Covid: i danni neurologici sui pazienti non gravi

10 Dicembre 2020
Covid: i danni neurologici sui pazienti non gravi

Non solo chi è stato in terapia intensiva può avere pesanti strascichi da Coronavirus, ma anche chi si è ammalato lievemente.

Non è detto che i sopravvissuti a forme più aggressive di Covid siano anche quelli dalla salute più compromessa, una volta guariti. A quanto pare, le conseguenze della malattia non risparmiano nessuno. Neanche chi l’ha avuta in forma blanda.

È quello che emerge da un nuovo studio pubblicato di recente sul Neurology Clinical Practice, riguardante un gruppo di pazienti dell’ospedale di Boston. La ricerca si è concentrata soprattutto sui disturbi insorti dopo la guarigione.

Se, infatti, il Covid attacca in primis e in modo più evidente i polmoni, è invece a livello neurologico che restano tracce più a lungo termine. Si traducono in una serie di problemi più o meno gravi. Si è parlato, al riguardo, anche di Long Covid, spesso una difficoltà motoria associata a spossatezza e perdita di olfatto (per approfondire leggi qui: Coronavirus: cos’è la sindrome post Covid).

Ma le conseguenze neurologiche possono essere ancora più serie: ictus, problemi di deambulazione, epilessia. C’è poi la cosiddetta nebbia cognitiva, cioè una difficoltà di concentrazione e memorizzazione, che colpirebbe un guarito su venti, secondo un altro studio francese.

La ricerca americana, invece, ha osservato gli strascichi su 74 pazienti Covid seguiti dall’ospedale di Boston. Pazienti misti, da un punto di vista dell’impatto del Sars-CoV2 sulla loro salute, più o meno gravemente malati, a seconda dei casi.

Su 74, 67 hanno avuto disturbi neurologici post-Covid. Quasi tutti, dunque. La maggior parte (26) si è sentita come smarrita, dopo la guarigione, in uno stato di alterazione mentale. Parecchi (18) hanno avuto un ictus o crisi epilettiche (15). Una minoranza (7) ha riportato disturbi del movimento, mentre solo uno ha sviluppato encefalite autoimmune, una malattia molto rara.

Tutto questo indipendentemente da quello che era stato il decorso dell’infezione da Sars-CoV2, dunque dalla maggiore o minore gravità.

Il prossimo obiettivo degli autori della ricerca è capire se esistono dei fattori specifici che rendano una persona più esposta a questo tipo di disturbi postumi, in alcuni casi, come si è visto, anche molto gravi.



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