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Responsabilità medica: danno alla salute e per assenza di consenso informato del paziente

16 Gennaio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Gennaio 2014



Il medico è responsabile per aver violato l’obbligo di informazione e consenso del paziente al trattamento sanitario anche quando questi non ha subito danni alla salute.

In ambito sanitario, la violazione del consenso informato può far sorgere la responsabilità medica anche se l’intervento è andato a buon fine e non ci sono state conseguenze negative sulla salute del paziente.

Il paziente ha diritto ad essere informato circa le modalità e le prevedibili conseguenze del trattamento sanitario al quale sarà sottoposto in modo da poter prestare un consenso esplicito, informato, consapevole, attuale e libero.

Il consenso così caratterizzato è alla base del trattamento sanitario tanto che la sua assenza o incompletezza rende il trattamento illecito e fa sorgere la responsabilità del medico e della struttura sanitaria.

Tale responsabilità può comportare l’obbligo di risarcimento nei confronti del paziente anche quando questi non abbia subito un danno alla salute o quando l’intervento sia stato comunque eseguito correttamente.

È bene, infatti, sottolineare che il paziente può ottenere il risarcimento del danno da mancanza e incompletezza del consenso al trattamento sanitario indipendentemente da un eventuale danno alla salute.

L’obbligo di informazione e di richiesta del consenso tutela il diritto di autodeterminazione del paziente, la sua libertà personale inviolabile di scegliere se sottoporsi o meno ad una determinata operazione [1].

Il danno da consenso assente o incompleto è quindi diverso dal danno alla salute, con il quale può comunque coesistere. Difatti, il danno alla salute non è presupposto indispensabile per la richiesta del danno da mancanza del consenso.

In altri termini, il paziente che sia stato sottoposto ad un determinato trattamento sanitario senza il proprio consenso può agire contro il medico e la struttura sanitaria anche se l’intervento stesso sia andato a buon fine e non sia derivato alcun danno alla salute. Ciò n quanto è stato violato non il suo diritto alla salute, ma la sua libertà personale di autodeterminazione.

Per semplificare, distinguiamo due ipotesi riguardanti un intervento sanitario effettuato senza consenso del paziente (o con consenso incompleto, inconsapevole, non libero):

1) Se dall’intervento non sono discesi danni alla salute o addirittura le condizioni del paziente sono migliorate

Il paziente può comunque ottenere il risarcimento del danno da parte del medico responsabile dell’inadempimento dell’obbligo di informazione e della richiesta del consenso esplicito.

Ciò è possibile ogni qualvolta egli abbia subito gravi conseguenze pregiudizievoli a causa della violazione del suo diritto all’autodeterminazione [2]. Il danno deve essere di natura non patrimoniale e non può consistere in meri disagi o fastidi; il paziente deve provare la propria grave sofferenza morale a causa del trattamento sanitario prestato senza consenso (si pensi al noto caso del testimone di Geova sottoposto alla trasfusione di sangue nonostante il suo rifiuto dovuto a credenze religiose).

2) Se dall’intervento sono discesi danni alla salute

In caso di carenza di informazioni sul trattamento sanitario e conseguente prestazione di un consenso incompleto, gli eventuali danni alla salute del paziente possono legittimare l’azione di risarcimento, anche quando l’operazione è stata effettuata dal medico con la dovuta diligenza [3].

Il paziente che a seguito dell’intervento subisce un aggravamento delle proprie condizioni può ottenere il risarcimento del relativo danno biologico, calcolato secondo determinate percentuali e parametri monetari.

Il paziente danneggiato non deve provare la colpa del medico nell’esecuzione della prestazione professionale [4] bensì:

– il danno alla salute come conseguenza dell’intervento;

– l’inadempimento dell’obbligo di informazione da parte del medico e conseguente consenso non informato;

– il nesso di causalità tra danno e assenza di consenso informato: egli deve dimostrare che se fosse stato adeguatamente informato delle prevedibili conseguenze del trattamento, lo avrebbe rifiutato.

note

[1] Artt. 2, 13 e 32 Cost.

[2] Cass. sent. n. 2847/2010.

[3] Cass. sent. n. 5444/2006: “La responsabilità del sanitario per violazione dell’obbligo del consenso informato discende dalla tenuta della condotta omissiva di adempimento dell’obbligo di informazione circa le prevedibili conseguenze del trattamento cui il paziente venga sottoposto e dalla successiva verificazione di un aggravamento delle sue condizioni di salute, mentre è del tutto indifferente se il trattamento sia stato eseguito correttamente o meno”.

[4] L’ipotesi che stiamo trattando è quella del paziente che ha intenzione di far valere la responsabilità medica per inadempimento dell’obbligo di adeguata e completa informazione (e relativo consenso) e non per l’inadempimento degli obblighi professionali nell’esecuzione della prestazione medica. Laddove il danno alla salute sia disceso da errori clinici o negligenza nell’operazione, il paziente agirà per far accertare la colpa medica (eventualmente anche in sede penale).

Autore immagine: 123rf.com


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