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Procura nulla se sottoscritta con firma illeggibile del legale rappresentante della società


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 gennaio 2014



Il mandato alle liti è nullo se viene firmato con una grafia illeggibile dall’amministratore della società e se non è possibile risalire, dagli atti di causa, al ruolo da questi ricoperto nell’ambito della società stessa.

La procura alle liti conferita da una società a un avvocato deve essere sottoscritta con una grafia leggibile. In mancanza, la procura deve necessariamente indicare la carica rivestita dal soggetto all’interno della società: non è infatti sufficiente l’indicazione della sola qualifica di “legale rappresentante”.

La Cassazione, con una recente sentenza [1], ha stabilito che la mancanza di tali elementi produce la nullità della procura [2].

La vicenda

Nel caso in esame, il mandato era stato sottoscritto con una firma illeggibile, e il nome del legale rappresentante non compariva né nel testo dell’atto né all’interno del mandato stesso. Per queste ragioni, le controparti facevano notare tempestivamente tale mancanza al Giudice, il quale dichiarava la nullità della procura.

La motivazione della sentenza

I giudici della Cassazione hanno richiamato un’importante pronuncia delle Sezioni Unite [3], in base alla quale chi conferisce la procura può essere identificato anche mediante apposizione di una firma leggibile, oppure, nell’ipotesi di illeggibilità, dall’indicazione del suo nome nel contenuto della procura.

Nel caso di specie, tale identificazione era risultata materialmente impossibile.

La Suprema Corte, in definitiva, ha sottolineato che “va dichiarata la nullità della procura nel caso in cui il sottoscrittore con grafia illeggibile non indichi alcuna specifica funzione o carica, oppure indichi genericamente la qualità di legale rappresentante, in quanto tale qualità non assicura la conoscibilità del suo nome”.

note

 

[1] Cass., sent. n. 24112/2013.

[2] In particolare, si tratta di un’ipotesi di nullità relativa ai sensi dell’art. 157 c.p.c., rilevabile esclusivamente su istanza di parte, da parte del destinatario dell’atto. Testualmente, l’art. 157 c.p.c. recita: “Non può pronunciarsi la nullità senza istanza di parte, se la legge non dispone che sia pronunciata d’ufficio.

Soltanto la parte nel cui interesse è stabilito un requisito può opporre la nullità dell’atto per la mancanza del requisito stesso, ma deve farlo nella prima istanza o difesa successiva all’atto o alla notizia di esso”.

La nullità non può essere opposta dalla parte che vi ha dato causa, né da quella che vi ha rinunciato anche tacitamente”.

[3] Cass, SS.UU., sent. n. 4810/2005.

Autore immagine: 123rf.com

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