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Accordi sindacali: cosa sono e come funzionano?

9 Marzo 2021
Accordi sindacali: cosa sono e come funzionano?

Nel nostro ordinamento, sono presenti centinaia di contratti collettivi di lavoro.

Durante la rivoluzione industriale sono stati costituiti i primi sindacati dei lavoratori con lo scopo di rafforzare la posizione di debolezza dei lavoratori dipendenti e di richiedere collettivamente un miglioramento dei diritti e delle tutele nell’ambito del rapporto di lavoro.

Una delle principali attività del sindacato è la contrattazione collettiva e la stipula di accordi sindacali. Ma cosa sono e come funzionano tali contratti? A causa della mancata attuazione delle norme costituzionali in materia, in Italia i contratti collettivi sono degli accordi di diritto comune e vincolano solo le parti firmatarie.

Cos’è la contrattazione collettiva?

La Costituzione italiana, a differenza del precedente regime corporativo fascista, prevede espressamente la libertà sindacale che si esprime sia nella possibilità del singolo lavoratore di aderire o non aderire ad un sindacato sia nella libertà di costituire associazioni sindacali dei lavoratori finalizzate a promuovere ed a migliorare le condizioni di lavoro.

Una delle attività principali che viene svolta dai sindacati è la contrattazione collettiva, ovvero, la stipula di contratti collettivi e di accordi sindacali con le associazioni datoriali che rappresentano gli interessi delle imprese o con le singole aziende.

La contrattazione collettiva, nel nostro Paese, si articola su tre livelli:

  1. livello interconfederale;
  2. livello nazionale di categoria;
  3. livello decentrato.

Gli accordi interconfederali sono stipulati dalle organizzazioni che rappresentano le imprese (Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Legacoop) e le organizzazioni sindacali confederali (Cgil, Cisl, Uil). Di solito, gli accordi interconfederali hanno ad oggetto le regole generali delle relazioni sindacali valide per tutti i settori.

Nel livello nazionale di categoria, troviamo i contratti collettivi nazionali di lavoro. Si tratta di accordi stipulati dalle organizzazioni datoriali di uno specifico settore (ad esempio metalmeccanico, chimico, commercio, turismo, tessile) e le organizzazioni sindacali di quella categoria. I contratti collettivi di lavoro fissano il trattamento minimo inderogabile che deve essere riconosciuto, sia sul piano normativo che sul piano retributivo, ai lavoratori del settore.

Nel livello decentrato, si trovano gli accordi collettivi territoriali e gli accordi collettivi aziendali. Di solito, i contratti collettivi aziendali disciplinano la flessibilità organizzativa in azienda e l’erogazione di trattamenti economici ulteriori ai lavoratori rispetto a quelli minimi previsti dal contratto collettivo (es. bonus, premio produzione) e legati alle performances e al raggiungimento degli obiettivi.

Accordi sindacali: a chi si applicano?

La Costituzione prevedeva la possibilità per le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali di sottoscrivere contratti collettivi nazionali vincolanti per tutti i lavoratori addetti a quel determinato settore merceologico. Tuttavia, tale disposizione costituzionale non è stata mai attuata poiché i sindacati non hanno mai voluto registrarsi presso i pubblici registri e sottoporsi al controllo dell’autorità amministrativa. Ne consegue che, allo stato attuale, i contratti collettivi di lavoro sono degli accordi di diritto privato e, come tali, in base alla regola generale per cui il contratto ha forza di legge solo tra le parti, tali accordi vincolano solo le parti firmatarie.

In particolare, i meccanismi di applicazione dei contratti collettivi sono i seguenti:

  • adesione delle parti che stipulano il contratto di lavoro alle organizzazioni firmatarie del contratto collettivo;
  • richiamo esplicito nella lettera di assunzione;
  • applicazione del Ccnl per fatti concludenti.

Non esiste, quindi, alcun obbligo per l’impresa ed il lavoratore di applicare, nella regolamentazione del proprio rapporto di lavoro, un contratto collettivo. Tuttavia, nella gran parte dei casi, i contratti collettivi vengono applicati.

Per quanto concerne gli accordi aziendali, invece, la giurisprudenza ha sempre riconosciuto la loro efficacia erga omnes, per tutti i lavoratori addetti all’azienda o all’unità produttiva cui il contratto collettivo aziendale si riferisce.

Tuttavia, se il contratto collettivo aziendale non è stato siglato da tutte le sigle sindacali e una sigla, in particolare, non lo ha firmato per esplicito dissenso, i lavoratori aderenti all’organizzazione sindacale dissenziente possono invocare la mancata applicazione del contratto collettivo nei loro confronti [2].

Accordi collettivi: quanto durano?

Gli accordi interconfederali relativi alla contrattazione collettiva prevedono che il contratto collettivo di lavoro abbia una durata di 3 anni. Di solito, le parti firmatarie non rinnovano il contratto collettivo subito dopo la sua scadenza ma con ritardi anche notevoli. Ciò contribuisce a rallentare la dinamica di crescita degli stipendi proprio perché la principale funzione del contratto collettivo nazionale di lavoro è la determinazione dei minimi salariali e, in caso di rinnovo del contratto, le parti si accordano sul riconoscimento ai lavoratori di aumenti dei loro salari.

Il contratto collettivo aziendale dura, di solito, tre anni. In caso di contratto collettivo senza termine di scadenza ciascuna parte può recedere con un congruo preavviso.


note

[1] Art. 39 Cost.

[2] Cass. n. 26509/2020.


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