e i figli non è sufficiente ad escludere il reato.

Possiamo dunque affermare che i maltrattamenti perpetrati nei confronti dell’amante costituiscono reato come se fossero commessi nei confronti di qualsiasi familiare, purché sussista il requisito della stabilità della relazione che consenta di assimilare il rapporto a un legame di tipo familiare.

È questo il necessario presupposto da cui muovere i passi per comprendere la recente sentenza della Corte di Cassazione secondo cui gli abusi fisici a danno dell’amante non costituiscono il reato di maltrattamenti, anche se commessi nel luogo in cui si incontravano solitamente.

Maltrattamenti contro l’amante: quando non è reato?

Secondo la Corte di Cassazione [3], non scatta il reato di maltrattamenti per le percosse all’amante anche se lui le ha preso un appartamento in affitto.

Secondo i giudici, l’appartamento destinato alla relazione clandestina e non a un progetto di vita fondato su solidarietà e assistenza non permette di integrare il delitto di maltrattamenti.

In altre parole, la casa presa in affitto per incontrare l’amante non costituisce elemento sufficiente per far scattare il reato di maltrattamenti, per il quale è necessario la stabilità della relazione, e cioè che dalla stessa possa nascere un nucleo familiare vero e proprio, a prescindere dal matrimonio e dai figli.

In sintesi: le percosse subite durante gli incontri destinati solamente a consumare una relazione di tipo fisico non possono integrare il reato di maltrattamenti, che si configura soltanto quando fra l’agente e la vittima sussiste una relazione che implica un rapporto stabile di affidamento e solidarietà.

Secondo la Suprema Corte, va peraltro ribadito che il reato di maltrattamenti non si applica ai soli nuclei familiari fondati sul matrimonio ma a qualunque relazione sentimentale che fa sorgere vincoli affettivi e aspettative di assistenza assimilabili a quelli tipici della famiglia o della convivenza abituale: ad esempio, quando il rapporto comporta un’assidua frequentazione dell’abitazione.

Nulla di tutto ciò è avvenuto nel caso di specie, in cui non risultava instaurata neppure una coabitazione occasionale né poteva ritenersi sussistente un’aspettativa all’evoluzione del rapporto, durato sette mesi.

Ciò ovviamente non significa che sia lecito picchiare l’amante, ma solamente che non si configura il reato di maltrattamenti. L’autore delle percosse risponderà comunque per il reato di lesioni personali o per qualsiasi altro sia configurabile in relazione alla sua condotta violenta.


note

[1] Art. 572 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 7929 dell’1 marzo 2011.

[3] Cass., sent. n. 34086 dell’1 dicembre 2020.

Autore immagine: canva.com/


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube