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Come ridurre i debiti fiscali

11 Dicembre 2020 | Autore:
Come ridurre i debiti fiscali

La transazione fiscale consente l’abbattimento delle somme dovute e la dilazione dei pagamenti. Ed è possibile anche senza l’ok del Fisco.

Hai un’impresa artigiana che fatica ad andare avanti e sopravvive tra mille difficoltà. Sei sommerso da cartelle esattoriali per debiti tributari, contributivi e previdenziali che non sei riuscito a pagare.

Il loro ammontare è aumentato nel corso del tempo ed è diventato schiacciante. Non potresti sostenerlo neppure con la rateazione del debito in 72 o 120 rate o con la rottamazione. Rischi di essere esecutato dall’Agenzia di riscossione, di dover liquidare l’attività e addirittura di fallire.

Se è cosi, oppure se hai un’azienda o un’attività commerciale o di lavoro autonomo che si trova in una situazione analoga, sicuramente vuoi sapere come ridurre i debiti fiscali.

Ora, oltre alla “classica” legge sul sovraindebitamento, c’è un modo efficace in più per arrivare a questo risultato: è la transazione fiscale, uno strumento molto utile che è stato potenziato da una nuova legge appena entrata in vigore [1]. E non si tratta di una normativa emergenziale, ma di una riforma stabile e definitiva.

È una sorta di saldo e stralcio, con la differenza che non opera in via generalizzata, cioè con un abbattimento predefinito, come quello stabilito dalle varie edizioni della “pace fiscale”, ma interviene caso per caso, in base allo stato di crisi della tua impresa. Il pagamento parziale e/o dilazionato dei debiti accumulati avverrà in modo “sartoriale”, cioè confezionato su misura in base alla tua situazione patrimoniale e reddituale.

Grazie a questo metodo, puoi presentare una proposta di riduzione dei debiti, accompagnata dalla relazione positiva di un professionista indipendente, e il giudice la può omologare anche se il Fisco non è d’accordo.

Così l’ammontare dei tuoi debiti potrà ridursi di parecchio, in modo da risultare adeguato alla tua concreta capacità economica di rimborsarli, anche ratealmente. E soprattutto potrai proseguire la tua attività evitando l’esecuzione forzata ed il fallimento.

La crisi d’impresa

Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza [2] che entrerà in vigore il 1° settembre 2021 (la data iniziale, del 15 agosto 2020, è slittata per l’emergenza Covid, ma l’entrata in vigore della parte qui di interesse è stata anticipata al 4 dicembre 2020) si occupa delle situazioni di «squilibrio economico e finanziario» che rendono probabile l’insolvenza del debitore.

Ciò avviene quando si verificano gli «indicatori della crisi» [3] dell’impresa e, in particolare, quando i debiti non appaiono sostenibili per almeno i 6 mesi successivi, tenuto conto sia delle prospettive di continuità aziendale sia dei ritardi nei pagamenti che sono ormai divenuti «reiterati e significativi».

La nuova norma ha modificato il preesistente requisito dello «stato di difficoltà economica e finanziaria» e lo ha puntualizzato definendone le condizioni. Il legislatore ha recepito le indicazioni fornite dalla giurisprudenza, che ha sempre posto l’accento proprio sullo squilibrio economico e finanziario che si verifica nelle imprese in crisi: una situazione di insolvenza, che precede il dissesto, e rende di fatto impossibile pagare tutti i debiti entro le scadenze stabilite.

La transazione fiscale

Su questa situazione si innesta la possibilità di transazione fiscale: un istituto già presente nella vecchia legge fallimentare, che consente all’imprenditore in stato di crisi di ottenere l’abbattimento e la dilazione dei debiti fiscali e contributivo-previdenziali, presentando all’Amministrazione finanziaria o agli Enti che gestiscono le forme di previdenza e assistenza obbligatorie (Inps, Inail, Cassa Edile, ecc.) una proposta di definizione dei debiti, in modo da pagare i tributi o i contributi dovuti solo parzialmente e in forma dilazionata, ad esempio a rate.

