Rottamazione cartelle: niente sequestro

10 Dicembre 2020 | Autore:
Rottamazione cartelle: niente sequestro

La definizione agevolata dei debiti tributari fa cadere il vincolo cautelare sui beni del debitore: lo ha stabilito la Cassazione.

Se hai rottamato le tue cartelle esattoriali il sequestro sui beni cade: lo ha stabilito una nuova sentenza della Corte di Cassazione [1] che ha eliminato il vincolo del sequestro preventivo applicato dalla Procura della Repubblica per un reato di evasione fiscale.

Il contribuente aveva indebitamente compensato i suoi debiti fiscali con crediti risultati inesistenti e perciò era stato imputato del relativo reato tributario [2]. La Procura della Repubblica aveva così sottoposto a sequestro preventivo i suoi beni, per un importo equivalente a quello sottratto all’Erario.

Ma il debitore aveva aderito alla definizione agevolata e così ha potuto vantare in suo favore la speciale causa di non punibilità prevista dalla legge [3], che opera quando il debito tributario viene pagato prima dell’apertura del processo penale (che precisamente coincide con il momento della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado).

L’esimente opera non solo nei casi di avvenuto pagamento integrale degli importi dovuti, ma anche quando vengono poste in essere le «speciali procedure conciliative e di adesione all’accertamento previste dalle norme tributarie», oppure quando c’è il ravvedimento operoso del contribuente.

La norma, però, non prevede espressamente la rottamazione delle cartelle tra le cause di non punibilità. Ora questo vuoto è stato colmato dalla Corte di Cassazione, che ha evidenziato l’operatività di un’altra norma [4]: il sequestro è prodromico alla confisca ma essa «non opera per la parte che il contribuente si impegna a versare all’erario anche in presenza di sequestro» e può essere disposta solo in caso di mancato versamento.

E nel caso di specie gli Ermellini hanno rilevato che il contribuente aveva realmente «effettuato la rottamazione delle cartelle di cui al debito fiscale» e attraverso ciò – afferma la sentenza – «viene meno il profitto del reato e quindi l’oggetto del sequestro preventivo».

È interessante notare che con la rottamazione il contribuente ottiene l’abbattimento degli interessi di mora e delle sanzioni e così ottiene un notevole risparmio, ottenendo l’estinzione del debito fiscale mediante il pagamento (che può essere anche rateale) del solo importo iscritto a ruolo; in tali casi, la somma effettivamente pagata è molto minore di quella che era stata originariamente richiesta nelle cartelle esattoriali.

Ma ciò consente di considerare «interamente pagato» il debito residuo, cioè quello che deve ritenersi coincidente, in assenza di prova contraria (che il Pubblico ministero e l’Agente di riscossione non avevano fornito nel giudizio svoltosi) con quello richiesto dall’Agenzia delle Entrate e che aveva costituito la base per apporre il vincolo del sequestro sui beni del debitore.

Così il sequestro preventivo, su istanza dell’interessato, è stato revocato dal Giudice per le indagini preliminari e dal Tribunale del Riesame, che avevano preso atto dell’intervenuta rottamazione, e la Suprema Corte ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dalla Procura della Repubblica, che avrebbe voluto mantenerlo.


note

[1] Cass. sent. n. 35175 del 10 dicembre 2020.

[2] Art. 10 quater, comma 2, D.Lgs. n. 74/2000.

[3] Art. 13 D.Lgs. n. 74/2000.

[4] Art. 12 bis D.Lgs. n. 74/2000.


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