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Mobbing da parte dei colleghi: il datore di lavoro è responsabile

22 gennaio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 gennaio 2014



Dipendente vittima di mobbing da parte dei colleghi: datore di lavoro responsabile se non interviene per evitare le pratiche vessatorie.

Il datore di lavoro è responsabile se non fa nulla per evitare e reprimere le condotte vessatorie perpetrate nei confronti di un dipendente da parte degli altri colleghi.

In caso di mobbing orizzontale, posto in essere dai colleghi di lavoro e non dai superiori gerarchici (nel qual caso, altrimenti, si parlerebbe di mobbing verticale) il datore di lavoro ha l’obbligo di intervenire per tutelare il dipendente mobbizzato.

Ciò in quanto il dipendente ha diritto di vedere tutelata e protetta la propria personalità morale da tutte le possibili aggressioni che si verificano o che si potrebbero verificare sul luogo di lavoro [1].

I casi più comuni di mobbing orizzontale sono:

aggressioni e rimproveri verbali frequenti e non giustificati, spesso a scopo di umiliazione. Nei casi più gravi, tali comportamenti possono configurare i reati di ingiuria e diffamazione;

offese, pettegolezzi e critiche sul lavoratore (sul suo modo di lavorare, di vestire, ecc.) oppure sulla sua famiglia;

isolamento del lavoratore;

– comportamenti che ostacolano lo svolgimento delle mansioni;

molestie sessuali.

Qualora il datore di lavoro venga a conoscenza di determinate condotte mobbizzanti nei confronti di un proprio dipendente, deve adottare i provvedimenti opportuni, eventualmente anche sanzioni disciplinari, nei confronti degli autori del mobbing. Non bastano semplici interventi pianificatori non seguiti da concrete misure di vigilanza e protezione [2].

In assenza di interventi, il datore di lavoro può essere chiamato a risarcire il danno subìto dalla vittima delle condotte vessatorie (per esempio danno biologico da stress).

Al danneggiato basta dimostrare il mobbing e la consapevolezza della sua esistenza da parte del datore di lavoro. Quest’ultimo potrà difendersi solo se riesce a dimostrare di aver adottato tutte le misure dirette ad impedire il protrarsi della condotta illecita [3].

note

[1] Art. 2087 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 18093/2013.

[3] Cass. sent. n. 1471/2013.

Autore immagine: 123rf.com

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1 Commento

  1. Non è minimamente facile definire carnefici e vittime. Cirtiche rimproveri ecc. di solito si pretendono indirizzati a chi dà fastidio, quindi considerandolo colpevole. E magari invece di stuzzicarsi tra loro ciascuno va dal capo a piangere che gli altri gli fanno i dispetti perché li metta in castigo. E in tal caso, intervenire non stronca il mobbing ma anzi lo rinforza. Se si litiga bisognerebbe dare una sberla per ciascuno senza discutere su chi ha cominciato e chi reagito, come diceva mia nonna

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