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Disoccupati: il fisco li controlla?

13 Dicembre 2020
Disoccupati: il fisco li controlla?

Accertamenti fiscali nei confronti dei nullatenenti: i controlli sugli acquisti, sugli immobili, le auto, le spese e sui conti correnti. 

Se c’è un aspetto che caratterizza tutti i controlli fiscali è che sono a sorpresa. Il contribuente cioè non sa di essere oggetto di un accertamento se non quando riceve l’atto definitivo. Solo eccezionalmente, prima del provvedimento finale, l’interessato viene invitato a inviare le proprie difese e/o a presentarsi presso l’ufficio territorialmente competente a fornire spiegazioni del proprio operato. 

Ciò non significa però che i controlli vengano effettuati in modalità casuale o a campione: l’Agenzia delle Entrate parte sempre da un primo indizio di irregolarità e da questo decide quindi di sottoporre il contribuente a una verifica. 

Il più delle volte, però, si pensa che i controlli fiscali partano sempre dalla percezione di un reddito. Sicché, chi è nullatenente sarebbe di fatto invisibile agli occhi dell’amministrazione finanziaria. Così, però, non è. L’Agenzia delle Entrate non guarda in faccia a nessuno e nella sua rete finiscono tanto i pesci grossi quanto quelli piccoli. 

In questo contesto, ci si chiede spesso se il Fisco controlla i disoccupati. Da quanto appena detto la risposta non può che essere positiva: l’Agenzia delle Entrate controlla tutti i contribuenti, anche i disoccupati. Chiaramente, le verifiche che possono essere eseguite nei confronti di chi non ha un lavoro sono limitate solo ad alcune ipotesi. Di queste parleremo qui di seguito. 

Disoccupati: i controlli sui beni intestati e sulle spese

Quando si ha a che fare con beni di lusso, specialmente auto e immobili, ci deve sempre essere una giustificazione tra la loro titolarità e il reddito percepito dal proprietario. Come potrebbe un disoccupato acquistare una casa o un veicolo di cilindrata potente? Come può una persona che non dichiara redditi fare collezionismo di auto d’epoca, sostenere una rata alta del mutuo o pagare un canone d’affitto per un appartamento al centro o di grosse dimensioni?

Un’eventuale sproporzione tra redditi dichiarati e beni intestati o spese sostenute fa scattare, nei computer dell’ufficio delle imposte, quel primo allarme che può dare poi origine a un controllo fiscale.

Detto con parole ancora più semplici, tutte le volte in cui l’Agenzia delle Entrate rileva che una persona disoccupata ha acquistato un bene di elevato valore o sta sostenendo spese non calibrate alla sua condizione economica, sospetta che, dietro ciò, vi sia un reddito non dichiarato (ossia “in nero”). 

L’interessato viene quindi avvisato e invitato a fornire chiarimenti. Chiarimenti che dovranno essere necessariamente documentali, non essendo sufficiente una semplice prova testimoniale. Se tali difese dovessero risultare insoddisfacenti, il Fisco emetterà un atto impositivo ossia un accertamento fiscale con cui chiederà il pagamento delle imposte sul maggior reddito così ricostruito.

Per fare ciò, però, l’Agenzia delle Entrate deve tenere conto non solo del reddito dichiarato dal contribuente soggetto al controllo, ma anche di quello dell’intero nucleo familiare in cui il disoccupato è inserito. Ben infatti potrebbe essere che un figlio ancora giovane, per quanto maggiorenne, campi con i soldi che gli danno i genitori conviventi. Questo perché si presume – e non c’è bisogno di dimostrarlo – che tra persone facenti parte della stessa famiglia anagrafica – vi sia un legame di reciproca assistenza e mantenimento. 

Ecco perché non c’è alcun problema a fare un viaggio all’estero con le elargizioni di mamma e papà quando si vive ancora in casa loro. 

Ma se il disoccupato fa un nucleo familiare a se stante e vive da solo, allora i regali ricevuti dai familiari dovranno essere provati: dovrà cioè esserci una traccia. In buona sostanza, le donazioni di denaro provenienti dai genitori o dagli altri parenti dovranno essere fatte con bonifici o con assegni non trasferibili. Solo così il contribuente, in caso di controllo fiscale, potrà giustificare il sostenimento di spese non proporzionate al suo reddito e contrastare l’eventuale accertamento.

In sintesi, tutte le volte che l’ufficio delle imposte accerta il possesso di beni di lusso o il sostenimento di spese incompatibili con i redditi dichiarati, spetta al contribuente dimostrare la provenienza di tale disponibilità economica. Ed ecco che, ad esempio, il giovane potrà dimostrare che la casa gli è stata donata dal padre o che la macchina è stata pagata con i soldi di quest’ultimo (cosa da dimostrare con i relativi assegni o con i bonifici effettuati).

Disoccupati: i controlli sui conti correnti

Come avvengono i controlli sui registri immobiliari, al Pra e sulle spese sostenute (almeno di quelle per le quali viene rilasciata una fattura o richiesto il codice fiscale), allo stesso modo l’ufficio delle imposte è in grado di controllare il conto corrente dei disoccupati. Lo fa grazie alle informazioni che le stesse banche forniscono periodicamente all’Agenzia delle Entrate, per il tramite di un database chiamato “Anagrafe tributaria” (in una sezione speciale anche detta “Registro dei rapporti finanziari”).

Tutte le volte in cui, su un conto corrente vengono versati contanti o accreditati soldi tramite bonifico, il Fisco presume in automatico che si tratti di redditi imponibili, ossia derivanti da attività lavorative. Pertanto, verifica se tali proventi sono stati riportati nella dichiarazione dei redditi. Se così non dovesse essere viene emesso immediatamente un accertamento fiscale che non dà al destinatario neanche il tempo di difendersi in via preventiva. Il contribuente sarà cioè oggetto di un ordine di pagamento pari alle imposte e alle relative sanzioni calcolate sui soldi confluiti sul conto. 

Per la difesa sarà necessario fare ricorso al giudice e, in quella sede, bisognerà dimostrare – carte alla mano – che il denaro proviene da redditi esenti, come donazioni o prestiti, o già tassati alla fonte, come le vincite al gioco. Per fare questo, però, bisognerà avere un documento munito di data certa. Cosa impossibile da procurarsi ex post.   



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