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Affido familiare

10 Dicembre 2020
Affido familiare

In caso di difficoltà, il minore può essere affidato temporaneamente ad un’altra famiglia.

Da un po’ di tempo a questa parte, tu e tuo marito state pensando di accogliere in casa un bambino. Purtroppo, però, non avete i requisiti per accedere all’adozione. Cosa fare in questi casi? Devi sapere che la legge prevede l’affido familiare, un istituto che consente di accudire un figlio altrui per un periodo di tempo limitato. Si tratta di un gesto di solidarietà, in quanto il piccolo tornerà dalla sua famiglia biologica una volta superato il momento di difficoltà. Possono ricorrere ad una simile procedura le coppie (sposate o conviventi), le persone single, le comunità di tipo familiare e gli istituti di assistenza. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di approfondire l’argomento in questo articolo.

Affido familiare: cos’è?

L’affido familiare è un rimedio con cui un minore viene accolto in un’altra famiglia per un periodo di tempo necessario al fine di consentire ai suoi genitori di superare una difficoltà. Si tratta, quindi, di una situazione provvisoria, in quanto il bambino tornerà dalla sua famiglia di origine non appena sarà superata la crisi.

A differenza dell’adozione, dunque, l’affido è:

  • temporaneo;
  • non fa sorgere un rapporto di filiazione tra il minore e i soggetti affidatari;
  • non prevede lo stato di abbandono del bambino;
  • il minore mantiene rapporti con i suoi genitori biologici.

Ti faccio un esempio per farti capire meglio quando si rende necessario l’affido familiare.

Tizio e Caia sono sposati e hanno un figlio di 7 anni. A causa della crisi economica, però, entrambi perdono il lavoro e si ritrovano nel giro di pochissimo tempo a non avere neppure i soldi per comprare da mangiare.

Ebbene, in casi del genere, la famiglia viene aiutata dai servizi sociali, ma nel frattempo il figlio minore verrà affidato temporaneamente ad altre persone al fine di garantirgli un ambiente idoneo alla sua crescita fino a quando i suoi genitori non avranno risolto tutti i loro problemi.

Affido familiare: chi può chiederlo?

Possono diventare affidatari di un minore:

  • le coppie sposate o conviventi (anche senza figli);
  • le persone single;
  • le comunità familiari;
  • gli istituti di assistenza pubblica o privata. Tale ipotesi, tuttavia, è ammessa solamente per i bambini di età superiore ai 6 anni.

Naturalmente, i soggetti affidatari devono essere dapprima individuati tra i familiari dello stesso minore entro il quarto grado (affido intrafamiliare) e solo qualora ciò non sia possibile il bambino verrà affidato ad altre persone (affido extrafamiliare).

Coloro che aspirano all’affido familiare devono:

  • essere maggiorenni;
  • essere idonei dal punto di vista psicofisico;
  • avere a disposizione una casa in cui accogliere il minore;
  • essere in grado di occuparsi del bambino, cioè mantenerlo, educarlo e crescerlo.

Affido familiare: come fare domanda?

Gli aspiranti affidatari devono manifestare la loro disponibilità ai servizi sociali del Comune di appartenenza. Da quel momento, inizia un percorso conoscitivo, della durata di 4 o 5 mesi, finalizzato a valutare l’idoneità all’affido. Pertanto, sono previsti una serie di colloqui (anche con lo psicologo) e delle visite presso l’abitazione del soggetto che ha presentato domanda. Ovviamente, verranno valutate attentamente le motivazioni poste alla base della richiesta di affido.

Se l’esito degli incontri è positivo, il nominativo del richiedente verrà inserito in un apposito elenco. A questo punto, bisogna solo attendere di essere chiamati.

L’affido familiare può essere disposto:

  • dai servizi sociali quando c’è il consenso dei genitori del minore (cosiddetto affido consensuale). In tal caso, il provvedimento è reso esecutivo con decreto del giudice tutelare;
  • dal tribunale per i minorenni quando non c’è il consenso dei genitori biologici (cosiddetto affido giudiziale).

Il provvedimento di affido deve indicare la durata, l’esercizio dei poteri attribuiti ai soggetti affidatari e le modalità che regolano i rapporti tra il minore e la sua famiglia di origine.

Affido familiare: come funziona?

Una volta disposto l’affido, il minore verrà inserito temporaneamente in una nuova famiglia. A differenza dell’adozione, però, il bambino continua a rapportarsi con i suoi genitori biologici secondo quanto stabilito nel provvedimento.

I soggetti affidatari, invece, devono provvedere al mantenimento, all’educazione e all’istruzione del minore in attesa che la famiglia originaria superi la crisi e torni a prendersi cura del proprio figlio. In ogni caso, sono previsti degli aiuti economici durante il periodo di affidamento, terminato il quale il minore potrà fare ritorno dai suoi genitori.

Affido familiare: quanto dura?

L’affido familiare termina nel momento in cui la famiglia di origine ha superato la situazione di difficoltà oppure quando la prosecuzione possa recare un grave pregiudizio al minore. È ammesso anche l’affido a tempo parziale, cioè quando il minore trascorre con i soggetti affidatari solo alcune ore del giorno, dei fine settimana oppure dei periodi di vacanza.

Va precisato, tuttavia, che la durata non può comunque eccedere i ventiquattro mesi, prorogabili dal tribunale per i minorenni solo nel caso in cui la sospensione dell’affido possa danneggiare il bambino.

Infine, devi sapere che la legge ammette anche il cosiddetto affido sine die che ricorre quando, terminato il periodo di affidamento, non ci sono ancora le condizioni affinché il minore possa ritornare dalla propria famiglia. In casi del genere, l’affido viene reiterato e terminerà solo al raggiungimento della maggiore età del bambino.



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