Condominio: le nuove regole per la videosorveglianza

11 Dicembre 2020 | Autore:
Condominio: le nuove regole per la videosorveglianza

Il Garante introduce alcune novità sul modo in cui vanno posizionate le telecamere e sui tempi per la conservazione delle registrazioni.

Con i tempi che corrono, sempre più frequentemente i condomini ricorrono all’uso delle telecamere di videosorveglianza, sia come deterrente verso eventuali malviventi sia per controllare chi entra e chi esce dall’edificio. Si pone, però, il problema della privacy. A tal proposito, il Garante ha pubblicato sul proprio sito le Faq con le indicazioni sulle regole da osservare negli stabili in cui viene installata la videosorveglianza.

Nuove regole che, in buona parte, si rifanno alle linee guida rese note a inizio anno. Dice il Garante: «L’installazione di sistemi di rilevazione delle immagini deve avvenire nel rispetto, oltre che della disciplina in materia di protezione dei dati personali, anche delle altre disposizioni dell’ordinamento applicabili: ad esempio, le vigenti norme dell’ordinamento civile e penale in materia di interferenze illecite nella vita privata, o in materia di controllo a distanza. Va sottolineato, in particolare – continua l’Authority –, che l’attività di videosorveglianza va effettuata nel rispetto del cosiddetto principio di minimizzazione dei dati riguardo alla scelta delle modalità di ripresa e dislocazione e alla gestione delle varie fasi del trattamento. I dati trattati devono comunque essere pertinenti e non eccedenti rispetto alle finalità perseguite».

Queste, come può capire, sono regole che valgono per tutti, per qualsiasi ambiente in cui vengano installate delle telecamere di videosorveglianza. Per quanto riguarda più specificamente i condomini, «non è prevista alcuna autorizzazione da parte del Garante per installare tali sistemi». In base al principio di responsabilizzazione, spetta al titolare del trattamento (in questo caso, il condominio) «valutare la liceità e la proporzionalità del trattamento, tenuto conto del contesto e delle finalità del trattamento, nonché del rischio per i diritti e le libertà delle persone fisiche». Il titolare del trattamento deve, altresì, valutare se sussistano i presupposti per effettuare una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati prima di iniziare il trattamento.

Chiunque deve essere informato della presenza delle telecamere nell’edificio. I cartelli, sottolinea il Garante, possono essere reperibili anche sul sito dell’Autorità in versione editabile e devono riportare, tra le altre cose, le indicazioni sul titolare del trattamento del condominio, sull’amministratore e sulla finalità perseguita. L’informativa va collocata prima di entrare nella zona sorvegliata. «Non è necessario – scrive il Garante – rivelare la precisa ubicazione della telecamera, purché non vi siano dubbi su quali zone sono soggette a sorveglianza e sia chiarito in modo inequivocabile il contesto della sorveglianza. L’interessato deve poter capire quale zona sia coperta da una telecamera in modo da evitare la sorveglianza o adeguare il proprio comportamento, ove necessario».

Quanto alla scelta della videosorveglianza da parte del condominio, il Garante stabilisce che l’installazione deve avvenire «previa assemblea condominiale, con il consenso della maggioranza dei millesimi dei presenti. È indispensabile, inoltre, che le telecamere siano segnalate con appositi cartelli e che le registrazioni vengano conservate per un periodo limitato».

A questo proposito, il Garante introduce una novità: «In ambito condominiale è comunque congruo ipotizzare un termine di conservazione delle immagini che non oltrepassi i 7 giorni». Finora, infatti, era stabilito un periodo di 24/48 ore o 72 ore nei giorni festivi. «Nel caso di videosorveglianza privata – conclude l’Autorità –, al fine di evitare di incorrere nel reato di interferenze illecite nella vita privata (articolo 615-bis Codice penale), l’angolo visuale delle riprese deve essere comunque limitato ai soli spazi di propria esclusiva pertinenza, escludendo ogni forma di ripresa, anche senza registrazione di immagini, relativa ad aree comuni (cortili, pianerottoli, scale, parti comuni delle autorimesse) ovvero a zone di pertinenza di soggetti terzi».



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