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Lavoratore recidivo: sospensione dal lavoro

8 Marzo 2021
Lavoratore recidivo: sospensione dal lavoro

Il datore di lavoro ha il potere di infliggere delle sanzioni disciplinari ai propri dipendenti.

Hai ricevuto, negli ultimi mesi, due contestazioni disciplinari. Sei stato sospeso dal lavoro e dalla retribuzione per un’ulteriore contestazione di addebito. Ti chiedi se puoi impugnare la sanzione e come fare.

Nel rapporto di lavoro subordinato, il datore di lavoro ha il potere disciplinare nei confronti del dipendente. Ne consegue che il lavoratore che non rispetta i propri doveri può ricevere una contestazione e, successivamente, un provvedimento sanzionatorio.

Ma cosa accade in caso di lavoratore recidivo? È legittima la sospensione dal lavoro? Per rispondere a queste domande occorre partire dalla disciplina prevista dalla legge e dalla contrattazione collettiva. Andiamo per ordine.

Potere disciplinare: cos’è?

Quando firma la lettera di assunzione il lavoratore accetta di sottoporsi ad un vincolo di subordinazione nei confronti del datore di lavoro [1]. Tale soggezione si esprime, innanzitutto, nella necessità di sottostare al potere direttivo del datore di lavoro e, cioè, al dovere di eseguire la prestazione di lavoro nel rispetto delle direttive impartite dall’imprenditore.

Inoltre, il lavoratore si assoggetta al potere di controllo sul proprio operato ed al potere disciplinare. Il datore di lavoro può, infatti, comminare delle sanzioni disciplinari ai lavoratori che non rispettano i propri doveri, dopo aver esperito il procedimento disciplinare previsto dalla legge [2].

Quali sono gli illeciti disciplinari?

Ma quali sono i comportamenti scorretti che possono condurre all’applicazione delle sanzioni disciplinari? Innanzitutto, ogni azienda deve dotarsi di un codice disciplinare aziendale che deve essere affisso in una bacheca visibile da tutti i lavoratori. Il codice disciplinare deve indicare le infrazioni e le relative sanzioni.

Inoltre, alcuni obblighi del dipendente sono stabiliti direttamente dalla legge, tra cui [3]:

  • obbligo di non concorrenza con il datore di lavoro;
  • obbligo di riservatezza rispetto alle informazioni apprese a causa del rapporto di lavoro;
  • obbligo di fedeltà al datore di lavoro.

Infine, un ruolo fondamentale nella definizione dei doveri del personale viene svolto dal contratto collettivo di lavoro. I Ccnl, infatti, hanno solitamente un’apposita sezione dedicata ai doveri dei dipendenti. In questa parte del Ccnl, vengono elencate le possibili infrazioni disciplinari poste in essere dai lavoratori e le relative sanzioni applicabili.

Cos’è la recidiva?

La recidiva del lavoratore si configura in caso di ripetizione, nell’arco temporale di 2 anni, della stessa infrazione che ha dato luogo alla sanzione.

Perché il lavoratore sia considerato recidivo devono, quindi, ricorrere due presupposti:

  • la precedente infrazione deve essere avvenuta nei due anni precedenti;
  • la precedente infrazione deve essere stata esplicitamente sanzionata.

Il primo requisito deriva dal fatto che, secondo la legge, non si può tenere conto delle sanzioni disciplinari, decorsi due anni dalla loro inflizione.

Il secondo principio deriva dal fatto che un’infrazione commessa, ma non contestata e sanzionata, non può determinare la recidiva.

Sotto quest’ultimo profilo, la Cassazione, anche di recente [4], ha affermato che la sanzione disciplinare intimata a causa della recidiva (nel caso affrontato si trattava della sospensione dal lavoro e dalla retribuzione) deve essere annullata se emerge che la precedente o le precedenti sanzioni disciplinari erano state, in realtà, annullate. In tal caso, infatti, viene meno il presupposto stesso per l’applicazione della sanzione.

La recidiva, se ricorrono tutti i presupposti di legittimità della stessa, può essere oggetto di un’ulteriore ed autonoma contestazione al lavoratore alla quale può seguire l’applicazione della sanzione disciplinare prevista dal Ccnl di settore. Molti contratti collettivi prevedono che la recidiva possa essere sanzionata con la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione oppure, addirittura, con il licenziamento.

Sanzione per recidiva: come impugnare?

Il lavoratore può impugnare l’eventuale provvedimento disciplinare che gli è stato applicato sulla base della recidiva con tre diverse modalità:

  1. davanti al giudice del lavoro;
  2. davanti al collegio di conciliazione ed arbitrato istituito presso l’Ispettorato nazionale del lavoro;
  3. innanzi ai collegi di conciliazione previsti dai contratti collettivi di lavoro.

Lo strumento più diffuso è il collegio di conciliazione ed arbitrato che viene costituito su richiesta del lavoratore a cui è stata applicata una sanzione disciplinare, nei venti giorni successivi all’applicazione del provvedimento. Il dipendente può richiedere il collegio anche tramite il proprio sindacato.

Il collegio si costituisce per il tramite dell’Ispettorato territoriale del lavoro ed è composto da:

  • un membro scelto dal lavoratore;
  • un membro scelto dal datore di lavoro;
  • un membro scelto di comune accordo o, in mancanza, nominato dall’Ispettorato del lavoro.

Il lodo emesso dal collegio è impugnabile solo per violazione della legge o per vizio della volontà.


note

[1] Art. 2094 cod. civ.

[2] Art. 7 L. 300/1970.

[3] Art. 2105 cod. civ.

[4] Cass. n. 27911/2020.


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