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Vertenza sindacale: come funziona?

13 Dicembre 2020
Vertenza sindacale: come funziona?

Lavoratori dipendenti: come aprire una contestazione gratuita contro il datore di lavoro senza andare dall’avvocato. Il tentativo di conciliazione. 

Cos’è e come funziona una vertenza sindacale? Partiamo da un dato di fatto: le controversie sul lavoro rappresentano quasi un terzo dell’intero contenzioso del nostro Paese. Questo dimostra che la dialettica tra dipendenti e datori di lavoro non ha mai accennato a diminuire, nonostante le numerose riforme.

Di queste cause, il 60% sono promosse dai dipendenti mentre solo il 40% dai datori di lavoro. Sono quindi per lo più i lavoratori ad aprire le vertenze sindacali. Ma cos’è una vertenza sindacale e come funziona? Possiamo genericamente dire che una vertenza sindacale è una procedura stragiudiziale, ossia un conflitto che nasce e viene gestito fuori dalle aule del tribunale tra il lavoratore dipendente e il suo datore di lavoro. Essa si svolge, di solito, dinanzi ai sindacati o all’Ispettorato del lavoro. 

Scopo di tale procedura è quello di comporre la lite prima che sfoci in un giudizio. Se però le parti non trovano un accoro bonario, la vertenza sindacale diventa quasi sempre l’anticamera di un processo civile, innanzi al tribunale del lavoro (si tratta di una sezione specializzata del tribunale civile ordinario).

Ma procediamo con ordine e vediamo cos’è e come funziona una vertenza sindacale.

Cos’è una vertenza sindacale

Volendo dare una definizione più precisa di quella appena fornita, possiamo dire che la vertenza sindacale è una contestazione del dipendente nei confronti del proprio datore di lavoro che può avere ad oggetto qualsiasi aspetto del rapporto di lavoro: il trattamento retributivo, una sanzione disciplinare, un trasferimento che si assume essere illegittimo, un licenziamento, il mancato rispetto delle condizioni di salute nel luogo di lavoro, un trattamento illegittimo e mobbizzante, l’assegnazione a mansioni non corrispondenti alla qualifica contrattuale, la mancata regolarizzazione del rapporto di lavoro (il cosiddetto lavoro in nero) e così via. 

Il termine «vertenza sindacale» si riferisce tecnicamente al conflitto gestito dai sindacati, rappresentanti del dipendente. Quindi, a voler essere precisi, non si dovrebbe parlare di vertenza sindacale tutte le volte in cui il lavoratore, anziché rivolgersi al sindacato per farsi assistere e difendere, preferisce un avvocato o un intero studio legale. 

Quando si può attivare una vertenza sindacale?

La vertenza sindacale si svolge, il più delle volte, dinanzi allo stesso sindacato a cui è iscritto il dipendente. Ad esso, il lavoratore si può rivolgere tutte le volte in cui ritiene siano stati lesi i suoi diritti. 

Se il dipendente non è iscritto al sindacato, quest’ultimo chiederà, come condizione per avviare la vertenza, l’iscrizione e quindi la quota associativa. Il dipendente che non voglia associarsi al sindacato può sempre farsi assistere da un avvocato. 

Non esiste un’elencazione chiusa delle ipotesi in cui ci si possa rivolgere al sindacato per chiedere tutela: tutte le situazioni che traggono origine dal rapporto di lavoro possono infatti essere gestite in sede sindacale. 

Talvolta, il sindacato, incaricato dal dipendente, provvede a richiedere una conciliazione presso l’Ispettorato del lavoro. La conciliazione può essere pura e semplice, rivolta cioè a trovare un accordo tra la parti, oppure monocratica, che si svolge invece dinanzi a un Ispettore tenuto a verificare se i contributi del dipendente sono stati regolarmente versati.

A che serve la vertenza sindacale?

Scopo della vertenza sindacale è indire un tentativo di conciliazione tra le parti. Il verbale avrà lo stesso valore di una sentenza: costituisce cioè titolo esecutivo e impone al datore di lavoro il rispetto di quanto eventualmente concordato in sede sindacale.

Come funziona la vertenza sindacale?

Il dipendente può – ma non deve necessariamente – rivolgersi al sindacato per risolvere un conflitto con il datore di lavoro. 

Il sindacato convoca il datore di lavoro al fine di trovare un accordo conciliativo.

Il tentativo di conciliazione sindacale è svolto presso le sedi e con le modalità previste dai contratti collettivi sottoscritti dalle associazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Esito positivo della vertenza sindacale

Se l’esito della conciliazione è positivo e le parti riescono a trovare un accordo, il verbale di avvenuta conciliazione è depositato presso l’Ispettorato territoriale del lavoro a cura di una delle parti o per il tramite dell’associazione sindacale.

Al momento del deposito presso l’Ispettorato territoriale del lavoro, il Direttore dell’Ufficio territoriale deve verificare:

  • l’autenticità dell’atto;
  • la validità della conciliazione in sede sindacale.

Al fine di accertare il possesso del requisito della rappresentatività è sufficiente che il verbale sia stato sottoscritto in sede sindacale, ossia con l’assistenza di un rappresentante sindacale di fiducia del lavoratore che appartenga ad associazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Il direttore dell’Ispettorato territoriale del lavoro, o un suo delegato, provvede a depositare il verbale nella cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione è stato redatto: il giudice, su istanza della parte interessata, lo dichiara esecutivo con decreto.

I rappresentanti sindacali legittimati ad assistere il lavoratore sono in genere individuati dai contratti collettivi nazionali. La giurisprudenza, partendo dal presupposto che la funzione del sindacato nelle conciliazioni è quella di assistere il lavoratore e non di rappresentarlo, ritiene sufficiente il mandato del lavoratore.

Una conciliazione sindacale, per essere qualificata come tale, deve risultare da un documento sottoscritto contestualmente dalle parti, nonché dal rappresentante sindacale di fiducia del lavoratore. 

Esito negativo della vertenza sindacale

Se la vertenza sindacale non approda a nulla e le parti non si mettono d’accordo, allora il dipendente sarà libero di rivolgersi a un avvocato affinché proceda in causa contro il datore di lavoro.

Quanto costa una vertenza sindacale?

La vertenza sindacale è, per gli iscritti al sindacato, sostanzialmente gratuita, salvo le spese vive eventualmente sostenute dal sindacalista che abbia rappresentato il dipendente. Viceversa, per coloro che non sono iscritti al sindacato si richiederà sempre l’iscrizione e, quindi, la quota associativa che varia da sindacato a sindacato.

Entro quanto tempo avviare una vertenza sindacale?

I tempi entro cui intavolare una vertenza sindacale sono molto ampi. Essi infatti devono tenere conto solo della prescrizione del diritto fatto valere, prescrizione che è diversa a seconda del tipo di controversia.

In particolare, i termini di prescrizione sono i seguenti:

  • 10 anni per il riconoscimento del diritto alla qualifica superiore; per ottenere il risarcimento del danno da omissione contributiva, da demansionamento e, in generale, da violazione da parte del datore degli obblighi derivanti dal contratto di lavoro;
  • 5 anni: per ottenere il pagamento della retribuzione, dei contributi previdenziali e delle altre indennità che spettano al lavoratore in occasione della cessazione del rapporto di lavoro, quali, ad esempio, il Tfr, o l’indennità sostitutiva del preavviso.


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