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Risarcimento danni prodotti scaduti

9 Marzo 2021 | Autore:
Risarcimento danni prodotti scaduti

Quali sono i diritti del consumatore quando ha un disturbo dopo avere mangiato del cibo acquistato dopo la data di scadenza.

Quando acquisti un prodotto scaduto, possono succedere tre cose. La prima: la data di scadenza è talmente recente che nemmeno ti accorgi di averla superata. La seconda, più sgradevole: che se ne renda conto il tuo palato. La terza, la peggiore: che anziché il tuo palato, lo scopra il tuo intestino. In qualsiasi di questi tre casi, c’è una reazione comune: il fastidio di avere acquistato un prodotto non fresco pagandolo come se lo fosse. C’è un risarcimento danni per prodotti scaduti?

Attenzione: qui non si parla soltanto di un danno provocato, ma anche di un danno possibile. Cioè, il solo fatto di comprare, ad esempio, un vassoio di pasticcini fatti con ingredienti scaduti comporta un rischio potenziale. Il punto è: il consumatore va risarcito? E se c’è il risarcimento danni per prodotti scaduti, scatta anche se i pasticcini non li mangio ma scopro che non sono freschi e che avrebbero potuto farmi stare male?

È quello che scopriremo in seguito.

Prodotto scaduto: la responsabilità del venditore

Hai compiuto 30 anni. Auguri. Hai organizzato una festa e ordinato la torta per parenti e amici. L’aspetto è davvero invitante ed il sapore non è per niente male. Qualcuno se ne mangia pure due fette. Tempo poche ore e cominciano i guai: c’è qualcuno che avverte dei forti disturbi addominali, poi un altro, poi un altro ancora. La festa si trasforma in un incubo: tu ed i tuoi ospiti rimanete vittime di un’intossicazione alimentare. Qualcuno, oltre alla torta, mangia anche la foglia: deve essere stato proprio il dolce a provocare l’incidente: era l’unica cosa messa sul tavolo che richiedeva degli ingredienti freschi. Appare evidente che è stato acquistato un prodotto scaduto o, comunque, fatto con ingredienti scaduti.

In questo caso, il venditore rischia la cosiddetta «responsabilità da prodotto difettoso». Che significa? Vuol dire, in buona sostanza, che quella torta non è un prodotto fatto a dovere, ma rovinato dalla scadenza degli ingredienti. Se «l’utilizzo» (in questo caso, il consumo) di quel determinato prodotto causa un danno, ne risponde in primis chi lo ha fabbricato. Se non è possibile individuare il produttore, si tira in ballo il fornitore o il venditore che ha messo in commercio il prodotto.

Prodotto scaduto: se non si guarda la data

Normalmente, chi fa attentamente la spesa è abituato a guardare con attenzione la data di scadenza di quello che compra: formaggio, mascarpone, latte, pasta fresca, carne, pesce, ecc. Può capitare, però, quella volta in cui si va al supermercato di corsa («a prendere giusto due cose», si dice sempre, per poi uscire con due buste di plastica piene) e non si badi alla data riportata sulla confezione. Il supermarket è sempre lo stesso, la marca è la solita, non ci sono mai stati dei problemi. Fino a quel giorno. Quel maledetto giorno in cui ti sentivi un po’ depresso e hai deciso di consolarti con un po’ di cioccolatini. Prendi, butti nel carrello, paghi ed il primo te lo mangi già in macchina, il secondo appena appoggi le buste della spesa sul tavolo della cucina. La confezione da 6 non arriverà al giorno dopo. E a momenti nemmeno tu, perché, ad un certo punto, hai avuto un mal di stomaco da far paura. Il bagno ti è sembrato il tuo nuovo habitat. Insomma, intossicazione: esperienza da dimenticare.

Ti viene il sospetto e guardi la confezione dei cioccolatini. Scopri che erano scaduti due mesi e mezzo prima. «Ma si può non aver guardato?», ti chiedi in mezzo allo sconforto. Eh, sì. Conviene sempre controllare. Ciò non vuol dire, però, che il danno sia stato causato per colpa tua.

C’è una sentenza del tribunale di La Spezia su un episodio del genere [1]. I giudici si erano occupati di una grave intossicazione alimentare subita da un uomo che aveva mangiato un pezzo di una torta acquistata al supermercato. Un prodotto scaduto, però: così era riportato sull’etichetta posta sulla confezione. La società che gestiva il punto vendita era stata chiamata davanti al giudice di pace, il quale aveva stabilito un risarcimento di un migliaio di euro al consumatore.

La società, però, presentò ricorso in tribunale, poiché non era dimostrato che l’uomo si fosse sentito male a causa della torta. Tuttavia, il giudice decise di confermare la condanna perché l’episodio rientrava nella responsabilità da prodotto difettoso.

Che vuol dire tutto ciò? Vuol dire che se il consumatore acquista sbadatamente un prodotto già scaduto, la responsabilità non sarà la sua ma di chi l’ha messo sullo scaffale dopo la scadenza. In una precedente sentenza, infatti, la Cassazione aveva stabilito che chi ha consumato il prodotto (e subìto il danno) è legittimato a far valere la responsabilità del supermercato nella veste di utilizzatore del prodotto [2].

Prodotto scaduto: cosa rischia il venditore?

Oltre all’eventuale risarcimento del danno, di cui ci occuperemo in seguito, la legge prevede che «salvo che il fatto costituisca reato, quando un alimento è ceduto a qualsiasi titolo o esposto per la vendita al consumatore finale oltre la data di scadenza, il cedente o il soggetto che espone l’alimento è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 5.000 a 40.000 euro» [3].

La Corte di Cassazione ha confermato che non sussiste la responsabilità penale per i rivenditori che vendono prodotti scaduti, riqualificando il fatto contestato come illecito amministrativo [4], a meno che la scadenza del prodotto lo abbia fatto diventare nocivo per la salute, cioè deteriorato. Altrimenti, almeno in teoria, se oggi acquisti un litro di latte scaduto due giorni fa, non avrai alcun disturbo, quindi la responsabilità del venditore (che potrà, comunque, essere chiamato in causa per l’illecito amministrativo) è ben diversa.

Prodotto scaduto: c’è il risarcimento?

Come detto, nel caso in cui un consumatore acquisti un prodotto scaduto, scatta la responsabilità da prodotto difettoso. Nel caso in cui subisca un danno, ad esempio un’intossicazione perché a causa della scadenza il prodotto è avariato, ha diritto a chiedere il risarcimento. Diritto che, però, non è previsto se si dimostra che il consumatore ha volontariamente acquistato e mangiato quel prodotto, esponendosi al danno.

Tuttavia, il consumatore dovrà provare il nesso causale tra il prodotto scaduto acquistato e il danno subìto.

Il diritto al risarcimento si prescrive in tre anni dal giorno in cui il danneggiato ha avuto o avrebbe dovuto avere conoscenza del danno, del difetto e dell’identità del responsabile. Se c’è aggravamento del danno, la prescrizione decorre dal giorno in cui si ha avuto o avrebbe dovuto avere conoscenza di un danno di gravità sufficiente a giustificare l’esercizio di un’azione giudiziaria.

La prescrizione, infine, arriva a 10 anni dalla messa in circolazione del prodotto che ha provocato il danno, a meno che ci sia una domanda giudiziale nei confronti di uno dei responsabili, non avendo effetto riguardo agli altri.

note

[1] Trib. La Spezia sent. n. 3/2019.

[2] Cass. sent. n. 13458/2013.

[3] Dlgs. n. 231/2017 del 15.12.2017.

[4] Cass. sent. n. 17063/2019.


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