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Confronto stipendio dipendente e partita Iva

9 Marzo 2021
Confronto stipendio dipendente e partita Iva

Il trattamento economico spettante al lavoratore subordinato e al lavoratore autonomo è profondamente diverso.

Se alla ricerca di un nuovo lavoro. Non sei sicuro se cercare un lavoro come dipendente oppure aprire una partita Iva e avviare un’attività di lavoro autonomo. Vuoi sapere che cosa cambia dal punto di vista retributivo.

L’attività di lavoro può essere svolta sia sotto forma di lavoro subordinato che sotto forma di lavoro autonomo. Le differenze tra le tue due tipologie di rapporto di lavoro non riguardano solo le modalità di svolgimento dell’attività lavorativa ma anche il trattamento retributivo e previdenziale. Per questo, chi vuole entrare per la prima volta nel mondo del lavoro, è interessato ad effettuare un confronto dello stipendio tra dipendente e partita Iva al fine di capire qual è l’inquadramento maggiormente favorevole. Occorre anche sottolineare che, per le partite Iva, è oggi possibile accedere ad un regime fiscale particolarmente vantaggioso detto flat tax.

Come si calcola lo stipendio del dipendente?

Il calcolo dello stipendio di un lavoratore assunto con contratto di lavoro subordinato deve essere effettuato tenendo a mente i principi di legge in materia di retribuzione dei lavoratori.

In particolare, la Costituzione [1] afferma che il lavoratore ha diritto a ricevere una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto e, comunque, sufficiente a garantire a sé ed alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Partendo dal principio costituzionale di giusta retribuzione, i contratti collettivi di lavoro hanno il compito di individuare, nel proprio settore di riferimento, i minimi salariali, ovvero, gli importi minimi spettanti ai lavoratori a titolo di retribuzione suddivisi sulla base del livello di inquadramento del dipendente. Quando si firma la lettera di assunzione, quindi, le parti del rapporto di lavoro devono prevedere uno stipendio pari, almeno, al minimo stipendiale previsto dal contratto collettivo di settore.

Occorre inoltre considerare che nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato il datore di lavoro svolge il ruolo di sostituto d’imposta. Ciò significa che il lavoratore non dovrà procedere autonomamente al pagamento delle tasse e dei contributi previdenziali, calcolandoli sul reddito percepito, ma sarà direttamente il datore di lavoro, nella busta paga, a trattenere dalla retribuzione lorda del dipendente le somme che devono essere versate all’Erario e agli enti previdenziali a titolo di tasse e contributi. Di tutte queste operazioni il dipendente può avere contezza consultando il cedolino paga mensile.

Lo stipendio del dipendente può essere, quindi, calcolato partendo dalla retribuzione lorda e sottraendo gli importi che vengono trattenuti e che sono a carico del lavoratore, tra cui:

  • imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) che deve essere calcolata applicando alla retribuzione una aliquota fiscale (27, 38, 41 e 43%) che varia sulla base dello scaglione di reddito del dipendente;
  • quota dei contributi previdenziali a carico del lavoratore che, nella gran parte dei casi, è pari al 9,19%;
  • eventuali contributi a Fondi di previdenza complementare e/o di assistenza sanitaria integrativa previsti dal contratto collettivo di settore.

Sottraendo queste voci alla retribuzione lorda mensile il lavoratore potrà conoscere il suo stipendio netto al mese.

Come si calcola lo stipendio di una partita Iva?

Chi svolge attività di lavoro in forma autonoma, a differenza del lavoratore subordinato, deve provvedere autonomamente al pagamento delle tasse e dei contributi previdenziali. Il lavoratore autonomo, infatti, quando riceve il compenso da parte del committente per l’attività di lavoro prestata, deve emettere una fattura e, sulla base del fatturato annuale, dovrà poi versare le tasse all’Erario e i contributi previdenziali al proprio ente previdenziale di riferimento.

Occorre considerare che la cosiddetta flat tax ha introdotto la possibilità, per le partite Iva che hanno un fatturato annuo inferiore a euro 65.000, di pagare un’imposta secca del 15% che viene calcolata non sull’intero fatturato ma su una quota stabilità in modo forfettario sulla base del codice dell’attività esercitata.

Chi svolge attività di libera professione in ambito legale, deve calcolare il 15% di aliquota fiscale sul 78% del fatturato poiché si considera che, forfettariamente, il fatturato è composto per il 78% da reddito e per il 22% da spese.

Occorre, inoltre, considerare che nel caso dei lavoratori a partita Iva, non esistono norme di legge o di contratto collettivo che impongono una determinata retribuzione minima poiché il fatturato del lavoratore autonomo dipende dal volume di affari che lo stesso riesce a produrre nel corso dell’anno.

Il lavoratore a partita Iva dovrà essere particolarmente avveduto, nel corso dell’anno, ad accantonare le somme che dovranno essere versate agli enti a titolo di tasse e contributi posto che, a differenza del lavoratore subordinato, tali emolumenti non verranno trattenuti dal committente ma dovrà essere lui, autonomamente, a provvedere al relativo pagamento.


note

[1] Art. 38 Cost.


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