La transazione fiscale – che opera in modo analogo alla procedura di sovraindebitamento prevista per i privati non imprenditori –  è possibile nell’ambito degli accordi di ristrutturazione dell’impresa o del concordato preventivo: deve essere, pertanto, chiesta in una di queste due procedure.

Ora, è stata notevolmente potenziata con l’intento di agevolare l’omologazione degli accordi o dei concordati anche quando l’Amministrazione finanziaria non fornisce il proprio parere, o meglio il proprio voto in tali procedure: il giudice potrà procedere anche se il Fisco non si è espresso.

L’omologazione della transazione fiscale

In base alla nuova legge [4] gli accordi e i concordati potranno essere omologati – e dunque approvati dal giudice, che li dichiarerà validi ed efficaci – anche in assenza della dichiarazione di voto o dell’adesione dell’Amministrazione finanziaria (o egli Enti previdenziali e assistenziali coinvolti) purché la proposta di transazione risulti «conveniente», da un punto di vista economico, rispetto alla liquidazione dell’impresa.

Per esprimere questo giudizio anche senza il voto favorevole dei creditori intervenuti è, però, indispensabile una positiva relazione del professionista attestatore (designato dal debitore stesso): egli dovrà asseverare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano e dovrà anche valutare le alternative concretamente praticabili per evitare di mettere l’impresa in liquidazione giudiziale.

Finora l’Amministrazione finanziaria (attraverso la direzione territoriale dell’Agenzia delle Entrate ove il debitore è domiciliato fiscalmente) doveva esprimere il proprio consenso o diniego alla proposta di transazione, nel primo caso accettandola espressamente nei suoi effetti; ora, invece, il parere del Fisco – che talvolta non giungeva o arrivava tardivamente – non è più indispensabile.

Il giudizio del tribunale sulle proposte di transazione fiscale

Quanto al concordato preventivo o all’accordo di ristrutturazione dei debiti contenente proposte di transazione fiscale, il giudice potrà omologarlo senza attendere l’esito delle valutazioni degli Uffici fiscali e previdenziali, esaminando la proposta di transazione avanzata dal debitore e le considerazioni sulla sua fattibilità e convenienza espresse dal professionista indipendente nella propria relazione, depositata in atti nel procedimento.

Le nuove norme dispongono, infatti, che «in tali casi l’attestazione del professionista, relativamente ai crediti tributari o contributivi, e relativi accessori, ha ad oggetto anche la convenienza del trattamento proposto rispetto alla liquidazione giudiziale; tale punto costituisce oggetto di specifica valutazione da parte del Tribunale».

Trattandosi di norme procedurali, esse sono applicabili anche ai giudizi in corso [5]; perciò, se l’omologazione dell’accordo o del concordato non è ancora avvenuta, il giudice potrà disporla anche in assenza della dichiarazione di voto o di adesione espressa dall’Amministrazione finanziaria o dagli Enti previdenziali.

Per conoscere le altre possibilità di risoluzione delle gravi situazioni debitorie, offerte dalla legge sul sovraindebitamento, leggi anche gli articoli “Come ridurre i debiti con il Fisco” e “Troppi debiti: come ridurre le pretese del Fisco“.


note

[1]  Art. 3, comma 1 bis, Legge n. 159/2020, di conversione del D.L. n. 125/2020, pubblicata in G.U. n. 300 del 3 dicembre 2020.

[2] D.Lgs. n. 14/2019 del 12 gennaio 2019, modificato dal D.lgs. 26 ottobre 2020, n. 147.

[3] Art. 13 D.Lgs. n. 14/2019.

[4] Art. 48, comma 5, D.Lgs. n. 14/2019 come modificato dal D.Lgs. n. 147 del 26 ottobre 2020.

[5] Cass. sent. n. 13165 del 24 giugno 2016, Cass. sent. n. 20811 del 7 ottobre 2010.


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