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Pignoramenti degli stipendi: semplificazioni per le aziende

12 Novembre 2014
Pignoramenti degli stipendi: semplificazioni per le aziende

Obbligatoria per il datore di lavoro la comunicazione mediante raccomandata a.r., ma, in caso di dimenticanza, può sempre presentarsi in udienza.

Nel caso in cui l’azienda riceva, da parte del creditore di uno dei propri dipendenti, l’atto di pignoramento del quinto dello stipendio, tra trenta giorni non avrà più l’obbligo di presentarsi dal giudice a rendere la consueta dichiarazione di esistenza del credito, sino ad oggi obbligatoria in base al codice di procedura civile [1].

Si tratta di uno degli effetti della recente riforma della giustizia varata dal Governo Renzi [2]

È stato, infatti, eliminato l’obbligo del “terzo pignorato” (il cosiddetto “debitore del debitore”) – ossia, in questo caso, il datore di lavoro – di comparire in udienza per rendere la dichiarazione davanti al giudice di esistenza dei crediti retributivi. Si tratta della comunicazione con cui questi attesta se, effettivamente, deve o meno versare delle somme al soggetto debitore (pignorato sostanziale). Da oggi in poi la dichiarazione sarà sempre resa dal datore a mezzo lettera raccomandata o posta elettronica certificata da inviare al creditore procedente (o meglio, al suo avvocato).

La novità, secondo la relazione di accompagnamento al decreto legge, dovrebbe incrementare la competitività del sistema economico, dal momento che evita ad imprese di grandi dimensioni o a pubbliche amministrazioni le inefficienze connesse alla necessità di comparire in udienza.

Con l’atto di pignoramento il terzo (ad esempio la banca o il datore di lavoro) viene avvertito che in caso di mancata comunicazione della dichiarazione, la stessa dovrà essere resa comparendo in udienza e che se a tale udienza il terzo non compare o non rende la dichiarazione, il credito pignorato o il possesso di cose di appartenenza del debitore, nell’ammontare o nei termini indicati dal creditore, si considereranno non contestati.

In pratica, ciò significa che:

1– se il datore dimentica di inviare la lettera, può sempre fornire la dichiarazione presentandosi in udienza davanti al giudice e facendo trascrivere l’attestazione a verbale;

2– ma se non si presenta neanche in udienza, il giudice dà per buono (ossia per “non contestata”) l’esistenza del debito del datore di lavoro nei confronti del dipendente, costringendolo così, in automatico, a versare mensilmente il “quinto pignorato” direttamente al creditore procedente.


note

[1] Art. 545 cod. proc. civ.

[2] Legge 162/2014 (conversione in legge del decreto 132/2014), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 10 novembre 2014, n. 261.

Autore immagine: 123rf com


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